Columbus, il lungometraggio di esordio di Kogonada

Sebbene esile, è storia di inquietudini, di frustrazioni, delle loro strutture nascoste, più che delle rispettive epifanie, quella che Kogonada illustra per il tramite di un repertorio espressivo controllatissimo e legato al dettaglio prospettico, cromatico, ambientale

Diverge di James Morrison: una pacata e mesta anabasi post-apocalittica

Costruito, nonostante gli scarti imposti dalle fratture temporali, sulla linearità riflessiva dell’apologo/monito, Diverge trova il suo ubi consistam nell’assorto sconcerto del suo sentimento prevalente, sorta di precipitato in cui la malinconia del passato si sfalda per aggrumarsi subito dopo in quella sempre aspra e avvilente del futuro

Un incontro con il Laterale Film Festival: alternative etiche ed estetiche in forma di esperienze audiovisive aperte

“Educare allo zero”, si legge in uno dei preziosi omaggi in forma di cartolina che fanno parte dell’aforismario laterale distribuito all’ingresso in sala, al cinema San Nicola di Cosenza, lì dove si è svolto a inizio giugno il secondo Laterale Film Festival, a cura di Mattia Biondi e Antonio Capocasale, in collaborazione con l’Associazione Culturale Kamen

CASUS BELLI

Re-visioni di percorsi sotterranei e sperimentali. Rubrica a cura di Salvatore Insana

NANNI BALESTRINI

“Nanni Balestrini, poeta e manipolatore di linguaggi, attivo fin dalle avanguardie d’inizio ’60 e mai domo nel suo articolare e disarticolare forme, liberandole dalla palude della sintassi e del senso e rigenerandole ogni volta attraverso procedimenti costruttivi che non ignorano le potenzialità (in)espressive dei mezzi tecnici di cui potremmo far uso liberatorio e alternativo”

Tv Tenda di Leonardo Birindelli

“Al di là d’ogni consumistica multiplex c’è la Tv tenda, spazio per fruizione sacrale e singolare in senso letterale e lato. Postazione per due occhi soli e non sofferenti di claustrofobia. Progetto contundente e disturbante, deformante e rigenerante quello proposto da Leonardo Birindelli per i Cantieri del Meta-Teatro in corso in questi giorni a Trastevere.”

My son my son what have ye done

“Nell’ultmo Herzog, quello presentato a sorpresa all’ultima kermesse cannense, siamo dalle parti del più lynchano degli universi interiori, lì dove sottile arriva l’inganno che si cela dietro l’apparenza, lì dove il mistero si mescola con il più ambiguo e perturbante degli atteggiamenti, dove lo sguardo presuppone che nelle retrovie dell’azione ci si nutra di nefandezze inconfessabili”.

Povero Cristo

“Povero Cristo, girato nel 1975 senza orpelli né ornamenti, tra gli stracci e la polvere, tra le puttane e i disadattati, in piena convergenza con i costumi e le scenografie da arte povera, è la prima delle due pellicole che Pier Carpi ha diretto a partire da sue stesse opere letterarie”

The sound of insects – Record of a mummy

“Ultimo lavoro di Peter Liechti, resistente filmmaker svizzero, The Sound of insects è un meticoloso diario interiore che avanza tra pratiche di svuotamento e s-vanimento, pregnato della sistematica indolenza di chi mira all’assottigliamento del corpo e della volontà, lasciandosi morire premeditatamente, nella quieta risolutezza e nel progressivo distaccamento dai desideri.”

Senza posto – Un incontro con Rezza/Mastrella

“Antonio Rezza e Flavia Mastrella, ovvero un raro ed emblematico esempio di un’esperienza incontrollabile degli estremi, pratica agita senza misura e senza moderazione che tenga, passando dalla sfrenatezza esagitata del teatro, alla sfrontatezza spiazzante della televisione, sino all’indolenza catatonica di parte del loro cinema”

L’apocalisse secondo Emil Cioran

“Figura eccedente quella dello scrittore quanto quella del filosofo, amico di Beckett e Ionesco, Emil Cioran ha avuto (goduto?) una vita da esiliato, fuggendo in Francia nel 1936 e mai più ritornando in quella patria rumena nella cui “pochezza” per lungo tempo rifiutò di riconoscersi.”

La volontà oltre la rappresentazione: Ettore Ferettini

“Ettore Ferettini, schivo impiegato bancario, kafkianamente costretto alle ristrettezze dell’ufficio e poi però, forse proprio a seguito di tale sofferta “posizione”, capace di slanci rabbiosi, di contestazione dello stato delle cose, di indagine approfondita del persistente cortocircuito tra rappresentazione filmica e realtà”.

Senza ruolo – Un incontro con Roberto Nanni

“Roberto Nanni è figura sfuggente. Attento studioso, per esigenza di sopravvivenza più che di sopraffazione di strategie militari, ostinatamente intransigente verso i felicemente reclusi nella gabbia dell’intrattenimento, mostra nei gesti e nelle parole, nei movimenti rapidi degli occhi così come nel rapportarsi verso il prossimo, una s-misurata e viscerale intensità, sempre sull’orlo di una ribellione gentile nei confronti dell’ordine costituito.”

Come si fa – Jak to sie robi

“Piot Tymochowicz, spin doctor polacco di già affermato valore professionale, ha scelto di attaccare provocatoriamente – con gusto ironico da product placement di sé stesso – il sistema di partecipazione democratica, promuovendo attraverso la tv un “vero” provino per aspiranti leader politici, convinto di poter fare di chiunque “la persona giusta per le sorti del Paese”.

Dalì e Duchamp: l’elogio della segretezza

“Due vite parallele, tanto divergenti per atteggiamento quanto affini per campi d’indagine. Con l’elogio della segretezza a far da titolo ossimorico in un percorso documentario che lega due menti il cui intento è stato a lungo – piuttosto che il negarsi alle attenzioni esterne – quello di crear scandalo e scompiglio.”

Roman Polanski: Wanted and Desired

“Prodotto dalla HBO, il documentario che Marina Zenovich ha dedicato all’insoluto caso giudiziario di cui è a tutt’oggi protagonista e vittima Roman Polanski, ha il sorprendente merito di andare oltre il compito meramente informativo di un’inchiesta giornalistica.”

Four American Composers: John Cage

“Possibile restar fedele all’assenza di sintassi, alla scarnificazione del linguaggio e alla sovversione della comunicazione, quale ha sempre tentato di essere la musica e la vita di John Cage? Peter Greenaway ha accettato questa ardua sfida, confrontandosi con un metodo creativo e con una personalità di gran lunga divergenti dall’assoluto e vertiginoso controllo costruttivo che caratterizza i suoi film.”

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