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FILM DA VEDERE

La battaglia di Algeri, il capolavoro di Gillo Pontecorvo e Franco Solinas, in versione restaurata in 4k

L'opera di Gillo Pontecorvo - e La battaglia di Algeri in particolare - ha permesso di rifare luce su una delle funzioni fondamentali del cinema: testimoniare, denunciare, risvegliare le coscienze. Con una forza visiva e una poesia che non trovano a tutt’oggi corrispettivi che possano accostarvisi per intensità

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Anziché lasciarsi risucchiare dalla smania della celebrazione (La battaglia di Algeri non ne ha certo bisogno, è un indiscutibile capolavoro, consegnato da tempo alla storia del cinema), chi scrive, piacevolmente colpito dalla bella intervista fatta da Carlo Lizzani a Gillo Pontecorvo, contenuta nella sezione extra del blu ray con la nuova versione restaurata in 4k del film, ha premura di sottolineare la lucidità (e la modestia vera, non sventolata) di un regista che, resistendo alla tentazione di incensarsi più del necessario, seppe riconoscere il ruolo determinante dello sceneggiatore, nella fattispecie il grande Franco Solinas, per la buona riuscita di un film. Il sodalizio tra lo scrittore e il cineasta ha prodotto alcune notevolissime opere, quali La grande strada azzurra (1957), Kapò (1959, nominato all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 1961), La battaglia di Algeri (1966, Leone d’oro alla 27ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) e Queimada (1969, con Marlon Brando). Ciascuno di questi film nacque con l’intento di portare all’attenzione del pubblico alcune questioni sociali e politiche che, per la loro importanza, necessitavano di essere rese note il più possibile. In questo senso, il cinema diveniva il mezzo per porre in essere una ‘testimonianza’, per fissare nella memoria alcune tappe salienti della Storia, altrimenti mestamente destinate alla fornace dell’oblio, o, nella migliore delle ipotesi, ad una riduzione, ad un impoverimento che ne avrebbe limitato in maniera significativa l’impatto sulle coscienze. Ecco, dunque, che la dura lotta intrapresa dal Popolo Algerino per sottrarsi all’insopportabile dominio di una potenza coloniale, pur essendo un fatto che non ci riguardava da vicino, assunse, grazie all’impareggiabile lavoro di trasposizione sul grande schermo di Pontecorvo e Solinas, la fisionomia di un Evento che non poteva (non può) lasciarci in alcun modo indifferenti: la sofferenza causata dalle torture inferte dall’esercito francese ai militanti del Fronte di Liberazione Nazionale algerino (FLN) rievocava inequivocabilmente quella subita dai nostri partigiani durante l’occupazione nazista (c’è bisogno di ricordare Roma città aperta?).

Di origine ebraica e tenacemente antifascista, Pontecorvo non smise mai di denunciare col suo cinema le violenze e le ingiustizie perpetrate da coloro che volevano imporre il loro dominio a suon di prevaricazioni e soprusi. Ne La battaglia di Algeri, che, e non poteva essere altrimenti, trovò un forte sostegno del governo locale che cofinanziò il film, oltre a concedere il permesso di poter girare ovunque si ritenesse utile, tutti gli interpreti non sono attori professionisti, e il risultato di tale scelta fu felicissimo giacché la rappresentazione dei fatti si carica di un’autenticità che conferisce al film una credibilità assoluta, anzi di più, a tratti pare quasi di assistere alla puntuale cronaca che solo un documentario potrebbe fornire. Sono presenti scene di massa incredibili, e solo immaginare la difficoltà di dirigere schiere di persone così numerose e coordinarne i movimenti, attraverso l’utilizzo di numerose macchine da presa (ne furono usate fino a sei), provoca un capogiro (il regista della seconda unità era Giuliano Montaldo).

La passione dei prigionieri algerini, sottoposti ad ogni genere di vessazione pur di ottenere informazioni utili allo sradicamento del Fronte, viene restituita con magniloquenza; ciascuna delle vittime, grazie alle ancora una volta strepitose musiche del maestro Ennio Morricone, assume le sembianze del martire, esposta come fu ad una violenza cui non si esitò ad immolarsi nell’interesse superiore del bene della nazione. La fotografia sgranata, la scansione temporale esatta, la macchina da presa a spalla (uno dei primissimi esempi certamente), le ambientazioni realistiche, le interpretazione sempre credibili e il montaggio dinamico di Mario Morra e Mario Serandrei, oltre alle suddette composizioni di Morricone, rendono La battaglia di Algeri un film immortale. È un’opera che, seguendo alcune suggestioni tarkoskijane, seppur modulate in senso assai diverso, ha ‘scolpito il tempo’, impressionandolo per sempre sulla pellicola, a vantaggio delle vecchie e delle nuove generazioni, ridotando di senso la ‘macchina-cinema’, che spesso (mai come oggi) ha rischiato di smarrire la ragione del suo essere. Ecco, l’opera di Gillo Pontecorvo, e La battaglia di Algeri in particolare, ha permesso di rifare luce su una delle funzioni fondamentali del cinema: testimoniare, denunciare, risvegliare le coscienze. Con una forza visiva e una poesia che non trovano a tutt’oggi corrispettivi che possano accostarvisi per intensità.

Pubblicato da Surf Film e distribuito da CG Entertainment, La battaglia di Algeri è disponibile in blu ray (versione restaurata in 4k), in formato 1.85:1 (HD 1080, 24p), con audio in italiano e francese-arabo (DD 2.0 e DTS-HD Master Audio 2.0) e sottotitoli in italiano e non udenti opzionabili. Nei contenuti extra: Presentazione cinematografica originale. Contenuti esclusivi: Parlando di cinema – Gillo Pontecorvo; I giorni della Liberazione; Galleria fotografica con audio registrato da Gillo Pontevorvo e Franco Solinas.

Trova La battaglia di Algeri su CG Entertainment

  • Anno: 1966
  • Durata: 122'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Algeria
  • Regia: Gillo Pontecorvo