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Approfondimenti

Quentin Tarantino: la narrazione nella sua filmografia

Andiamo a ripercorrere la filmografia di Quentin Tarantino, spendendo qualche parola sui nove film girati fino ad ora (considerando Kill Bill come un unico film, da conteggio "ufficiale"). Sarà osservata soprattutto la struttura narrativa, a cui Tarantino ha sempre prestato grande attenzione, andando a ribaltare i meccanismi comuni.

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Quentin Tarantino

Quentin Tarantino è indubbiamente uno dei registi più influenti e rappresentativi del cinema contemporaneo.

È anche uno dei registi che più si è imposto nell’immaginario comune, andando proprio a recuperare e rimodellare forme visive, e non solo, del passato. Esaltando pienamente le caratteristiche del cinema postmoderno e della pop art.

Sono tanti gli elementi che affascinano il grande pubblico e che hanno portato all’identificazione del “film tarantiniano”. L’uso brillante, digressivo ed ironico dei dialoghi, la violenza, il lato splatter, l’utilizzo della colonna sonora, le innumerevoli citazioni cinematografiche. Tutti aspetti che padroneggia alla perfezione e che hanno reso iconici i suoi film.

Ma il suo cinema è molto più complesso, profondo e sfumato e si rischia di non accorgersene considerando solo quelle sovrastrutture. Non a caso, quando in alcuni film o spezzoni, quegli elementi non sono presenti o lo sono in forma meno accentuata, si creano divisioni o delusioni tra gli appassionati del regista. Com’è stato, ad esempio, per Jackie Brown, la prima metà di The Hateful Eight o il più recente C’era una volta a… Hollywood. Eppure in tutti e tre i casi lo sguardo di Tarantino è più vivo che mai.

Andiamo adesso a ripercorrere la sua filmografia, spendendo qualche parola sui nove film girati fino ad ora (considerando Kill Bill come un unico film, da conteggio “ufficiale”). Sarà osservata soprattutto la struttura narrativa, a cui Quentin Tarantino ha sempre prestato grande attenzione, andando a ribaltare i meccanismi comuni.

Le iene

Le iene di Quentin Tarantino

Trama

Il boss Joe Cabot e suo figlio Eddie organizzano una rapina ad una gioielleria, coinvolgendo sei criminali che non si conoscono tra loro e a cui vengono dati nomi legati ai colori. La rapina non ha buon esito, la polizia li raggiunge dopo pochi istanti e ha inizio una sparatoria. I supersiti si ritrovano nel luogo stabilito da Joe, un magazzino abbandonato, e devono far luce sulle ragioni del fallimento e sull’idea che una talpa abbia rovinato il piano, non sapendo quindi di chi fidarsi.

Il film

L’esordio del 1992 racchiude già molti dei tratti del cinema complessivo di Quentin Tarantino. In particolare è subito la prima sequenza, i primi 10 minuti circa, a rappresentare una sorta di bignami. Il linguaggio utilizzato, l’ironia, l’utilizzo della musica, la costruzione dei personaggi. Soprattutto il ruolo del dialogo e della dialettica, che rappresentano il vero e proprio motore filmico attorno al quale si muove tutto. Ma ancor più, con Le iene, Tarantino si dimostra interessato a lavorare sulla costruzione narrativa, andando a destrutturare la forma classica che a lungo ha caratterizzato il cinema americano.

Il film taglia tutta la preparazione dell’evento e il culmine stesso, iniziando direttamente dal momento finale del racconto. Tramite flashback, legati a vari punti di vista, riviviamo l’antefatto e scopriamo le identità di alcuni personaggi. Una struttura ripresa da Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, film che a sua volta proseguiva il modello di Quarto potere di Orson Welles, per rimanere al cinema americano. La rapina, però, non viene mai mostrata e questo è un tratto distintivo di parte del cinema di Tarantino. Ovvero il lasciare fuori campo un evento determinante per concentrarsi sulla costruzione, sulla digressione e su ciò che sta attorno. Una linea narrativa scomposta che procede ad incastri e che caratterizza quasi sempre i suoi film.

Pulp Fiction

Pulp Fiction di Quentin Tarantino

Trama

Quattro vicende si svolgono a Los Angeles a poche ore di distanza. Due rapinatori stanno per realizzare una rapina in una caffetteria. I killer Vincent e Jules recuperano una valigetta per il loro capo, Marsellus, e in seguito si trovano a dover ripulire la loro auto. Vincent deve portare fuori a cena la moglie del boss. Butch, un pugile al servizio di Marsellus, non ha eseguito l’ordine del capo di perdere un incontro.

Il film

Pulp Fiction si impose sin dalla sua uscita come instant cult e stupì soprattutto per l’audacia della sceneggiatura. Quentin Tarantino andò oltre alla scomposizione frastagliata di Le iene e agì in modo ancora più singolare sul Tempo. Non tramite flashback, ma andando a collocare sequenze appartenenti a momenti diversi in forma apparentemente lineare. Si crea così una struttura narrativa circolare e irregolare, che inizia e termina con la rapina alla caffetteria. Inizialmente l’idea era di realizzare un film formato da vari cortometraggi e i blocchi narrativi hanno mantenuto un carattere autonomo, pur rientrando nella costruzione d’insieme.

L’impianto narrativo si collega al modello del gangster movie degli anni ’30-’40 e alla Nouvelle Vague, a Jean-Luc Godard in particolare. Tarantino fa uso anche di un espediente impiegato spesso da Alfred Hitchcock, il MacGuffin, termine coniato dallo stesso regista britannico. È un pretesto narrativo, un qualcosa che non ci viene mostrato o spiegato e che serve solo a portare avanti il racconto. Nel caso di Pulp Fiction è la valigetta prelevata da Vincent e Jules. Il contenuto non viene mai svelato e viene utilizzata, di fatto, solo per collegare alcune sequenze. La narrazione, come avviene spesso nel cinema di Tarantino, si basa essenzialmente sulla digressione e sull’imprevisto. Su ciò, quindi, che svia dall’evento centrale, che spesso è tenuto fuori campo o mostrato in maniera rapida. È evidente nei dialoghi ma, ad esempio, tutta la sequenza intitolata “La situazione di Bonnie” nasce proprio da un imprevisto.

Jackie Brown

Jackie Brown di Quentin Tarantino

Trama

Jackie Brown è una hostess di volo che, per guadagnare maggiormente, contrabbanda denaro per il mercante d’armi Ordell Robbie. Di ritorno dal Messico Jackie viene arrestata da due agenti di polizia e a quel punto si trova costretta a scegliere se aiutarli ad incastrare Ordell, tentare di fare il doppio gioco o pensare a sé stessa. Per far uscire di prigione Jackie, Ordell si affida a Max Cherry, un garante di cauzioni, che finirà con il trovarsi coinvolto nella situazione.

Il film

Jackie Brown rappresentò una grande sorpresa, e per molti anche una delusione, perché andava a distaccarsi notevolmente dalla linea tracciata con i film precedenti. È un film dai tempi maggiormente dilatati e dallo sguardo più intimo sui personaggi. Quentin Tarantino mostrò una notevole maturità e capacità di cambiamento, andando a realizzare un’opera più sfumata, meno spinta verso l’eccesso e avvolta in un’atmosfera più realistica. Dà minor centralità all’azione e quasi nessuna alla violenza. Le morti, che pur sono presenti, sono mostrate fuori campo.

Anche in questo caso gioca con la narrazione, andando ad introdurre pienamente la protagonista dopo quasi 25 minuti. C’è, quindi, una rotazione del punto di vista con un passaggio dal protagonista apparente iniziale, Ordell, a quello effettivo, Jackie. La struttura temporale si mantiene lineare, con l’eccezione della sequenza dello scambio dei soldi nel centro commerciale, vista da tre punti di vista diversi. In Jackie Brown Tarantino costruisce la suspense con grande finezza. Gioca con le aspettative del pubblico non rivelando mai informazioni precise sulle intenzioni dei personaggi e lasciando sempre più di una strada percorribile.

Kill Bill Volume 1 e 2

Kill Bill di Quentin Tarantino

Trama

La gang di Bill, un boss criminale, fa irruzione nella chiesa dove si sta celebrando il matrimonio della spietata killer Black Mamba, che aspetta un bambino ed è decisa a ritirarsi dalla professione. Tutti i presenti vengono uccisi e la sposa, colpita alla testa da una pallottola, rimane agonizzante ai piedi dell’altare. Uscita dal coma dopo vari anni, “la Sposa” è disposta a tutto pur di vendicarsi. Si mette alla ricerca di Bill e dei suoi sicari, tre donne e un uomo che si fanno chiamare “Deadly Viper Assassination Squad”.

Il film

Dopo Jackie Brown, Tarantino cambia di nuovo rotta, in modo ancor più netto, con questo film diviso in due parti. Dalla maggiore intimità e dai tempi dilatati del film precedente, si passa al trionfo dell’azione, che trova l’enfasi maggiore nel Volume 1, e dello splatter. A guidare la narrazione è il senso di vendetta, che esplode in Kill Bill e che prosegue nei film successivi. La vendetta di una giovane donna che ritorna dalla morte. Tarantino sommerge il film di stili e forme diverse; bianco e nero e colore, scene d’animazione, cambi di formato. E anche la struttura temporale torna ad essere frastagliata, con salti continui.

I due capitoli presentano tratti ben distinti. Il primo si avvicina maggiormente al cinema orientale, in particolare al kung-fu movie, agli action movie di Hong Kong e ai film cappa e spada. Mentre il secondo è maggiormente legato al western, in primis a Sergio Leone e Sergio Corbucci. Inoltre se il Volume 1 è estremamente legato all’azione, il 2 è più parlato, meno coreografico e con sentimento e sfumature quasi da melodramma. Kill Bill rappresenta un nuovo punto di svolta nel cinema di Quentin Tarantino. Si distacca sempre più dal noir trattato nei primi film e va verso un cinema di percezione, un contenitore sempre più ampio di generi e forme diverse. Nelle intenzioni del regista sembra esserci un terzo capitolo, come ha dichiarato lui stesso più volte, anche recentemente.

Grindhouse – A prova di morte

Grindhouse - A prova di morte

Trama

Tre ragazze, Jungle Julia, Shanna e Arlene, trascorrono la serata nei locali di Austin. In uno dei bar incontrano Stuntman Mike, un killer che si diverte ad uccidere le ragazze con un auto truccata e che prende di mira proprio le tre protagoniste. Nella seconda parte, 14 mesi dopo, Stuntman Mike torna in circolazione in Tennessee. Questa volta sono quattro le ragazze che attirano la sua attenzione, tra cui ci sono un’attrice e due stuntwomen.

Il film

Grindhouse è un film diviso in due segmenti; A prova di morte, diretto da Quentin Tarantino, e Planet Terror, diretto da Robert Rodriguez. Un progetto creato come omaggio ai film d’exploitation anni ’70. Ovvero quei film che sfidavano la censura, davano ampio spazio all’azione, la violenza, il sesso e che venivano proiettati nelle grindhouse, sale cinematografiche che proponevano maratone di b-movies. Il film di Tarantino è diviso a sua volta in due sezioni, in cui cambiano i personaggi. L’unica costante è Stuntman Mike, che di fatto assume un ruolo ibrido di protagonista/antagonista. Pur essendo un film legato all’azione, essa ristagna a lungo e dominano i dialoghi che vanno poi a contrapporsi alla lunghissima scena d’inseguimento in macchina finale.

Momento in cui si verifica un ribaltamento totale nella narrazione e nel tono. Gli inseguiti diventano inseguitori, sconvolgendo le dinamiche nel racconto. E si ha un passaggio dalla tensione e dal terrore ad una leggerezza quasi ironica. Portando ad una mutazione del ruolo della violenza stessa. Tutti i film di Tarantino hanno uno o più generi e film a cui fanno riferimento, non è una novità in tal senso. Ma, nel caso di A prova di morte, Tarantino fa un lavoro di ri-creazione. Lo fa persino intervenendo sull’immagine stessa, con graffi sulla pellicola e salti di immagine. Non un omaggio o una copia, quindi, ma una propria riscrittura del genere, come se quel film però appartenesse realmente a quel periodo. Approccio di riscrittura e rimodellazione cinematografica e storica che approfondirà poi nei successivi film.

Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino

Trama

Un gruppo di soldati americani ebrei, conosciuto come “The Basterds” viene inviato nella Francia occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, con il preciso compito di assassinare brutalmente qualsiasi nazista che incontri il suo cammino. Al tempo stesso, Shosanna Dreyfus, dopo aver assistito alla morte della famiglia per mano del collonnello Hans Landa, riesce a scappare. Si rifugia a Parigi dove, con una nuova identità, diventa proprietaria di un cinema.

Il film

Sin da Le iene, Tarantino si è sempre divertito a creare dei propri mondi e a giocare con le strutture del cinema. Con Bastardi senza gloria inizia a riscrivere anche la Storia, proprio quella con la S maiuscola, e lo fa prendendo una delle pagine più delicate. L’aspetto di rivisitazione si lega fortemente al Cinema stesso, in questo film più che mai. Sono molti i caratteri metacinematografici, dal film nel film (Orgolio della nazione) al momento clou che avviene proprio all’interno di un cinema. Quentin Tarantino, quindi, rappresenta ed esalta il potere del Cinema, che è importante per la memoria ma che può servire anche a modificare la Storia, ripararla, rivisitarla. Il risultato è uno dei film contemporanei più audaci. Non solo ebrei contro nazisti, c’è un sottile ma evidente collegamento anche tra quella parte di Storia e gli indiani d’America.

In Bastardi senza gloria Tarantino ripropone la struttura narrativa a blocchi. In particolare vengono alternate le sezioni legate a Shosanna e ai Bastardi, che procedono parallelamente e inconsapevolmente verso un comune obiettivo. Le due linee narrative vedono nel personaggio di Hans Landa il punto comune e si intersecano nella sequenza finale al cinema. I dialoghi sono legati quasi sempre alla struttura di potere, tra chi ha autorità e chi ne è sprovvisto. Assumono molto spesso la forma dell’interrogatorio, mantenendo la discussione sul filo del rasoio. È così nella sequenza d’apertura dove Landa fa visita a LaPadite, quando i Bastardi catturano i soldati nazisti, nel ristorante con Landa e Shosanna, nella taverna e nel cinema. Seguendo il carattere inquisitorio del dialogo, è il film in cui Tarantino si focalizza maggiormente sui dettagli e i particolari. Che sia una pipa, uno strudel, un bicchiere di latte o un gesto con la mano.

Django Unchained

Django Unchained di Quentin Tarantino

Trama

Nel sud degli Stati Uniti di metà Ottocento, Django, uno schiavo di colore, viene liberato da King Schultz, un ex dentista tedesco trasformatosi in cacciatore di taglie che diventa suo mentore. Django diventa a sua volta un ottimo bounty killer ma in testa continua ad avere un solo obiettivo da concretizzare a qualunque costo, con l’aiuto di Schultz: riuscire a rintracciare la moglie e liberarla dalla schiavitù a cui la costringe Calvin Candie, il diabolico proprietario di una piantagione nel Mississippi.

Il film

In Django Unchained ritornano la riscrittura della Storia e il tema della vendetta. È solo nella realtà rivisitata cinematografica che uno schiavo di colore può andare in una piantagione e sterminare i proprietari. Mosso dallo stesso senso di vendetta della Sposa di Kill Bill. Con questo film esplode l’amore di Quentin Tarantino per il western, in particolare quello italiano, che è sempre stato evidente sin dal primo film ma che in questo caso diventa plateale. Il riferimento è in particolare a Django di Serbio Corbucci, con il protagonista Franco Nero che appare in un cameo nel film di Tarantino.

Un western però atipico, che si focalizza sullo schiavismo e sul razzismo con fare dissacrante e quasi parodistico, in certi momenti. La narrazione presenta un approccio temporale variabile, all’interno del film. La prima metà si svolge in un lasso di tempo ampio, con molti salti temporali, mentre la seconda metà si concentra in un periodo minore e più dilatato. Cambia anche il modo di concepire l’ambiente, con una grande alternanza iniziale soprattutto di luoghi all’aperto, che si lega alla tradizione del western. Passando poi ad una maggiore unità di luogo nella parte finale, che si svolge per lunghi tratti a Candyland, legandosi maggiormente al cinema da camera.

The Hateful Eight

The Hateful Eight

Trama

Qualche anno dopo la guerra civile americana, una diligenza si fa strada nel Wyoming innevato. I passeggeri sono diretti verso la città di Red Rock dove John Ruth, cacciatore di taglie soprannominato “Il boia”, consegnerà la ricercata Daisy Domergue alla giustizia. Lungo la strada incontrano due sconosciuti: il maggiore Warren e Chris Mannix. A causa di una bufera di neve, i personaggi cercano rifugio nell’emporio di Minnie, una stazione di posta per le diligenze tra le montagne. Quando arrivano non trovano la proprietaria, ma quattro facce sconosciute.

Il film

Con The Hateful Eight Tarantino realizza uno dei suoi film più politici. Tramite otto personaggi molto diversi tra loro e costretti in un unico luogo, racconta l’America di allora ma soprattutto l’America di oggi. Lo fa parlando della giustizia, dei miti, delle diversità e del razzismo. Questo intento lo immerge nell’influsso del cinema di genere. Una mescolanza che include il western, l’horror e le strutture narrative del giallo. Il dialogo svolge, come al solito, un ruolo fondamentale, ma in questo caso la sua importanza è ancora più scrupolosa. È un film che si svolge solo in due luoghi e il dialogo è un motore ancora più importante nell’incisione dei personaggi, nel tratteggio psicologico. Tutto il film è scandito dalla sua cadenza e dal suo ritmo.

The Hateful Eight ha inizio in una diligenza che, come in Ombre rosse di John Ford, rappresenta un micromondo che si amplia poi nell’emporio. Due uniche ambientazioni, che avvicinano il film al kammerspiel, giocando molto sulla mobilità della macchina da presa e sul rapporto tra camera e attore. L’emporio diventa una sorta di non luogo con Quentin Tarantino che destruttura e plasma lo spazio modellandolo sulla narrazione. L’azione e i meccanismi narrativi che si legano al giallo si innescano tardi, verso la metà del film. Tutta la prima parte è un lento avvicinamento e una dettagliata costruzione che va già ad introdurre notevole tensione. Grazie soprattutto all’abilità nel dialogo, al tratteggio dei personaggi e all’utilizzo dello spazio.

C’era una volta a… Hollywood

C'era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino

Trama

Rick Dalton è un attore televisivo, celebre per la serie intitolata Bounty Law. Nonostante la fama ritiene che la sua carriera sia in fase discendente, così come quella del suo stuntman Cliff Booth, che gli fa praticamente da chauffer e tuttofare. Siamo nella Hollywood del 1969, e la villa accanto a quella di Dalton è stata appena acquistata da Roman Polanski e Sharon Tate

Il film

Eccoci giunti all’ultimo film, C’era una volta a… Hollywood, che si pone come un nuovo punto di svolta nella filmografia di Tarantino ma anche nel cinema contemporaneo. Recupera il carattere di intimità di Jackie Brown, andando anche in questo caso a proporre uno sguardo intimo sui personaggi e tempi maggiormente dilatati. Come abbiamo visto osservando i vari film, Quentin Tarantino ha sempre lavorato molto sulla narrazione, destrutturandola e ribaltando i canoni tradizionali. Ma con questo film oltrepassa notevolmente quella soglia, di fatto, annullando l’azione, intesa come procedimento di eventi e legata al fare produttivo dei personaggi. Una privazione di azione che si vede rarissimamente nel cinema americano legato alle Majors. È un omaggio malinconico alla Hollywood degli anni ’60, ma è soprattutto un film-sguardo sui tre protagonisti.

Noi li osserviamo e li seguiamo durante la giornata e li riaccompagniamo a casa la sera. Lo svolgimento del film è lo sguardo stesso su di loro. Sguardo che si esprime tramite la macchina da presa che è viva, lo impersonifica e scrive lo sviluppo come se fosse una penna. Lo fa con i dolly che ci portano dalla casa di Rick Dalton a quella dei Polanski o che ci fanno oltrepassare il drive in. Con la macchina che si abbassa per mostrare le gambe e i piedi dei personaggi quando camminano. Ma anche semplicemente nei moltissimi momenti in cui seguiamo Cliff mentre guida per le strade di Los Angeles o Sharon alla Playboy Mansion. Si percepisce l’enorme affetto di Tarantino per Sharon, Cliff e Rick. Non a caso, è l’unico film in cui non muore nessuno dei personaggi principali.

Il personaggio di Sharon Tate, che è stato criticato perché considerato deludente, è concepito proprio come oggetto di uno sguardo incantato. Donando vita e un’incredibile luce ad una donna che è andata incontro ad una sorte orribile. Una delle poche scene che sembra seguire un approccio narrativo più classico è quella in cui Cliff si reca allo Spahn Movie Ranch. La sequenza segue i registri del thriller/horror ma anche in questo caso si rivela un gioco di Tarantino con le aspettative dello spettatore. Nel finale torna a riscrivere la Storia e la sequenza rappresenta una vera esplosione per il contrasto tra l’estrema violenza mostrata e il clima pacato di tutta la parte precedente.

Conclusioni

Quentin Tarantino sin da Le iene inizia a smontare gli schemi narrativi tradizionali e lo fa per tutti i suoi nove film, in modo sempre più profondo. Uno degli aspetti ludici del suo cinema è proprio nella scomposizione e ricomposizione di ciò che viene narrato e nel modo in cui viene fatto. Spesso gli viene rivolta l’accusa di far “sempre lo stesso film”. Ma, come abbiamo visto, ogni opera presenta elementi parecchio differenti e il suo cinema è andato sempre più trasformandosi, attraversando fasi diverse.

La prima fase è composta dai film fino a Jackie Brown, in cui si mantiene vicino al genere noir e in cui interviene riscrivendo la storia narrativa. Kill Bill e A prova di morte rappresentano una fase intermedia di destrutturazione e riscrizione puramente cinematografica. E per finire da Django Unchained in avanti si dedica alla rivisitazione della Storia con la S maiuscola. Nelle sue mani diventa un organismo vivo, palpitante e sottoposto all’influenza del Cinema che ha il potere e il dovere di ricostruirla e plasmarla.

Viene spesso accusato anche di copiare e di esagerare con le citazioni cinematografiche. Ma nel suo cinema non c’è mai un film o una scena fatta unicamente per il piacere di copiare o di citare. Quentin Tarantino è uno dei più grandi conoscitori del cinema a 360 gradi e utilizza le sue ispirazioni, le sue conoscenze, le immagini e le storie con cui è cresciuto per unirle e creare un immaginario del tutto personale e nuovo. Le sue ispirazioni vedono sia grandi autori che b-movie di qualsiasi tipo. Un utilizzo del background personale e del materiale anche di “serie b” che lo accomuna a un altro grande regista, Jean-Luc Godard. Uno dei punti di riferimento dello stesso Tarantino.

Quentin Tarantino

Curiosità

La carriera di Quentin Tarantino non è composta solamente dalla regia e scrittura dei nove film di cui abbiamo parlato. Nel 1987, quando era studente e lavorava ancora in un videonoleggio di Los Angeles, realizzò un primo film rimasto incompleto e mai uscito nelle sale. Si tratta di My Best Friend’s Birthday, amatoriale e in bianco e nero, che è servito come fonte di personaggi e situazioni per i film successivi. Ne abbiamo parlato più approfonditamente qui.

Si è sempre mantenuto molto attivo nell’ambito cinematografico; regie, sceneggiature, ma anche serie tv e ruoli da attore, non solo nei suoi film. Inoltre nel 1995 ha preso parte ad un film diviso in quattro episodi, scritti e diretti da altrettanti giovani registi. Si tratta di Four Rooms (clicca qui per un approfondimento), diretto da Tarantino, Robert Rodriguez, Alexandre Rockwell e Allison Anders.

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