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Poesia che mi guardi

“Poesia che mi guardi, presentato all’interno del XV Convegno internazionale di studi cinematografici organizzato dal Dipartimento di comunicazione e spettacolo dell’UniRomaTre, è il terzo lungometraggio di Marina Spada.”

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AnPozzi

Poesia che mi guardi, presentato all’interno del XV Convegno internazionale di studi cinematografici organizzato dal Dipartimento di comunicazione e spettacolo dell’UniRomaTre, è il terzo lungometraggio di Marina Spada, regista e docente legata indissolubilmente alla città di Milano e ad una dimensione fortemente personale e radicalmente “femminile” della creazione artistica.

Costruito intorno alla vita e alle parole di Antonia Pozzi – poetessa morta suicida nel ’38 a soli 26 anni e grande rimossa della nostra letteratura – il film parte con l’approccio didascalico caro alla vocazione pedagogica della stessa Spada, per poi felicemente tradire la coerenza dell’incipit, facendo del film un dialogo continuo tra soggettività e oggettività, tra documentazione e ricostruzione finzionale, tra presente e passato, tra linguaggio cinematografico e potenza evocatrice del verso poetico.

Scegliendo, dopo Forza Cani (2001, da una poesia di Nanni Balestrini) e Come l’ombra (2006, da Anna Achmatova) di affrontare di nuovo il linguaggio poetico in tutta la sua carica eversiva, Marina Spada evita categoricamente il tentativo di “illustrare” i versi della Pozzi, privilegiando piuttosto l’andar sui luoghi in cui la poetessa faceva esperienza di vita, e poi affidando agli H5N1 – gruppo di studenti di medicina nato per diffondere, come salvifico virus, la poesia sui muri della città, il compito di rinnovare tra gli spazi notturni e disumanizzati della metropoli milanese uno spirito elegiaco e “differente” dall’ordinario, affannato ritmo di chi ha perso di vista la possibilità di ri-prender coscienza delle proprie azioni.

Salvatore Insana


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