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Film tratti da libri: 10 pellicole tratte da celebri romanzi

Letteratura e Cinema è un legame eterno: ecco una lista di 10 film tratti da libri storici o recenti e che hanno lasciato il segno.

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Film tratti da libri: quello che unisce letteratura e cinema è un legame antico e profondo.

Molti registi, infatti, nel cimentarsi a trasportare le storie dei libri nelle immagini del grande schermo, riescono  a volte a non tradirne l’essenza, ma ne amplificano l’efficacia comunicativa.

Non è certamente un’operazione facile e che  va sempre a buon fine perchè sappiamo bene la potenza evocatrice delle parole come sia difficilmente imitabile.

Si pensi ai romanzi epistolari o semplicemente riflessivi . Difficile ripetere l’operazione sensoriale prodotta dalle parole scritte nella nostra mente nel momento in cui stiamo leggendo. E’ un mondo sconfinato quello che si apre con la lettura, con  milioni di possibilità e varianti, spesso legate alla nostra soggettiva interpretazione.

Guardando un  Film tratto da un libro che abbiamo amato il più delle volte capita esattamente l’effetto straniante di non riuscire a ritrovare il nostro “amico” di carta  nella sua versione “visiva”, con una conseguente sensazione di estraneità completa al prodotto.

Altre volte invece siamo fortunati e assistiamo rapiti ad una pellicola magica, che ha saputo trasformare le parole in immagini, riassumerne l’idea, veicolare il messaggio dello scrittore reinterpretato dal regista, se vogliamo, in modo abbastanza adeguato e convincente. E non ci sentiamo allora traditi o derubati di qualcosa di prezioso.

Ecco qui quindi 10 Film tratti da libri che vale la pena di vedere  perchè di  grande impatto emotivo o perchè fedeli in modo positivo ( a volte anche migliorando il libro stesso) al soggetto ispiratore.

Il Padrino (1972)

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Marlon Brando in Il padrino

di Francis Ford Coppola con Marlon Brando, Al Pacino, James Caan, Robert Duvall, Talia Shire.

Il film del 1972 di Francis Ford Coppola con Marlon Brando, Al Pacino e Diane Keaton    fa ormai parte della nostra cultura.

La pellicola narra della Famiglia Corleone guidata dal Padrino Don Vito e dai figli nella New York del 1945. Caso particolare di Film che supera la qualità stessa del romanzo di Mario Puzo del 1969 da cui è tratto. Mentre il testo presenta alcune debolezze e lungaggini non necessarie, il Film ne ha saputo armonizzare l’anima principale, restituendo un ritratto straordinario di questa indimenticabile saga familiare. Acclamato in tutto il mondo, alla sua uscita Il Padrino incassò 135 milioni di dollari, frantumando il record di Via col vento. Un vero fenomeno di massa che ha reso  immortale il personaggio di Vito Corleone interpretato magistralmente da Brando. Tre Premi Oscar tra cui Miglior Film e miglior attore, Oscar che Brando si rifiutò di ritirare personalmente.

Il buio oltre la siepe (1962)

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/5/51/Il_buio_oltre_la_siepe_1962_film.png/1200px-Il_buio_oltre_la_siepe_1962_film.png

di Robert Mulligan con Gregory Peck. e (Brock Peters),

Tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee (1960). Gregory Peck si aggiudica l’Oscar per questa brillante interpretazione di un avvocato progressista che in una cittadina del Sud, negli anni ’30, decide di assumere la difesa di un nero accusato dello stupro di una donna bianca. La sua caparbia ed appassionata presa di posizione gli costerà molto, ma gli farà guadagnare il rispetto e l’ammirazione dei suoi due figli. Vincitore di tre premi Oscar, il film venne inoltre presentato in concorso al 16º Festival di Cannes, dove vinse il Premio Gary Cooper. Una pellicola più che mai attuale che accosta il tema dell’intolleranza razziale con gli incubi dell’infanzia e che, al pari del lbro, ci invita ad alzare gli occhi e a guardare oltre la siepe delle nostre convinzioni radicate.

Blade Runner (1982)

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di Ridley Scott con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young

Il” Film di fantascienza. Così potrebbe definirsi il cult di Ridley Scott.

Tratto dal romanzo  del 1968 Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick, il film è ambientato in una Los Angeles del 2019. Rick Deckard si aggira nella Los Angeles del 21mo secolo. È un “blade runner” a caccia di replicanti criminali, prodotti di una genetica sofisticata. Il suo compito: ucciderli.

Dick scrive il romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? nel  1966 e lo pubblica due anni più tardi, in quel 1968 fatto di utopie in cui sembrava impossibile immaginare un mondo così tetro e disperato. Hollywood ne aveva gia colto le potenzialità e anche se nel film di Scott accadono meno cose che nel romanzo, ciò che viene perso nella trama ritorna nello sfondo. Le due opere entrambe eccelse si compensano. Inizialmente bistrattato dalla critica, con l’uscita dell’edizione Final Cut (edizione su cui Scott ha avuto piena libertà) distribuita nel 2007 in occasione dell’anniversario di 25 anni dalla prima uscita al cinema del film,  ottenne migliore consenso dalla critica. Harrison Ford e Rutger Hauer (Roy)  due icone.

Dracula di Bram Stoker (1992)

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di Francis Ford Coppola con Gary Oldman, Anthony Hopkins, Keanu Reeves,Winona Ryder

Un altro Coppola per un Film davvero magnetico. Tratto dal Dracula di Bram Stoker, lungo romanzo anche epistolare, il film di Coppola ne diede in realtà una personale rilettura.

Il capolavoro di Bram Stoker è considerato l’ultimo grande romanzo gotico e il personaggio del conte Dracula, al pari di Frankenstein, è entrato a far parte dell’immaginario popolare. Un fenomeno di costume destinato a perdurare nel tempo. Fu un successo fin dalla sua pubblicazione a Londra nel 1897, tutt’ora plagiato in tanti contesti. La versione di Coppola si veste di un’elegante romanticismo oscuro con la storia d’amore creata appositamente tra il giovane conte Vlad (un Gary Oldman davvero in parte) e la candida Mina (Winona Ryder) reincarnazione della principessa infelice. Aldilà della celebre storia del conte Dracula, non morto avido di sangue, il film brilla di luce propria e ha una personalità ben definita. Menzione speciale per la colonna sonora , struggente ed inquietante al pari del film.

Quel che resta del giorno (1993)

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di James Ivory con Anthony Hopkins, Emma Thompson

Riuscito adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro, scrittore britannico di origine giapponese vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2017 , Quel che resta del giorno, film di James Ivory del 1993, racconta le vicende di Mr. Stevens (Anthony Hopkins) e di un mondo che non c’è più.
La storia inizia nell’Inghilterra del secondo dopoguerra. Siamo a metà degli anni 50 quando Stevens riceve una lettera dalla sua ex collega, la governante Miss. Kenton (Emma Thompson), che gli chiede un incontro dopo tanti anni di lontananza. Così Stevens parte per incontrarla e il  viaggio è un’occasione per ricordare la propria vita di maggiordomo e i suoi rimpianti. Forse la migliore interpretazione di un misurato Anthony Hopkins che riassume nell’assenza delle intenzioni e nel gelo del suo sguardo immobile la triste condizione dell’inerzia di Mr Stevens. Cast eccelso.

Shining (1980)

Shining | Film | Recensione | Ondacinema

di Stanley Kubrick con Jack Nicholson,

Tratto da un romanzo omonimo di Stephen King,  l’opera diretta da Stanley Kubrick è sempre stata oggetto di controversie con l’autore stesso come ben risaputo. Che l’adattamento del suo romanzo per mano di Kubrick a Stephen King non sia mai piaciuto, è infatti cosa nota. Un’avversione che ha portato poi l’autore ha scrivere la sceneggiatura di una miniserie televisiva, sempre tratta dalla sua opera,uscita nel 1997.

Le differenze tra la trasposizione di Kubrick e il materiale originale sono numerose e il Re del Brivido ha sempre dichiarato che cosa del film di Kubrick non abbia mai apprezzato:  dal personaggio di Wendy, alla “non evoluzione”  di Jack che, citandolo direttamente,

Fin dall’inizio capiamo che è matto da legare, tutto quello che fa è diventare sempre peggio.

Nel suo romanzo il personaggio è molto più complesso, e “non fa altro che lottare con la sua sanità mentale e alla fine perde. Questa per me è la vera tragedia.

Questo non cambia il fatto che il film di Kubrick sia un capolavoro ma, senza dubbio, è diverso dal libro a cui si ispira.

Kubrick si mostra  grande innovatore, riuscendo a creare effetti labirintici e quasi claustrofobici. Jack Nicholson è straordinario nei panni di Jack Torrence, aspirante scrittore a cui è affidata la custodia di un albergo durante i mesi invernali. Nello stesso albergo egli impazzisce attentando alla vita dei suoi cari, mentre il figlio prende coscienza e familiarità con le sue abilità extrasensoriali.

About a boy (2002)

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di   Paul Weitz,  con Hugh Grant , Nicholas Hoult

Questo piccolo gioiello è uno dei film tratti dal bravissimo scrittore inglese Nick Hornby: qui c’è Hugh Grant come protagonista nei panni di un uomo che “vuole vivere come un’isola”, senza affetti e responsabilità. Non fa assolutamente nulla durante il giorno se non guardare la tv e rimorchiare donne conosciute più o meno per caso, ma non sembra soffrire della sua inutilità. Finchè nella sua vita entra Marcus, un ragazzo speciale, dotato di una particolare sensibilità. Per Marcus, che soffre per la depressione della madre Fiona, nessun uomo è un’isola e ognuno ha la necessità di legarsi agli altri. E così tutto cambia.
Hugh Grant in ottima forma, libero dal machiettismo solito di certi ruoli, ma chi colpisce al cuore qui è il giovane Nicholas Hoult. Davvero straordinario nell’impersonare il ragazzino oggetto di bullismo e discriminazione, incurante della conformità e assolutamente adorabile. Ottima regia e sceneggiatura e nota di merito anche per Toni Collette (Fiona).

Chiamami col tuo nome (2017)

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di Luca Guadagnino con Timothée Chamalet, Armie Hammer

Siamo sulla riviera ligure, nell’estate del 1987. Elio ha diciassette anni, suo padre è un professore universitario che ospita ogni anno nella sua casa al mare uno studente impegnato nella tesi di dottorato.

Arriva  Oliver, un americano ventiquattrenne, da cui Elio si sente subito attratto, ricambiato. Nasce così una storia d’amore e passione, ma soprattutto una riflessione sul primo amore e sulla sua esperienza totalizzante. Mentre il romanzo è ambientato sulla riviera ligure, la versione cinematografica è stata spostata negli anni 80 a Crema. Vincitore di un Oscar per la sceneggiatura di James Ivory, la versione di Guadagnino del romanzo di André Aciman, è poetica e realistica allo stesso tempo. Elio nel libro è protagonista assoluto coi suoi pensieri e sue considerazioni e questo accade anche nel film, dove il suo punto di vista è sempre centrale. L’azione viene messa in secondo piano a quelle che sono le sue riflessioni. Così come nel libro Elio si lancia in lunghe dissertazioni, con un linguaggio particolarmente forbito per la sua età, allo stesso tempo lo osserviamo nel Film  lanciarsi in dialoghi ricchi di allocuzioni e considerazioni molto mature. Un contrasto questo, tra modo di parlare ed espressioni corporee più ingenue, evidente sia nel libro che nel film e  che hanno creato poi il successo del suo personaggio.

La scelta di Sophie (1982)

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di Alan J.Pakula con Meryl Streep , Kevin Line.

Sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, Sophie, una donna ebrea polacca, vive in modo drammatico il suo passato segnato da una scelta difficile compiuta nei campi di concentramento. Tratto dall’omonimo romanzo di William Styron, ( uno scrittore, drammaturgo e critico letterario statunitense), il film di Pakula è straziante in una maniera potente. La vicenda viene raccontata tra immagini del presente e flashback improvvisi, giocando sull’alternanza dei lati caratteriali di Sophie, donna dal temperamento multiforme ma che nasconde una tragedia interiore insanabile. Solo una soluzione sembra possibile infine. Racconto di formazione ma al contrario, il film gode soprattutto di una straordinaria  prova di Meryl Streep, vera protagonista del film, che si immerge anima e corpo nel proprio ruolo (ha imparato perfino a parlare in polacco e in tedesco) e che regala un’interpretazione indimenticabile, per la quale ha ricevuto il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice. La terribile scena della “scelta di Sophie” resta fra le più dure mai viste al cinema. Ottime la fotografia di Néstor Almendros e la colonna sonora  composta da Marvin Hamlisch. 

Hunger Games (2012)

Hunger Games: recensione del film con Jennifer Lawrence - Cinefilos.it

Scritto e diretto da Gary Ross. Con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, 

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di fantascienza scritto da Suzanne Collins e ambientato in un futuro distopico post apocalittico. La storia è ambientata nella nazione di Panem, situata negli Stati Uniti in un’America post-apocalittica, formata dalla ricca Capitol City e da tredici grandi distretti. Ogni anno, come punizione per aver scatenato la ribellione anni prima, in ogni distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i dodici e i diciotto anni per partecipare agli Hunger Games, un evento nel quale bisogna combattere nell’ “arena”. Per il distretto 12 toccherà ora a Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) volontaria al posto della sorella Primerose, e a Peeta Mellark ( Josh Hutcherson).

Un blockbuster in una classifica di soli 10 film tratti da libri è un po’ azzardato come scelta ma questa pellicola di Gary Ross ha un certo fascino intramontabile e una serie di meriti non indifferenti. Ha saputo concentrare tutta l’energia del romanzo della Collins , con la giusta dose di azione, spessore psicologico dei personaggi, assetto tecnico e visivo e sceneggiatura. Sicuramente il capitolo più riuscito dei quattro film usciti al cinema e tratti dalla celebre saga, è interpretato da Jennifer Lawrence e da tutto il cast in modo convincente e senza facili megalomanie. Riuscita sia l’ottima versione di Katniss da parte di un’iconica Jennifer Lawrence, sia la trasposizione degli altri personaggi, con menzione speciale all’eterea Effie ( Elisabeth Banks)  e al misterioso Cinna (Lanny Kravitz).

Film tratti da libri: la lista dei titoli da aggiungere a questa sorta di mini classifica potrebbe essere ancora lunga in realtà.

Fortunatamente il Cinema ha davvero il potere di trasformare degnamente le parole scritte dalle menti illuminate in immagini di straordinario impatto emotivo e catartico.

Ci verrebbe di aggiungere sicuramente titoli come Apocalypse now di Coppola, tratto dal capolavoro di Conrad Cuore di tenebra, Le ali della libertà (da Stephen King ancora ) con Tim Robbins e Morgan Freeman , i nostri Io non ho paura di Gabriele Salvatores e Non ti muovere di Sergio Castellitto, l’energico Il diavolo veste Prada con una indimenticabile Meryl Streep alias Miranda Priestley, Psycho di Alfred Hitchcoch, oppure il Piccole Donne diretto nel ’94 da Gillian Armostrong, con la coppia Winona Ryder (straordinaria Jo) e Christian Bale ancora da digerire separata.

Non è mai facile fare delle scelte perchè si esclude sempre qualche titolo che comunque appartiene naturalmente a quella lista, ma troppo ovvio forse per citarlo.

In chiusura  inseriamo qui dunque, come outsider classifica, due pellicole diversissime, due film tratti da libri che rappresentano due mondi apparentemente lontani eppure dominati da un essere comune quanto strano, multiforme e lunatico come può essere solo lei: La donna.

Via col vento (1939)

Via col vento - Film (1939)

di Victor Fleming con Vivien Leigh, Cary Grant, Lesly Howard e Olivia De Havilland

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo Premio Pulitzer del 1936 di Margaret Mitchell, il film è ambientato negli Stati Uniti meridionali durante la guerra di secessione e la successiva era della ricostruzione e racconta la storia di Rossella O’Hara (interpretata da Vivien Leigh), volubile sentimentalmente e capricciosa  figlia del proprietario di una piantagione della Georgia del 1861, dalla sua ossessione per Ashley Wilkes (Leslie Howard), sposato con sua cugina Melania Hamilton (Olivia de Havilland), al suo matrimonio con Rhett Butler (Clark Gable).

Eccelsa trasposizione del romanzo originario, il Film fa parte sicuramente della Storia del cinema e il personaggio di Rossella è tra i più interessanti mai interpretati.

Vivien Leigh straordinaria interprete del capriccio seduttivo fatto donna, ma anche della forza, tenacia, determinazione di una donna sicuramente discutibile per tanti versi, ma espressione di forza, scaltrezza e rifiuto delle convenzioni maschiliste del tempo. La pellicola ottenne 8 premi Oscar, ebbe il merito di immortalare un’era e, nonostante qualche difetto tecnico, regalò al pubblico uno dei Film più spettacolari e avvincenti mai prodotti. E pensare che Margaret Mitchell, non aveva nessuna intenzione di dare alle stampe il manoscritto, frutto di una lunga e noiosa convalescenza dopo una brutta frattura. Quando gli attori erano divi in carne ed ossa!

Il diario di Bridget Jones (2001)

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di Sharon Maguire con Renée Zellweger, Colin Firth, Hugh Grant

Dal celebre libro di Helen Fielding sulla “zitella” più celebre dai tempi dei romanzi di Jane Austen, chiudiamo con il film di Sharon Maguire, adorabile versione interpretata da Renèe Zellweger e Colin Firth, un Mark Darcy dal maglione con l’alce indimenticabile. Merito della pellicola aver saputo riassumere lo spirito irriverente di Bridget, trentenne single che mangia troppo, beve troppo, fuma troppo, ha una mamma troppo imbarazzante, un uomo troppo triste e una minigonna troppo corta.

Bridget è il ritratto di una single di oggi, moderna trentenne in carriera, e il suo diario è il resoconto di un anno della sua vita, dove vengono raccontati, con humor e ironia, i problemi, le speranze e  le delusioni di una donna qualunque.

Mark: Non penso affatto che tu sia un’idiota. Oddio, è vero che c’è qualche cosa di ridicolo in te, nei tuoi modi e tua madre è piuttosto imbarazzante. E devo ammettere che sei veramente pessima quando ti capita di parlare in pubblico, e tutto quello che ti passa per la testa lo fai uscire dalla bocca senza tener tanto conto delle conseguenze. Certo mi rendo conto che quando ti ho conosciuta al buffet di tacchino al curry di Capodanno sono stato imperdonabilmente scortese e avevo addosso quel maglione con la renna sopra… che mi aveva regalato mia madre il giorno prima. Ma il punto è… quello che cerco di dirti… in modo molto confuso… è che, in effetti, probabilmente, malgrado le apparenze… tu mi piaci. Da morire.
Bridget: Ah! A parte il fatto che fumo, che bevo, che ho una madre volgare e… soffro di diarrea verbale…
Mark: No, tu mi piaci da morire, Bridget, così come sei.