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Underground

Enrico Ghezzi – L’archivio che (si) vede

Incontrare Enrico Ghezzi (così come leggerlo o ascoltarlo) è sempre un confrontarsi con l’alterità di un approccio diverso e mai risolto con il cinema. È il trovarsi di fronte il piacevole smarrimento di un pensiero che, per sua stessa ammissione, spera sempre di non ri-trovarsi in quel che dice, ma piuttosto vivere di continuo l’ebbrezza vitale dello spaesamento.

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Incontrare Enrico Ghezzi (così come leggerlo o ascoltarlo) è sempre un confrontarsi con l’alterità di un approccio diverso e mai risolto con il cinema. È il trovarsi di fronte il piacevole smarrimento di un pensiero che, per sua stessa ammissione, spera sempre di non ri-trovarsi in quel che dice, ma piuttosto vivere di continuo l’ebbrezza vitale dello spaesamento.

La Scuola di Cinema Sentieri Selvaggi ha organizzato al cineclub Detour un incontro dal suggestivo titolo L’ARCHIVIO CHE (SI) VEDE – lo Sguardo al tempo del video sharing, occasione per interrogarsi su You Tube e le piattaforme di video sharing (eMule, Torrent), per riflettere sulle dinamiche e gli orizzonti di Internet, sul suo camuffato aspetto di strumento di massima democrazia conquistata con un click, e, viceversa, denunciare il pericolo crescente di derive censorie e securitarie, accettate in nome del bisogno di un ordine regolatore, a discapito del singolo atto di scelta individuale.

Conversando con Massimo Causo, Ghezzi ha evidenziato come nel colossale archivio non organizzato di immagini che il web offre, quel che avanza nello spirito del fruitore sia un senso misto d’entusiasmo e sgomento, quello di chi si trova di fronte all’ostacolo di una impossibile odissea nel tempo. Tanto vasta è l’offerta e tanto facile sembra l’accedervisi che il baluardo insormontabile diventa proprio l’accumulo del tutto cui la volontà umana vorrebbe far propria. Di qui il rischio che in qualche modo sparisca ogni etica e si preferisca non soffrire più di smarrimento, affidandosi a un ordine che orienti le proprie scelte, ad un “uomo forte” che indichi con sicurezza dove indirizzar i propri click e di conseguenza i propri gusti. Che questo sia in qualche modo già prefigurato dal moltiplicarsi di classifiche, indici di gradimento, numero di presenze o di “cliccaggio”, opinioni e giudizi che di critico hanno ben poco, è un accorgersi che i sintomi d’una selezione orientata sono già evidenti.

Così l’illusione di vedere quel che voglio ( e di poter veder tutto) da un lato porta ad una frenetica e sfrenata ricerca di quello che non si ha (sfiorando l’attitudine pornografica del volere troppo ed in realtà non desiderare più niente) e dall’altro porta le scelte ad una tipizzazione imposta dal sistema, a scapito di ogni indipendenza possibile.

Salvatore Insana


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