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I migliori film Western: lo sviluppo del genere americano per eccellenza

Ripercorriamo l'evoluzione del Western con 10 tra i più grandi film realizzati, prendendone in considerazione solo uno per regista, per rendere la scelta più variegata e osservare un lasso di tempo più ampio.

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Migliori film Western

“Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.” L’uomo che uccise Liberty Valance (John Ford)

Il celebre critico cinematografico francese André Bazin considerava il Western come il genere americano per eccellenza. Era il cinema che racconta il mito della fondazione della civiltà americana, l’epica lotta contro la natura, contro gli indiani o contro i banditi. Ma anche la battaglia per la libertà, la dura fatica per la civilizzazione del paese, la giustizia, le migrazioni e il mito di una frontiera non solo geografica ma etica. Il Western era dunque uno dei maggiori strumenti di unificazione culturale del paese e di definizione dell’identità nazionale. A differenza di altri generi, basandosi essenzialmente sul potenziale iconografico, ha la caratteristica potenziale di potersi rifare direttamente a un clima epico. Prescindendo dagli elementi di verbosità che spesso sono indotti dalla dipendenza extra filmica. Un luogo in cui epica e mito si fondono arrivando a raggiungere quasi il ruolo che in Europa hanno l’Odissea, l’Eneide, le leggende Nordiche e quelle Arturiane.

Il Western è uno dei generi più definiti e riconoscibili per lo spettatore, è sufficiente una sola occhiata a riconoscerne gli elementi più superficiali, quelli semantici. Le ambientazioni sono subito distinguibili così come singoli oggetti e immagini. I personaggi che affollano i vari film sono diventati icone, vere e proprie maschere. Il cowboy, l’indiano, il bandito, lo sceriffo, il soldato della cavalleria, il cocchiere della diligenza, il banchiere eccetera. È un genere soprattutto maschile dove le donne trovano spesso poco spazio, per lo più in ruoli di mogli o donne da salvare e proteggere. O come prostitute, che hanno di solito più intraprendenza e un ruolo maggiormente attivo.

Tematiche e sviluppo

Le tematiche più profonde invece necessitano di più di un’occhiata per essere individuate. Sono quelle dell’amicizia virile, della giustizia, della vendetta, del richiamo del denaro e dell’opposizione tra selvaggio e sociale. Uno scenario instabile, fatto di un continuo scambio di ruoli, di ribaltamenti di fronti e di alleanze. Nel quale i personaggi tentano di scalare la piramide sociale con l’obiettivo dell’arricchimento, in un cammino lastricato di morte e violenza.

Il Western non solo raffigura la storia americana dell’Ottocento, ma incarna lo sviluppo della società contemporanea. Così, nelle varie fasi di crescita del genere, è totalmente cambiata la visione sui nativi d’america, sulla giustizia, sulla violenza. Ma anche sulle stesse origini del mito, che vengono viste con occhio ben diverso. Uno sviluppo via via più amaro, crepuscolare, malinconico. I personaggi diventano vecchi e stanchi e c’è sempre meno onore nelle loro azioni.

Non è un caso che uno dei primi film a soggetto sia stato un antenato del genere, The Great Train Robbery di Edwin S. Porter, del 1903. Da molti viene considerato come il primo film Western ma in realtà solo nel decennio successivo il genere assunse una connotazione consapevole e accettata. È con John Ford, a fine anni ’30, che il Western ha iniziato la sua parabola di piena maturità, arrivando fino ad oggi mutuato in altri generi come il road movie o con produzioni pure. Quasi tutti i più grandi registi vi ci sono cimentati. Da Howard Hawks, Fritz Lang, Nicholas Ray a Sam Peckinpah, Robert Altman, Michael Cimino, finendo con i contemporanei Quentin Tarantino, Joel e Ethan Coen, Jim Jarmusch.

Andiamo adesso a ripercorrere l’evoluzione del genere con 10 tra i più grandi film Western realizzati, prendendone in considerazione solo uno per regista, per rendere la scelta più variegata e osservare un lasso di tempo più ampio.

Ombre rosse – John Ford (1939)

Ombre rosse di John Ford

Il film mostra il viaggio di una diligenza dalla città di Tonto a quella di Lordsburg, nel Nuovo Messico, con la minaccia di Geronimo e dei suoi Apache che si trovano proprio in quelle zone. Ombre rosse è il primo capolavoro Western, il film che ha dato il via all’epoca aurea del genere. Contiene tutti gli elementi cardine, ovvero gli indiani, la diligenza, la cavalleria, il pistolero in cerca di vendetta, le ambientazioni che sarebbero divenute poi classiche. E lo stesso vale per i personaggi, che rappresentano pienamente le maschere tipiche. È presente lo sceriffo, il medico ubriaco, una prostituta, un cowboy fuorilegge, un giocatore d’azzardo, il cocchiere.

Tali personaggi vanno oltre il loro ruolo e rappresentano parte della società, con le sue ipocrisie, le intolleranze e il bigottismo. La convivenza tra i protagonisti va in scena sia nella diligenza che nella locanda in modo sottile e simbolico. La regia di Ford è finalizzata ed esalta i contrasti tra i personaggi con sguardi, le loro posizioni e la vicinanza alla macchina da presa. Si formano due gruppi con gli emarginati e con coloro che invece sembrano dotati di valori più puri ma che invece nascondono enormi macchie e che vanno incontro ad un finale di ammenda. Questa separazione è raffigurata alla perfezione nella scena del pranzo, senza che ci sia bisogno di parole.

Celebre anche il bellissimo inseguimento degli indiani alla diligenza, ripreso da Ford con carrellate e una gestione ritmica che hanno fatto scuola. Ombre rosse lanciò la carriera di John Wayne ed è il primo Western sonoro in cui compare la Monument Valley, che in seguito diventerà un vero e proprio simbolo del genere. È anche il film che ha ispirato Orson Welles per la regia di Quarto potere, in particolare per le inquadrature dal basso.

Il fiume rosso – Howard Hawks (1948)

Il fiume rosso di Howard Hawks

Anche qui c’è il tema del viaggio, ma in questo caso si parla di uno spostamento di una mandria di circa dieci mila capi di bestiame dal Texas al Missouri, attraversando il Red River. La mandria è di proprietà di Tom Dunson, aiutato dal braccio destro Matthew Garth, che prese con sé da piccolo e che considera come un figlio. Durante il lungo e faticoso viaggio Tom diventa eccessivamente dispotico, causando molti malumori. Fino a che Matt non si ribella e decide di estrometterlo, prendendo il possesso della carovana e cacciandolo. Tom giura, così, vendetta al ragazzo.

Il film di Hawks viene presentato come il racconto di una leggenda, narrando direttamente da un libro la storica traversata della Pista Chisholm. Il viaggio è l’occasione sia per Tom che per il ragazzo di grandi cambiamenti, nonché di uno scontro per il ruolo di guida. È un dramma quasi shakespeariano sulle dinamiche di potere e sul rapporto fra padre e figlio, anche se in questo caso è una parentela simbolica. Un film basato su uno scontro tra personalità diverse e sull’amicizia virile con risvolti edipici, con sullo sfondo la vita quotidiana dei mandriani. Matt e gli uomini, una volta che Tom è stato allontanato, di notte sono tormentati dal pensiero del suo ritorno e della sua vendetta. Come uno spirito che aleggia costantemente su di loro, un destino già scritto. I protagonisti sono interpretati da Montgomery Clift e un John Wayne in una delle sue migliori interpretazioni.

Johnny Guitar – Nicholas Ray (1954)

Johnny Guitar di Nicholas Ray

Vienna, un’intraprendente avventuriera, gestisce un saloon in Arizona, frequentato da una gang di minatori pistoleri. Ha scelto quel luogo perché sa che passerà da lì un’importante linea ferroviaria. A causa dei suoi progetti è osteggiata da molti abitanti del villaggio, soprattutto da Emma, una donna aggressiva che vorrebbe cacciare la rivale. Vienna chiama una vecchia conoscenza a lavorare per lei, Johnny Guitar, un celebre pistolero e l’uomo che amava.

Siamo ancora nel periodo classico di Hollywood ma Johnny Guitar è un Western che ha molti punti di novità. Realizzato da uno dei registi che hanno anticipato la modernità cinematografica. Innanzitutto è un film al femminile e, come detto, è un aspetto molto raro. Tutto il nucleo si svolge attorno alla rivalità tra Vienna (Joan Crawford) ed Emma, compreso il duello finale. Viene totalmente ribaltato il carattere maschile del genere. Inoltre Johnny Guitar è un pistolero sui generis, che va in giro con la sua chitarra in vista e le armi nascoste, che prima di sparare suona. Una caratteristica che verrà ripresa da Sergio Leone.

Gli immensi spazi e le ambientazioni tipiche del genere qui sono sacrificate, è un Western quasi da camera. Ci sono lunghe scene in continuità temporale svolte all’interno del saloon. Un’ambientazione chiusa, quasi claustrofobica, con le montagne circostanti che sono minate e che non permettono la fuga. È un film dall’enorme romanticismo malinconico, dal grande impeto di violenza. Ma questi aspetti non sono resi tramite l’azione, bensì tramite la parola, tramite le discussioni, gli incontri e gli scontri anche psicologici. Una grande revisione e una trasformazione del genere quando il genere era ancora nel suo periodo più classico. Ci fu un uso molto particolare del Trucolor, con colori accesi e saturi. Ray si servì di questa tecnica proprio per accentuare i contrasti psicologici tra i personaggi.

L’uomo di Laramie – Anthony Mann (1955)

L'uomo di Laramie di Anthony Mann

Will Lockhart è un ex soldato di cavalleria che ha perso il giovane fratello in un agguato degli Apache. Will così cerca vendetta e si mette sulle tracce di chi ha venduto le armi agli indiani. Giunge a Coronado, una città dominata dalla famiglia Waggoman, con a capo Alec, un ricco possidente terriero. Ad aiutarlo ci sono Dave, il figlio di Alec, e Vic, braccio destro nonché una sorta di figlio adottivo.

Anche in questo caso si tratta di un film dalla grande profondità e anticipatore dei mutamenti del genere negli anni ’60. Non ci sono solo le tematiche tipiche del Western ma, come nel film di Howard Hawks, quello che emerge è un dramma di stampo shakesperiano. In particolare è una rivisitazione in chiave Western del Re Lear, con il padre vecchio e semi cieco che si trova a dover fare i conti con i tre “figli”. Il figlio di sangue incompetente, quello adottivo che si rivela un cospiratore e lo straniero appena arrivato che rappresenta il figlio che avrebbe sempre voluto.

Un film composto da vendette, intrighi, indagini, dolori, sogni premonitori e violenze bieche e subdole. Anthony Mann rappresenta gli Apache come i nemici apparenti. Il vero nemico è all’interno della società e, ancor più, all’interno della famiglia stessa. Gli indiani quindi sono meno distruttivi e crudeli degli uomini bianchi. Ed è fondamentale notare come il “nemico” sia armato dagli uomini bianchi stessi, creato e alimentato dall’interno. Una riflessione sempre di stretta attualità.

C’era una volta il West – Sergio Leone (1968)

C'era una volta il West di Sergio Leone

Jill arriva a Sweetwater, un terreno acquistato dal marito, ma al suo arrivo lo trova morto insieme ai suoi figli. Scopre in seguito che l’uomo aveva acquistato quel terreno sapendo che la ferrovia sarebbe passata da lì, visto che vi è l’unica fonte d’acqua della zona. È stato ucciso da Frank, un criminale mandato dal proprietario della ferrovia, che sogna di costruire dalla costa atlantica a quella pacifica. Giunge in quella zona anche un misterioso uomo chiamato Armonica, alla ricerca di vendetta nei confronti di Frank. A loro si aggiunge il fuorilegge Cheyenne.

Sergio Leone è l’unico regista non americano di questi film e l’unico non americano che abbia avuto un grande ruolo nell’evoluzione del genere. Già con i Western precedenti, la cosiddetta Trilogia del dollaro, segnò un importante punto di svolta, soprattutto nella concezione della violenza, influenzando anche Sam Peckinpah. Con C’era una volta il West Leone decise di andare a sfidare il cinema americano sul suo stesso territorio. Abbandonò dunque le location spagnole per girare direttamente nella Monument Valley. Realizzò la summa di quella che è la sua concezione del Western, raccontandone la fine e lanciando molti rimandi a Ford e agli autori classici del genere.

La trama ricorda quella di Johnny Guitar, con la donna intraprendente in mezzo ai due uomini e con il prezioso terreno sul quale passerà la ferrovia. Armonica, proprio come Johnny, appare come un pistolero atipico, che mette in mostra prima lo strumento musicale delle armi e che prima di sparare suona. La costruzione della ferrovia congiunge la costa Est e quella Ovest, portando dunque la civiltà anche in quelle zone e segnando la fine del selvaggio West. Il nuovo mondo è in mano agli industriali, agli uomini di affari. Armonica, Frank e Cheyenne appartengono ormai al passato, destinati a scomparire con esso.

Il mucchio selvaggio – Sam Peckinpah (1969)

Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah

A inizio Novecento Pike Bishop e la sua banda svaligia una banca, ma la rapina non va a buon fine. Vengono inseguiti da un gruppo di cacciatori di taglie, guidati da Deke Thornton, ex socio di Pike. Si recano in Messico, dove trovano il generale Mapache e dove accettano di rubare un carico di armi per lui.

Il mucchio selvaggio è un vero e proprio manifesto del tramonto del Western nonché del ruolo della violenza. Pike e Thornton fuggono e si danno la caccia in un mondo ormai trasfigurato, segnati dalla vecchiaia e accompagnati da uomini che spesso li sbeffeggiano. Ad unirli è un passato comune in cui erano amici e soci. Peckinpah sovverte gli elementi cardine del Western, rappresentando la violenza in modo iperrealistico e raccontando personaggi dal destino fallimentare. Il tradimento dell’amicizia, i morti innocenti nelle guerre causate da altri, l’effetto della violenza che si rispecchia nelle azioni dei bambini ritraggono la distruzione sociale e la fine del mito.

Nel film sono presenti due delle più importanti sparatorie mai girate, che aprono e chiudono il film. Entrambe le lunghe scene sono contraddistinte, oltre che dalla violenza, da un montaggio estremamente rapido, che alterna moltissimi punti di vista e molti fotogrammi. Un montaggio frenetico che dilata l’azione e che ha la caratteristica di intervallare un evento (come la caduta di un uomo dal tetto) con molte altre inquadrature che vanno così a frammezzarlo. Notevole anche l’uso del rallenty.

I compari – Robert Altman (1971)

I compari di Robert Altman

A inizio Novecento John McCabe, un uomo d’affari, arriva in una cittadina nello stato di Washinghton, con l’intento di costruire edifici. Poco dopo arriva in città una prostituta, Costance Miller, che decide di entrare in società con McCabe gestendo in particolare la casa di tolleranza. Man mano che la città diventa più ricca una coppia di agenti di una società mineraria arriva per acquistare le attività di McCabe. Le offerte che fanno non vengono prese sul serio da John, credendo di poter tirare la corda. Ma i due uomini si innervosiscono e se ne vanno, inviando in città degli uomini con il compito di uccidere MacCabe se non abbandona quel luogo.

Prosegue la scia di cambiamento innescata nel decennio precedente e anche qui troviamo un film prosciugato del mito e molto più realistico. Un Western in cui cambiano anche le ambientazioni, non più desertiche ma montane e innevate, e in cui i tempi sono maggiormente dilatati. In attesa di un’azione che viene ritardata, la maggior concentrazione è sui personaggi e sulle loro azioni quotidiane. Anche in questo caso, come nel film di Leone, uno dei personaggi principali è una donna e anche in questo caso è una prostituta. Viene mostrata la nascita e la crescita di un villaggio ma anche della stessa civiltà americana. Una crescita basata soprattutto sulla prostituzione, sul gioco d’azzardo, sulle miniere e sulla violenza.

Violenza che è esercitata non più da personaggi solitari e leggendari ma da chi detiene il potere e ne ricerca sempre di più. La colonna sonora è formata da bellissime ballate del cantautore Leonard Cohen che si sposano perfettamente con le immagini e con le psicologie dei personaggi.

I cancelli del cielo – Michael Cimino (1980)

I cancelli del cielo di Michael Cimino

Due amici a fine Ottocento si laureano all’Università di Harvard e in seguito decidono si partire per il Wyoming. Vent’anni dopo le loro strade si sono separate, James Averill è diventato sceriffo e Irvine è l’avvocato dell’Associazione degli allevatori. James e un altro uomo, Nathan, si contendono Emma, una prostituta che gestisce un bordello fuori città. La zona è ricca di poveri immigrati provenienti dall’Europa, che per le loro misere condizioni a volte si trovano a dover rubare del bestiame. L’Associazione degli allevatori, appoggiata dal governatore e dallo stato, decide di uccidere 125 immigrati, accusati di essere ladri e anarchici. James si trova così a dover difendere la vita di quelle persone.

Film maledetto per eccellenza, I cancelli del cielo è noto soprattutto per le sue disavventure produttive e distributive. Costò molti soldi per l’epoca e lo scarso successo al botteghino rischiò di portare al fallimento la United Artist. Il film fu tagliato enormemente dalla produzione, che lo considerava troppo lungo e che non ricevette buoni responsi dall’anteprima newyorchese.

Si sviluppano due linee narrative principali. Da una parte il bellissimo triangolo amoroso tra Emma, Nathan e James. Dall’altra la questione degli immigrati, dei più deboli e dei più poveri, che nello stato che si va creando sembrano non avere posto. Vengono cacciati, vessati, oppressi e si arriva addirittura alla decisione di farli fuori. Operazione che viene avallata dagli uomini di legge, dalla giustizia, dallo stato. Una civiltà che nasce e si fonda sul crimine e la crudeltà più spietata. Uno stato che privilegia i ricchi e abbandona i poveri al proprio destino. Nonostante i molti tagli che ha subito il film, il talento visivo di Cimino si staglia con una forza maestosa risaltando soprattutto nelle scene dei balli e nel ruolo del paesaggio.

Gli spietati – Clint Eastwood (1992)

Gli spietati di Clint Eastwood

William Munny è un ex criminale dal passato turbolento. Da molti anni si è ritirato con la famiglia, dedicandosi all’allevamento, ma dopo la morte della moglie la situazione economica difficoltosa lo spinge ad accettare la proposta di un ragazzo. Così parte, con il suo vecchio socio, alla ricerca di due uomini che hanno sfregiato una prostituta, per ucciderli ed intascare la ricompensa. Si trovano però a dover fare i conti con lo sceriffo del paese.

L’epica del Western classico è ormai lontanissima, Clint Eastwood realizza un film crepuscolare e malinconico, con i tre personaggi principali avanti negli anni e avvolti nel passato. William e il socio si incamminano per la nuova avventura dopo molti anni di inattività e il ritorno a quella vita si rivela più problematico del previsto. William deve riabituarsi a sparare e persino a montare a cavallo. La vecchiaia si fa sentire quando devono dormire all’aperto, sul suolo scomodo e bagnati dalla pioggia. È costantemente tormentato dai demoni del passato, dal ricordo di tutti gli uomini che ha ucciso. Il suo pensiero va ai figli che vuole tener lontani da quel mondo e al ricordo della moglie che lo ha allontanato da quella violenza. Anche premere il grilletto è un’azione tremendamente più complessa di un tempo. Non c’è nessuna gloria e onore a togliere una vita, ma solo un’oscurità che dilania l’anima.

Tutto ciò sembra non valere per lo sceriffo, anche lui un uomo dal passato tumultuoso. Picchia, tortura ed uccide con estrema facilità, dimostrandosi ben più spietato e crudele degli uomini a cui dà la caccia. Eastwood pone quindi una riflessione importante sulla giustizia, sugli uomini di legge, su quelle che dovrebbero essere le fondamenta della nuova civiltà. La violenza del selvaggio West non è svanita nel nulla, ma è andata ad unirsi a quelle stesse fondamenta.

Dead Man – Jim Jarmusch (1995)

Dead Man di Jim Jarmusch

A fine Ottocento William Blake trova lavoro nel West, nella città di Machine. Ma arrivato lì scopre che il posto di lavoro nella fabbrica non è più disponibile. Rimasto in città, la sera uccide accidentalmente un uomo, rimanendo ferito nello scontro a fuoco e dandosi alla fuga. L’uomo ucciso era il figlio del presidente della fabbrica, che assolda tre cacciatori di taglie per dare la caccia a William. Nel frattempo il giovane, fuori città, si imbatte in un indiano che si fa chiamare Nessuno e che diventa la sua guida.

È la storia di un viaggio non solo fisico ma anche onirico e interiore di un uomo dal destino già segnato. Ma è anche un ribaltamento completo del Mito americano, nonché dei canoni del genere Western. Il viaggio verso Ovest, tramite cui si sono costruiti gli Stati Uniti, è un viaggio verso l’inferno e verso la morte. Un cammino che porta William alla trasformazione. Arriva a Machine senza saper sparare, indossando abiti eleganti, spaurito e via via si adatta a quel mondo giungendo alla fine completamente trasfigurato. Fugge da una società violenta, che lo ha rigettato e minacciato ma nel viaggio finisce con l’avvicinarsi proprio a quel modo di vita. Impara ad usare le armi e ad uccidere consapevolmente prima per autodifesa, poi anche senza motivo. Così come, simbolicamente, arriva a fare a meno degli occhiali, dotato di una nuova vista.

In Dead Man il ribaltamento del Mito della fondazione americana è totale, viene descritto come un percorso funebre basato sulla trasfigurazione dell’Uomo. E di conseguenza sono rovesciati anche i canoni su cui poggia il genere Western, sin dalla prima scena. Il protagonista non è un eroe dalla provenienza sconosciuta, William è un antieroe con un passato e un luogo di origine ben precisi ed è chiara anche la sua destinazione.