70 Festival di Cannes: The Square, il ritorno di Ruben Östlund, il regista dell’acclamato Forza Maggiore (Concorso)

Ruben Östlund ritorna a Cannes, questa volta in concorso, dopo aver sconfessato il finto perbenismo borghese nel 2014 con Forza maggiore, vincitore del Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard. Allora come adesso il regista svedese usa un pretesto per mettere in crisi i suoi protagonisti borghesi dal buonismo nozionistico, svelandone il paradosso e la bassezza

67 Festival di Berlino: On the Beach at Night Alone, in una mescolanza unica tra vita e arte si piange un amore perduto

Il cinema di Hong Sang-soo è uno spazio minimalista, leggero e sublime, aperto alle sovrapposizioni imperfette, alle variazioni dello sdoppiamento narrativo, al dialogo tra vita e arte laddove l’arte è una reinterpretazione della vita e la vita irrompe nell’arte in cerca di guarigione e conforto. Il suo nuovo film, On the Beach at Night Alone è la storia di un’attrice infelice al termine di una travagliata storia d’amore con un regista sposato

67 Festival di Berlino: The Other Side of Hope di Kaurismäki, il nostro Orso d’Oro va a una storia di solidarietà

Quando nella sala del Palast cala il buio e la stanza si riempie della luce della speranza emanata dal cinema di Kaurismäki è chiaro, almeno per chi scrive, chi sarà l’Orso d’Oro di questa edizione. Con The Other Side of Hope, Kaurismäki torna a parlare nel suo linguaggio minimale e surreale di emarginati e di solidarietà, continuando il lavoro iniziato nel 2011 con Le Havre

67 Festival di Berlino: Skins e Just Like Our Parents, la Spagna e il Brasile di Panorama

Non accetta compromessi il film d’esordio del giovanissimo Eduardo Casanova che si – e ci -interroga sul concetto di bellezza e sul suo peso nel definire la persona nella società contemporanea. Spostando il fulcro dell’attenzione dall’accettazione di sé all’ambizione alla perfezione, eccoci arrivare a Just Like Our Parents (Como Nossos Pais) di Laís Bodanzky

67 Festival di Berlino: il ritorno di Trainspotting T2

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie, stesso regista (Danny Boyle), stessi attori e stesso autore (Irvine Welsh) vent’anni dopo, una generazione dopo. Boyle sfrutta tutte le occasioni formali e i linguaggi multimediali per voltare lo sguardo al passato e contestualizzare l’azione nel presente, riuscendo a strappare T2 dal rischio di essere un pallido e inutile prolungamento di un cult generazionale irriproducibile e ineguagliabile

67 Festival di Berlino: Django apre il concorso a ritmo di ‘gypsy-swing’

Reda Kateb veste impeccabilmente i panni dell’artista dal baffo inconfondibile, nato in Belgio in una famiglia rom e apprezzato nella Parigi culla di cultura e plaisir. Django vive con la madre, interpretata da BimBam Merstein, e con la moglie Naguine (Beata Palya). Corre l’anno 1943 e Django è “invitato” (non pare abbia altra scelta) a compiere un maestoso tour in Germania, nonostante gli ufficiali nazisti considerino la sua musica degenerata

Al via interfilm, lo storico festival di Berlino dedicato ai cortometraggi

Giunto alla sua 32a edizione, interfilm – Festival torna a celebrare il cortometraggio dal 14 al 20 novembre. Nove location da Mitte (Volksbühne, Babylon) a Neukölln (Passage Kinos, Il Kino) ospiteranno il programma contenente oltre 500 titoli provenienti da circa 70 Paesi, una selezione accurata su oltre 6000 opere pervenute

Med Film Festival: Toni Erdmann di Maren Ade

Senza sbavature e bilanciando con misura la gag comica con la commedia più raffinata e nera, Toni Erdmann è un lavoro encomiabile costruito su momenti memorabili ed efficaci

Caffè

Cristiano Bortone usa una tazza di caffè come pretesto narrativo per immortalare tre condizioni esistenziali alla ricerca della felicità, per affrontare tre viaggi nella contemporaneità che impone di fare i conti con la questione razziale, la crisi economica e quella ecologica. Dal 13 Ottobre al cinema. Distribuito da Officine Ubu

The Assassin

The Assassin ha il pregio assoluto di rivoluzionare il concetto di immagine nel genere scelto e stravolto. Altrettanto rivoluzionario, l’approccio alla narrazione in sottrazione risulta faticoso e frustrante, soprattutto se ci si avvicina al testo in movimento secondo una lettura occidentale o occidentalizzante. Se la nuova visione cinematografica di Hou Hsiao-Hsien ci stupisce e rapisce senza ombra di dubbio, non è altrettanto scontato e immediato il piacere nel leggerne il testo, davanti al quale non manca occasione di sentirsi frustrati

73 Festival di Venezia: The Bad Batch di Ana Lily Amirpour (Concorso)

Dopo A Girl Walks Home Alone at Night, quell’onirico, originale e libero debutto alla regia di Ana Lily Amirpour salutato dalla stessa come “il primo vampire-western iraniano”, erano alte le aspettative e la curiosità di capire quale direzione avrebbe imboccato il suo cinema. La risposta a tanta attesa è arrivata con The Bad Batch, film splatter e cannibal-exploitation che strizza l’occhio a Tarantino e presentato in concorso a Venezia 73

73 Festival di Venezia: La region salvaje di Amat Escalante (Concorso)

L’ultimo lavoro di Amat Escalante, La region salvaje, è senza dubbio una delle proiezioni meno rassicuranti di questo concorso ad oggi ancora poco sorprendente. Il vincitore del premio cannense al miglior regista per Heli costruisce una storia di stampo realista sull’omofobia e le relazioni disfunzionali stravolta da un twist fantascientifico

73 Festival di Venezia: The Young Pope di Paolo Sorrentino (Fuori Concorso)

Scritto dallo stesso regista insieme a Umberto Contarello, Tony Grisoni e Stefano Rulli per un totale di 10 episodi che usciranno in Italia a ottobre su Sky, The Young Pope è una co-produzione internazionale tra Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Spagna che richiama alla mente gli intrighi di palazzo e le figure sardoniche e senza scrupoli di House of Cards. Un giornalista di Indiewire lo ha già brillantemente ribattezzato “House of Cardinals”

73 Festival di Venezia: Safari di Ulrich Seidl (Fuori Concorso)

In Safari, documentario presentato quest’anno Fuori Concorso al Lido, Seidl si confronta con una tematica ostica e controversa, la caccia. Tedeschi e austriaci si recano in Africa per uccidere giraffe, zebre, bufali e gnu e farne un trofeo. Quello che l’impassibile e ironico Seidl mostra è l’atto della caccia, le motivazioni del cacciatore, le sue emozioni, la barbarie subite dall’animale, e ancora il rapporto tra ‘uomo bianco’ e ‘uomo nero’

73 Festival di Venezia: Through the Wall (Un appuntamento per la sposa) di Rama Burshtein (Orizzonti)

L’assenza di libertà di scelta personale della donna, i conflitti tra emozioni e regole sociali, tra desideri e osservanza delle imposizioni, la restrizione dello spettro delle possibilità a una sola opzione, accadono a Tel Aviv nell’ambiente ortodosso, proprio accanto a quel mondo secolarizzato da cui non lasciano contaminarsi. Con Through the Wall Rama Burshtein torna a esplorare una figura femminile di fede ortodossa cambiando radicalmente registro

73 Festival di Venezia: Arrival di Denis Villeneuve (Concorso)

Arrival del talentuoso regista canadese Denis Villeneuve, consacrato all’attenzione internazionale dai thriller Prisoners e Sicario e già apprezzato per il magnifico e spiazzante La donna che canta, si inscrive in quella letteratura di “incontri ravvicinati del terzo tipo” che fa capo alla ‘positività’ di Spielberg

Laurence Anyways e il desiderio di una donna…

Meglio tardi che mai. A distanza di quattro anni dalla premiere cannense nella sezione Un Certain Regard, Movies Inspired distribuisce in Italia Laurence Anyways, storia d’amore, desiderio e rivoluzione sessuale dell’allora ventitreenne e prodigioso regista/costumista/montatore Xavier Dolan

69 Festival di Cannes: Juste la fin du monde di Xavier Dolan (Concorso)

Senza mai perderne il controllo, l’enfant prodige Xavier Dolan esaspera il melodramma ed estremizza la recitazione in Juste la fin du monde, un’oppressiva e ora urlata ora taciuta iperstilizzazione di una disfunzione famigliare. Dolan chiama a raccolta un cast eccezionale: Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye e Gaspard Ulliel

69 Festival di Cannes: Aquarius di Kleber Mendonca Filho (Concorso)

Aquarius di Kleber Mendonca Filho indaga la memoria dello spazio e di un popolo, di due generazioni in posizioni contrastanti nel rapportarsi ad essa, dove la nuova guarda alla vicina e distante America ed è pronta a obliare il passato nell’omologazione e la vecchia difende l’identità in una lotta solitaria

69 Festival di Cannes: Paterson di Jim Jarmusch (Concorso)

Jim Jarmusch mostra la ripetitività ipnotica della routine di due eroi della periferia come completezza e senza derisione. Paterson è l’anti-dramma, è la glorificazione di una relazione sana, della poesia stimolata e nutrita dall’attenzione al dettaglio. Quest’esistenza intenzionalmente privata di azione e dramma dal regista, questa maniera di vivere nella poesia, di riconoscere l’arte delle piccole cose può tendere solo verso un futuro pieno

69 Festival di Cannes: The Handmaiden di Park Chan-wook (Concorso)

Più che essere un film sull’amore lesbico, The Handmaiden è l’amore delle e tra le donne senza gli uomini, che risultano creature abiette e imbranate. Nel 2013 ad aggiudicarsi la Palma d’Oro fu l’amore tra due ragazze raccontato nella Vie d’Adele, con la famosa scena scandalo di sesso ripreso e mostrato senza stacchi di camera da Kechiche. Quelle immagini sbiadiscono davanti al virtuosismo elegante e rovente dell’amore totale di Park Chan-wook

69 Festival di Cannes: Poesia sin fin (Endless Poetry) di Alejandro Jodorowsky (Quinzaine)

Il cinema come arte e non intrattenimento, come terapia incentrata sull’opera e non sui risultati (o profitto) è l’approccio del regista cileno, per il quale fare (e partecipare al) cinema è un atto necessario di salvezza dai propri traumi. Poesia sin fin, così come lo era anche La Danza de la Realidad, è soprattutto guarigione, è un processo di rivisitazione catartica del passato proteso verso la riconciliazione con esso

Microbo & Gasolina

Microbo & Gasolina è un’ode alla scoperta e all’accettazione di sé, alla libertà di essere se stessi e non lasciarsi condizionare e plasmare dallo sguardo altrui, è un tenero omaggio all’amicizia, complice in un mondo di incomprensione dell’adulto e di confusione spesso violenta dei propri pari

Anomalisa

Chi lo ama e segue non sarà sorpreso di sentir parlare ancora una volta di solitudine, dolore, paranoia e fallimento personale e relazionale nel cinema di Charlie Kaufman. Sono queste, infatti, tematiche care e ossessivamente esplorate dallo sceneggiatore newyorchese nei precedenti lavori di scrittura

Festival di Berlino 66: The Commune di Thomas Vinterberg

In The Commune Thomas Vinterberg riscrive la sua infanzia insieme a Tobias Lindholm, co-sceneggiatore di The Hunt, rielaborando cinematograficamente l’esperienza vissuta con la sua famiglia quando i suoi decisero di andare a vivere in una comune. In stile chiaramente post-dogma, smussato e più fruibile, The Commune è la visione nostalgica di un figlio di quel sistema abbattuto

Festival di Berlino 66: Death in Sarajevo di Danis Tanovic

Con un ritmo e un montaggio impeccabili, Tanovic prende spunto dal passato per indagare il presente di un Paese dilaniato dai conflitti, parla di classi e di lotta, di media e potere, concentra in un luogo tutti questi aspetti della società e li mette in relazione con maestria e drammaticità, senza mai rinunciare a momenti comici

Festival di Berlino 66: Hedi di Mohamed Ben Attia

Primo lungometraggio del tunisino Mohamed Ben Attia, Hedi è la storia di un venticinquenne (Majd Mastoura) diviso tra la volontà di una madre tradizionalista, l’energica Baya (Sabah Bouzouita), e il suo bisogno di libertà

Festival di Berlino 66: Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Il documentario immersivo di Gianfranco Rosi è necessario oggi più che mai. In un periodo in cui l’Europa reagisce in maniera più o meno favorevole all’accoglienza di migliaia di rifugiati richiedenti asilo, Fuocoammare racconta Lampedusa, isola siciliana più vicina alla costa tunisina che al sud d’Italia, da anni approdo di migranti in fuga verso il futuro

Festival di Berlino 66: Hail, Caeser! di Joel e Ethan Coen

La Hollywood (e la società americana) degli anni ’50 secondo i Coen è una ricostruzione impeccabilmente confezionata, ricca di dettagli perfettamente incastrati tra loro di un periodo complesso che fu a cui i fratelli del Minnesota guardano con intelligenza e minuziosità

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