fbpx
Connect with us

UNDERGROUND

Moravia tra cinema e letteratura – La Provinciale

“Tre serate dedicate ad Alberto Moravia, tra cinema e letteratura. Un’occasione per tentare un dialogo e una vivificante convergenza tra arti, letture, visioni e re-visioni critiche prima e dopo le proiezioni.”

Publicato

il

provinciale

Tre serate dedicate ad Alberto Moravia, tra cinema e letteratura. Un’occasione per tentare un dialogo e una vivificante convergenza tra arti, letture, visioni e re-visioni critiche prima e dopo le proiezioni.Il secondo degli appuntamenti ospitati dal CineClub Detour e curati Valentina Gerardi, ha permesso di ri-scoprire il primo film girato a partire da uno scritto del celebre scrittore romano, quel La Provinciale, diretto nel 1953 dall’amico e collega Mario Soldati.

 Tra Moravia e Soldati – come magistralmente illustrato da Emiliano Morreale – si può procedere con un gioco di confronti e tradimenti. Due vite parallele ma dai toni assai diversi. Il primo fu un comunista puritano spesso tacciato di moralismo, scrittore acclamato e amato dal cinema (più di venti opere sono state “adattate” per il grande schermo), mentre il secondo, da buon allievo gesuita meno incline ai giudizi netti sulle condotte umane, ebbe con il cinema, la letteratura e poi anche la televisione un rapporto di vicinanza meno ancorato al ruolo dell’intellettuale e viceversa più interessato a far esperienza delle pratiche relazionali legate ad ognuno di questi mezzi espressivi.

 La Provinciale, pur mantenendo un impianto di natura letteraria – in sceneggiatura collaborò un terzo grande scrittore, Giorgio Bassani – ha il merito di sovvertire l’andamento cronologicamente lineare del racconto di partenza, passando dalla focalizzazione zero tipica di Moravia ad una triplicazione del punto di vista, ogni volta evidenziata dal passaggio per mano di diversi personaggi dal presente diegetico a continui flash-back.

 Ambientato in una Lucca poco riconoscibile e spogliata dai ritmi quotidiani – anche grazie all’insolita colonna sonora di Franco Mannino – mescolando melò e noir in una struttura scomposta di narrazione, ispessisce la caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi, preferendo alla nettezza dei toni moraviani l’ambiguità della sospensione del giudizio e d’un persistente interrogarsi sulla natura delle proprie azioni.

 Girato nello stesso anno di Pane, amore e fantasia, con una Gina Lollobrigida che dunque viene lanciata al contempo come attrice capace di ruoli sia comici che drammatici, il film di Soldati presenta inaspettate tracce di modernità per un autore altrove ben poco interessato al carattere autoriale dei suoi progetti (l’anno prima girò ben quattro film, tra cui I tre corsari e Il sogno di Zorro!).

 Quando il neorealismo sembrava aver perso la sua dirompente spinta socio-culturale, e gli stessi autori dei capolavori di fine anni ’40 stavano travasando il loro impegno su storie di realismo borghese in cui gli interni tornavano ad avere un ruolo preponderante e il linguaggio parlato riconquistava nell’equilibrio compositivo delle opere un ruolo primario che – eccezion fatta forse per Antonioni – avrebbe mantenuto a lungo, Soldati scelse di prender da uno scrittore discusso, riverito, problematico come Moravia, il “realismo” del testo scritto come materiale con il quale costruire uno dei suoi lavori di maggior valore.

 Salvatore Insana

 

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.