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‘Audition’ torna al cinema lo sconvolgente film di Takashi Miike

Per gli amanti del cinema horror un evento speciale a distanza di 20 anni

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audition torna al cinema

Dopo vent’anni dal debutto originale nel 1999, torna al cinema Audition.

Audition torna al cinema: evento speciale

Fa capolino di nuovo nelle sale italiane lo sconvolgente capolavoro Audition, cult horror del regista giapponese Takashi Miike che si mostrerà in una nuova versione restaurata in 4K.

Il film, che arriverà nelle sale italiane come evento speciale il 16-17-18 gennaio con Wanted Cinema, è basato sul romanzo di Ryu Murakami, ed è considerato uno dei migliori film del regista, in grado di consacrarlo in tutto il mondo come autore di culto per gli amanti dell’horror e i cinefili in generale.

Di cosa si tratta

La storia è quella di Shigeharu Aoyama (Ryo Ishibashi), produttore cinematografico giapponese di mezz’età, vedovo da sette anni, che su consiglio di un amico decide di trovare una nuova moglie (Eihi Shiina) con un sotterfugio: una finta audizione per trovare la protagonista di un film, in realtà la donna ideale per lui.

Ritiene di averla trovata quando si imbatte in Asami Yamasaki (Eihi Shiina), una giovane donna dolce e un po’ misteriosa, della quale si innamora immediatamente iniziando una relazione con lei. L’astuto gioco diventa presto una bomba ad orologeria e il sogno d’amore si trasforma in un incubo inimmaginabile. La donna-ragno protagonista del film – tanto seducente quanto terrificante – sconvolse e sconvolge ancora gli spettatori di tutto il mondo.

Audition torna al cinema: le parole del regista

Volevo fare un film che gli spettatori si sarebbero pentiti di aver visto.

ha dichiarato il regista, che ha concepito il film come una storia d’amore contorta e beffarda. A chi gli chiede se la visione di Audition possa essere pericolosa per gli spettatori più impressionabili, Takashi Miike risponde:

Il mio film è pericoloso, ma sempre meno di quanto possa diventarlo un essere umano.

Uscito per la prima volta nel 1999, Audition diventò il fenomeno del festival di Rotterdam di quell’anno, che gli conferì una visibilità internazionale senza precedenti.

Un commento sul film

Takashi Miike appare questa volta fin quasi sdolcinato in buona parte dello svolgimento della tragica storia, avvolgendo di una patina dolciastra inedita quasi tre quarti del film, e limitandosi a sfoderare la consueta ferocia solo negli ultimi terrificanti venti minuti, in cui tutto il torbido viene a galla con torture di un realismo stordente. Continua a leggere la recensione

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