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Risvegli al CineTeatro: Per grazia ricevuta

All’insegna della mescolanza tra un’arte della vicinanza, il teatro, la poesia incarnata in un corpo, lo spettacolo live, ed il cinema, che, in quanto poggiato su uno strumento di riproduzione meccanica, può risultare freddo, ed in quanto mediato da uno schermo, può apparire distante, il Cineteatro di via Valsolda ha organizzato una serie di incontri in cui delle letture a carattere poetico e di ricerca sul linguaggio espressivo si mettono in relazione con la proiezione di pellicole che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, quella annunciata dall’affascinante titolo della rassegna: Risvegli, storie di rinascita e trasformazione.

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All’insegna della mescolanza tra un’arte della vicinanza, il teatro, la poesia incarnata in un corpo, lo spettacolo live, ed il cinema, che, in quanto poggiato su uno strumento di riproduzione meccanica, può risultare freddo, ed in quanto mediato da uno schermo, può apparire distante, il Cineteatro di via Valsolda ha organizzato una serie di incontri in cui delle letture a carattere poetico e di ricerca sul linguaggio espressivo si mettono in relazione con la proiezione di pellicole che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, quella annunciata dall’affascinante titolo della rassegna: Risvegli, storie di rinascita e trasformazione.

L’incontro di sabato 20 dicembre ha permesso di rivedere Per grazia ricevuta, il primo lungometraggio (di soli due) diretto dal grande attore Nino Manfredi. Una prova registica il cui valore emerge oggi soprattutto per il suo carattere di documento d’una lotta che ha segnato un’epoca e più generazioni, il dissidio interiore ed esteriore tra una mente libera ed i bavagli al movimento ed al pensiero che per lungo tempo la dottrina cattolica ha esercitato, con tutte le sue storture, sulle menti italiane. Una questione irrisolta e difficile persino da percepire per un’anima castrata della sua potenza da un’ottica penitenziale basata sul peccato, la colpa, il dogma, il rispetto delle regole e lo sfociar sclerotico delle stesse nella superstizione, nel folclore, nell’ipocrisia.

Progetto dai risvolti autobiografici, patrocinato da Oreste Del Buono e girato nel 1971, il film racconta le vicende di Benedetto (Manfredi), orfano dai tratti ribelli che il giorno della prima comunione cade da un muro e si salva per merito di Sant’ Eusebio. La certezza d’esser stato miracolato trasforma Benedetto in un cattolico praticante al limite della pedanteria, fino all’incontro che ne cambierà in parte il corso dell’esistenza, quello con il farmacista notturno e libertino impenitente Oreste. L’agonia e la morte di quest’ultimo, non alleviata dalla relazione della sua figlia Giovanna con Benedetto, porteranno il personaggio di Manfredi al clamoroso gesto del suicidio, negato tuttavia dalla beffa d’esser graziato o punito d’un nuovo miracolo che lo farà restare in vita ancora una volta.

Una narrazione che procede per salti, nutrendosi di numerosi flash back, ed avvolta in un alone di surreale ironia, capace di farci andare oltre la storia, sino a confrontarci con quella diffusa fragilità del non riuscir ad avere una guida, dell’aspettare un segno e riceverlo rovinosamente di natura opposta.

Salvatore Insana


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