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PANORAMA

Black Lives Matter: un anno fa Aaron Sorkin portava sul palco Il buio oltre la siepe

All'indomani della sospensione temporanea di Via col vento dal catalogo di HBO, la riscrittura del romanzo Il buio oltre la siepe di Harper Lee, messa in scena un anno fa a teatro in una versione rinnovata firmata da Aaron Sorkin, diventa l'occasione per capire quanta strada c'è ancora da fare nel radicale cambio di mentalità di cui si sente l'urgenza.

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il buio oltre la siepe

La protesta del movimento Black Lives Matter  rende ancora più attuale il romanzo di Harper Lee, Il buio oltre la siepe (To kill a mockingbird), del 1960, a cui fece seguito il ben noto adattamento cinematografico di Robert Mulligan del 1962, e che un anno fa ha vissuto una nuova vita, grazie alla trasposizione teatrale firmata da Aaron Sorkin.

E per più di un motivo.

Black Lives Matter: la disuguaglianza razziale nel sistema giuridico statunitense

Il movimento attivista Black Lives Matter nasce nel luglio 2013 e ha come scopo la lotta contro il razzismo perpetuato a livello socio-politico verso le persone nere.

La protesta coinvolge questioni legate alla profilazione razziale, alla brutalità della polizia, e alla disuguaglianza razziale nel sistema giuridico degli Stati Uniti.

C’è proprio un processo a un ragazzo afroamericano al centro de Il buio oltre la siepe (disponibile su piattaforma Chili).

In una piccola cittadina dell’Alabama il giovane Tom Robinson viene accusato ingiustamente di aver violentato una giovane donna. A difenderlo c’è Atticus Finch (Gregory Peck), un avvocato, padre vedovo e amoroso di due bambini, Scout e Jem, e che cerca sempre di trovare il buono, anche nelle persone cattive.

Atticus Finch difende il giovane Robinson andando contro l’ignoranza della popolazione di Maycomb, infarcita di pregiudizi razziali e sociali, impaurita, fondamentalmente, da ciò che non conosce.

I piccoli Jem e Scout Finch – è la voce narrante di quest’ultima a raccontare il film – hanno paura di Boo Radley (un giovane e già convincente Robert Duvall), figlio del loro vicino di casa, sul quale circolano voci infondate che vorrebbero il giovane uomo come violento e un disadattato, trattato male anche dalla sua stessa famiglia.

Solo alla fine del film lo vediamo e in una luce completamente diversa.

La lezione di Atticus Finch

Ed è questa luce che permette ai due ragazzi Finch, dapprima spaventati, di imparare una lezione importante: che la conoscenza è ciò che consente loro di guardare oltre la siepe, non più buia, e di non avere paura.

Black Lives Matter Il buio oltre la siepe

Una lezione che è proprio il loro padre ad insegnargli. Jem e Scout assistono al processo, alla difesa composta e ragionata di Atticus, che fa luce sui fatti che possono aiutare la giuria a non condannare Tom Robinson, perché Tom Robinson è innocente.

Eppure pagherà ingiustamente per un reato non commesso.

Il buio oltre la siepe: “un romanzo senza tempo”

“Cinquant’anni fa uscì un film che conquistò istantaneamente la Nazione. Basato sul romanzo senza tempo di Harper Lee, Il buio oltre la siepe diede vita ad una storia indimenticabile di coraggio e convinzione, sul fare quel che è giusto, a qualunque prezzo, e ci diede uno dei grandi protagonisti del cinema americano: Atticus Finch, interpretato mirabilmente da Gregory Peck. Mezzo secolo  dopo, la potenza di questo straordinario film permane. Ancora ci dice qualcosa su chi siamo come popolo e sui valori che condividiamo”.

Nel 2012, cinquant’anni dopo l’uscita del romanzo, e un anno prima della nascita del movimento Black Lives Matter, Barack Obama introduceva alla visione del film, proprio in occasione del suo cinquantenario.

E la sua definizione di “romanzo senza tempo” era decisamente azzeccata.

Black Lives Matter: Aaron Sorkin porta Il buio oltre la siepe a teatro

All’indomani della sospensione temporanea di Via col vento dal catalogo di HBO, come denuncia “dei pregiudizi etnici e razziali che, purtroppo, sono stati all’ordine del giorno nella società americana”, la riscrittura de Il buio oltre la siepe, messa in scena un anno fa, diventa l’occasione per capire quanta strada c’è ancora da fare nel radicale cambio di mentalità di cui si sente l’urgenza.

E non solo: l’operazione messa in piedi da Sorkin sottolinea quanto l’arte, in ogni sua forma, possa davvero aiutarci a capire più a fondo il fenomeno in corso.

Sceneggiatore di film come Steve Jobs, The social network, e di serie tv quali The West Wing e Newsroom, Aaron Sorkin sa sempre come centrare il nocciolo di un tema, riconoscerne i conflitti e costruire personaggi che lo incarnino alla perfezione, attraverso dialoghi tematici fino alla virgola.

Il buio oltre la siepe: un processo nel processo

A partire dalla sua prima versione, Sorkin se l’è dovuta vedere con gli eredi di Harper Lee, che avevano fatto causa alla produzione per aver stravolto il romanzo.

Dopo una revisione degli elementi che secondo gli eredi erano inaccettabili, la nuova versione si è rivelata comunque molto più al passo coi tempi.

Uno dei cambiamenti più significativi è la struttura narrativa, che sfrutta il processo a Tom Robinson come ambientazione principale della storia. Atticus (Jeff Daniels) non è più l’avvocato bianco, gentile e paternalistico, che si ostina a voler vedere il buono delle persone, ma è arrabbiato e vuole un cambiamento sociale a tutti i costi.

“I was guilty as soon as I was accused”

A un nuovo personaggio di colore, il medico che avrebbe testimoniato al processo per stupro, Sorkin ha dovuto cedere all’azione legale; ma ha comunque rafforzato i due personaggi afroamericani principali: Tom Robinson e Calpurnia.

Se Calpurnia era una governante sempre accondiscendente e silenziosa e che apriva bocca solo per ringraziare Atticus, ora esprime tutta la sua rabbia e le sue emozioni e pretende un cambio di rotta nella società.

Nel film di Mulligan, Tom Robinson arriva a sentirsi colpevole nonostante la sua innocenza e mostra quasi un certo timore reverenziale nei confronti della donna che lo accusa.

Il Tom Mulligan che nasce dalla penna di Aaron Sorkin denuncia a gran voce quello che proprio in questi giorni stanno gridando gli afroamericani da tutte le strade degli Stati Uniti.

E quello che probabilmente anche George Floyd avrebbe gridato, se il ginocchio di un poliziotto non l’avesse soffocato.

“I was guilty as soon as I was accused”

(ero colpevole non appena mi hanno accusato).