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RIVEDIAMOLI

Full Metal Jacket, il capolavoro antimilitarista di Stanley Kubrick

Esattamente trent'anni dopo aver regalato al mondo Orizzonti di gloria, opera che resta a tutt'oggi il miglior apologo antimilitarista della storia del cinema, Stanley Kubrick realizzava nel 1987 Full Metal Jacket: la guerra è sangue, paura, dolore e follia. E nient'altro.

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Full Metal Jacket: curiosità

Il penultimo capolavoro di Kubrick, Full Metal Jacket – il titolo si riferisce alla guaina in rame dei proiettili incamiciati, citati da uno dei protagonisti a metà della storia – è ispirato al romanzo Nato per uccidere (The Short-Timers) di Gustav Hasford, un ex Marine e corrispondente di guerra che ha collaborato alla sceneggiatura. Kubrick preferì ricostruire il Vietnam in un set vicino Londra, importando trecento palme dalla Spagna. La scena della battaglia finale è stata girata nel Sussex, nella centrale del gas in demolizione del quartiere di Beckton. Il sergente Hartman è interpretato da un ex istruttore dei Marines, Ronald Lee Ermey, congedatosi nei primi anni settanta per motivi di salute e stabilitosi nelle Filippine divenendo caratterista e pilota di elicotteri. Il doppiaggio italiano di Hartman fu affidato ad Eros Pagni, che per le sue doti vocali era il solo in grado di poter tenere il passo. Lo stesso Kubrick volle Loris Loddi su Vincent D’Onofrio per la voce di Palla di Lardo, nonostante fosse stato scelto per doppiare Matthew Modine nel ruolo di Joker, che alla fine andò a Mattia Sbragia.

Sinossi

Anno 1967. Nel campo di addestramento dei Marines di Parris Island, nella Carolina del Sud, un plotone di giovani coscritti si arruola per prepararsi alla guerra del Vietnam e viene affidato alle cure del Sergente maggiore Hartman, un uomo duro, volgare ed estremamente crudele e spietato. Per fare in modo che i giovani soldati si trasformino in perfetti strumenti di morte, Hartman li sottopone ad un durissimo addestramento fisico e li apostrofa con insulti mortificanti e soprannomi ignobili. Protagonisti della vicenda sono il brillante Joker, aspirante giornalista di guerra che sembra essere in qualche modo prediletto da Hartman (che gli riserva un minore disprezzo), il suo amico Cowboy ed il contadino Palla di Lardo, il quale diviene oggetto più di altri delle continue vessazioni dell’istruttore a causa della sua goffaggine, del suo fisico non molto atletico e del suo atteggiamento infantile ed inadatto alla vita militare.

La reazione umana al conflitto

La guerra del Vietnam è stata raccontata da diversi registi e sotto le più svariate forme, ma la visione di Stanley Kubrick è senz’altro quella più cerebrale, laddove esamina il pensiero relativo alla reazione della mente umana al conflitto e al nazionalismo. Prima di entrare, però, negli anfratti del conflitto, il regista mostra allo spettatore la “creazione” del soldato, la transizione che si svolge tra i ragazzi arruolati, e qualcosa di estremo, quanto sconvolgente, ancora più forte di ciò che si immagina, emerge: la perdita dell’umanità in direzione del delirio delle motivazioni belliche.

Una divisione in due parti fortemente voluta

La dialettica che intercorre tra Ronald Lee Ermey e Vincent D’Onofrio è esplosiva, tra sguardi di implorazione e sadismo gratuito; nella seconda parte del film, invece, si perde quell’ansia che accompagna lo spettatore per tutta la prima, e c’è la netta sensazione di una divisione fortemente voluta. Siamo successivamente condotti tra le macerie, e Full Metal Jacket finisce per essere sì surreale, come la maggior parte delle pellicole di Kubrick, ma soprattutto un funesto monito per una società allo sbaraglio.

Un film che solo Stanley Kubrick poteva girare

Il film più introspettivo e allo stesso tempo più veritiero, soprattutto per l’aria sinistra che si respira per tutta la sua durata. Solo Kubrick poteva avere la capacità e la caparbietà di dirigere un’opera dall’alto tasso di provocazione, mettendo in luce gli aspetti più macabri e spogliandoli totalmente della corazza del perbenismo e di un’apparente eticità.

Kubrick torna in trincea trent’anni dopo Orizzonti di gloria

Esattamente trent’anni dopo aver regalato al mondo Orizzonti di gloria, opera che resta a tutt’oggi il miglior apologo antimilitarista della storia del cinema, Stanley Kubrick torna a realizzare un film di guerra. Lo fa cambiando il conflitto che fa da sfondo alla vicenda, la guerra di trincea della prima guerra mondiale nel primo film, le imboscate, l’artiglieria pesante e i franchi tiratori della guerra del Vietnam in questo, ma mantenendo inalterati sia il proprio punto di vista sul militarismo, sia il livello di retorica, pari a zero in entrambi i suoi lavori.

La guerra secondo Kubrick

La guerra nei film di Kubrick è reale, non è propaganda (neppure involontaria), non presenta eroi che combattono, vincono o perdono epiche battaglie indispensabili per l’umanità. La guerra è sangue, paura, dolore e follia. E nient’altro. Si uccide o si rimane uccisi, o in taluni casi entrambe le cose, ma a fine film (e per estensione, a fine guerra) quelle morti non avranno fatto differenza alcuna sui destini del mondo, in nome dei quali si suppone che tali sacrifici hanno avuto luogo.

Il miglior film di guerra di tutti i tempi, anzi no

Inutile poi star qui a cantare le lodi a Full Metal Jacket da un punto di vista più strettamente tecnico: se nel 1957 Kubrick era già un maestro, 30 anni (e 7 capolavori) più tardi la sua padronanza del mezzo non può che rasentare la perfezione. Dei fiumi di inchiostro riversati nel corso del tempo per commentare questo film, celebre è rimasta una definizione di un critico, il quale scrisse di aver pensato in un primo momento di definire Full Metal Jacket come «il miglior film di guerra di tutti i tempi», per poi rendersi conto che questa sarebbe stata una connotazione monca, e allora decise di modificarla con la più appropiata: «Il miglior film di guerra di tutti i tempi, nonostante non sia neppure un film di guerra». Ecco, questa descrizione calza come un guanto ad un film, che trova degnissima conclusione nelle azzeccatissime note di Paint it Black dei Rolling Stones.

  • Anno: 1987
  • Durata: 116'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Stanley Kubrick

IL CAST

  • Matthew Modine

    Matthew Modine

    Joker
  • Vincent D'Onofrio

    Vincent D'Onofrio

    Palla di lardo
  • Ronald Lee Ermey

    Ronald Lee Ermey

    Sergente Hartman