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PANORAMA

10 film di culto da vedere su Amazon Prime

Film commerciali e film meno noti: dieci cult scelti e da riscoprire su Amazon Prime

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Da Francesca Archibugi a Carlo Verdone passando per Adrian Lyne: non solo film strabilianti e pluripremiati ma anche (almeno) dieci opere minori o non sufficientemente riconosciute dalla critica da riscoprire sulla piattaforma di Amazon Prime.

L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers)

Dive in stato di grazia: Cameron Diaz scatenata, Kate Winslet più contenuta, anche se la scena del tentato suicidio col gas è degna dei migliori meme natalizi. Una sceneggiatura-omaggio a quei lavori spumosi di un tempo lontano (Meyers attinge da Hawks, Cukor, Wilder, Wyler e il personaggio di Eli Wallach è chiaro ponte di collegamento tra vecchia e nuova Hollywood) e le note rosa cipria di due liaisons amorose – una più fisica, tra Diaz e Jude Law; l’altra più cerebrale, tra Winslet e Jack Black – a sigillare il tutto.

Con gli occhi chiusi (1994, di Francesca Archibugi)

Tratto dall’omonimo romanzo (1919) di Federigo Tozzi, Francesca Archibugi realizza un sontuoso mélo in costume, ambientato agli inizi del ‘900 tra i vicoli di Siena. Accolto in maniera tiepida alla sua uscita per il pedissequo manierismo della storia (l’amore impossibile tra due giovani, Pietro e Ghìsola, di diversa estrazione sociale), il film mantiene come punti di forza il prestigioso cast (Stefania Sandrelli, Marco Messeri, Angela Molina, Laura Betti, Sergio Castellitto), la rivelazione-meteora Alessia Fugardi (Ghìsola da ragazza) e la presenza di Nada, che intona Nati alberi, testo di Archibugi su musica di Battista Lena.

Copycat – Omicidi in serie (1995, di Jon Amiel)

I rimandi a Il silenzio degli innocenti e a Seven sono inevitabili, ma Jon Amiel li declina nella giusta maniera, arrivando a un risultato che col passare del tempo non scolorisce. Merito soprattutto della (strana) coppia formata da Sigourney Weaver e Holly Hunter. Femmine alfa amalgamate con dosi ben bilanciate di spigolosità, perspicacia e sarcasmo. La sequenza iniziale del tentato omicidio di Weaver non si dimentica con facilità.

Le 12 fatiche di Asterix (1975, di Albert Uderzo, René Goscinny, Henri Gruel, Pierre Watrin)

Albert Uderzo ci ha lasciati il 24 marzo scorso. Con René Goscinny ha creato l’universo dei galli a fumetti, capitanati dal biondo Asterix e dall’opulento Obelix. Questo è il terzo lungometraggio animato realizzato dalla coppia di disegnatori, col supporto di Henri Gruel e Pierre Watrin. L’unico episodio con sceneggiatura originale (non tratta da alcun albo della serie), cattura per l’uso massiccio di briosità affilata riguardo le “fatiche” del titolo, come le «terribili» sacerdotesse dell’Isola del piacere; la prova burocratica nella Casa che rende folli; le venature horror nell’Antro della bestia; la lotta finale con annessa distruzione del Colosseo. Geniale e adorabile.

Perdiamoci di vista (1994, di Carlo Verdone)

Un Carlo Verdone minore alle prese con la feroce critica ai salotti televisivi, quelli dediti allo sciacallaggio emozionale più becero (dal ‘94 a oggi lo scenario generalista non è cambiato molto, anzi). Il tutto condito, con garbo, da un’analisi sociale rivolta ai disagi della paraplegia. Senza però scadere nel patetismo più smielato. Asia Argento su sedia a rotelle, e premiata col David di Donatello, sussurra sensualità melanconica, soprattutto quando nuota in piscina sulle note di Heartbeat, di Ryuichi Sakamoto e David Sylvian.

Reazione a catena (1971, di Mario Bava)

40 anni senza Mario Bava. Ben prima di questo anniversario, Prime Video ha posto in catalogo un gioiello da cui poi avrebbero attinto i successivi discendenti dello slasher, come L’assassino ti siede accanto, Halloween – La notte delle streghe e il nostrano L’ultimo treno della notte. Il cinismo e la spietatezza (con un finale tra burla e austerità) sono alla base dei meccanismi che compongono l’opera più amata dagli estimatori baviani. I personaggi, mere pedine osservate con sguardo entomologico, vengono schiacciati come insetti in una cornice traboccante sperimentalità.

La signora ammazzatutti (1994, di John Waters)

Evergreen del camp con una Kathleen Turner mattatrice senza rivali. John Waters, dopo Grasso è bello e Cry Baby, torna ai temi dissacratori delle origini, affidando a una casalinga di periferia (e «matta da legare») il compito di giustiziare chi infastidisce la sua famiglia. Tra Herschell Gordon Lewis, Chesty Morgan, William Castle e Barry Manilow, vanno menzionati l’omicidio col cosciotto di agnello mentre la vittima designata canta Tomorrow (dal musical Annie), e quello della giurata n. 8 alias Patricia Hearst.

La strega in amore (1966, di Damiano Damiani)

La matura Consuelo assume il più giovane Sergio per sistemare l’archivio casalingo del marito defunto. L’uomo ha poi modo di conoscere la misteriosa Aura, nipote della donna, che nasconde un terribile segreto. Racconto gotico contrassegnato di vago erotismo, dal romanzo breve Aura (1962) di Carlos Fuentes, dove l’orrore della stregoneria viene posto in secondo piano, almeno fino al finale, a favore di una storia d’amore straziante e irrealizzabile. Sarah Ferrati, mostro sacro del teatro italiano, qui alla sua seconda e ultima prova cinematografica, è perfetta nel tratteggiare un personaggio incatenato all’angoscia dell’invecchiamento.

Ti presento i miei (2000, di Jay Roach)

Rifacimento di Meet the Parents (1992), film indipendente di Greg Glienna, e capostipite della trilogia formata con Mi presenti i tuoi? (2004, di Jay Roach) e Vi presento i nostri (2010, di Paul Weitz). Ben Stiller e Robert De Niro si giostrano tra antipatie incondizionate e gag slapstick senza toccare vette eccessive di volgarità, mantenendo “pulito” il campo di battaglia tra futuro genero e futuro suocero. Come Sfigatto, felino himalayano che, grazie a De Niro, ha imparato l’uso del gabinetto.

Unfaithful – L’amore infedele (2002, di Adrian Lyne)

Il maestro dell’erotismo patinato si rifà a Chabrol (Stéphane, una moglie infedele, disponibile anch’esso su Prime Video) per ricreare sospetti e tradimenti coniugali impastati da fumose sessioni di sesso soft. Adrian Lyne mantiene gli stilemi torbidi di 9 settimane e ½ e di Attrazione fatale, suoi cavalli di battaglia (assieme a Flashdance) che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico lungo tutti gli anni 80. Tutto il peso del film si poggia sulla meravigliosa Diane Lane (candidata all’Oscar per questo ruolo), dimessa e con trucco leggerissimo, arsa dalla fiamma del peccato oltre che da quella del rimorso.

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