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Fantasmi a Roma – omaggio ad Antonio Pietrangeli

Riavvicinarsi a Fantasmi a Roma quasi 50 anni dopo la sua data di realizzazione, il lontano 1961, è ri-scoprire come le vere apparizioni cui andiamo incontro davanti ad un film potrebbero esser tutte in quel rivedere qualcosa che è stato e che non è più

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fantasmi a roma

Riavvicinarsi a Fantasmi a Roma quasi 50 anni dopo la sua data di realizzazione, il lontano 1961, è ri-scoprire come le vere apparizioni cui andiamo incontro davanti ad un film potrebbero esser tutte in quel rivedere qualcosa che è stato e che non è più.

É scoprire come i veri fantasmi siano in realtà quei corpi d’ attori di cui ora rimpiangiamo nostalgicamente la magnifica presenza scenica, il carisma, la capacità di conservare una traccia unica pur nel loro declinarsi su più ruoli, più film, più autori.

Rivedere Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman è già storia di fantasmi incastrati nella pellicola, nella storia, in un cinema che non si fa più.

Riassaporare le performance attoriali d’un film dai toni lievi e sognanti, d’una Roma che le note di Nino Rota rendono dal sapore magico eppure sempre corrotta, città dalle mura antiche eppure decrepite, in conflitto tra resistente spirito di conservazione e mercantile spinta modernizzante, è constatare come lo stato delle cose non sia molto cambiato sino ad oggi.

La fotografia di Giuseppe Rotunno immerge i corpi ed i luoghi in una oscurità che cela una complessa intelaiatura di veli e di inganni da smascherare, di giochi che si svolgono su un piano parallelo, su ribalte che lasciano intravedere il loro doppio e che fanno dubitare sulla certezza di quel nostro camminare in solitudine e su una linea retta, ricordandoci che invece si è affollati di spiriti, di direzioni divergenti, di inconvenienti imprevisti, di vicissitudini che ondeggiano tra il caso ed il destino.

Il film di Antonio Pietrangeli, al quale la Casa del Cinema ha dedicato un lungo omaggio in occasione del quarantennale della morte, supera la dimensione di commedia surreale, d’opera brillante e leggera, per parlarci dell’oggi, di come l’interpretazione rischia di contare più dell’opera e l’apparenza più di quel che non si vede ma forse ci gira intorno o ci bolle dentro l’anima.

Salvatore Insana