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Far East Film Festival

‘Audition’: il diritto di scelta “dell’uomo che non deve chiedere”

Una spietata, ma anche efficace, furente riflessione su una società maschilista in cui l'uomo domina e sceglie, usa ed abusa una donna che si pretende perfetta come un oggetto sofisticato, per un piacere unilaterale che si ritiene legittimo.

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Nel sesto giorno del 24° Far East Festival, nella sezione Fuori Concorso dedicata ai Classici restaurati, abbiamo potuto vivere l’ebbrezza (o lo shock, a seconda dei casi e degli stomaci degli spettatori) di rivedere sul grande schermo del Teatro Nuovo di Udine, uno degli horror più disturbanti degli ultimi decenni.

Si tratta del terrificante e sadico Audition, che porta la firma di uno dei maestri del cinema di genere giapponese: Takashi Miike.

Audition – La trama

Audition è un thriller incentrato sul disagio familiare di una vita fatta di lavoro e solitudine, ma anche sull’ossessione dell’autodifesa che rende la vittima sacrificale di tante prevaricazioni maschili, uno spietato killer seriale senza pietà, anzi desideroso di una vendetta che oltrepassa i pur devastanti torti e le violenze subiti.

Al centro della vicenda un uomo d’affari giapponese ancora giovane, rimasto vedovo, con un figlio teenager, che quasi per gioco inscena, con la complicità di un amico produttore cinematografico – una convocazione ufficiale per l’assegnazione di un ruolo importante come protagonista femminile di un film in cantiere, nascondendo con questo intento il passaggio in rassegna di giovani donne tra cui poter trovare l’ideale candidata a sua futura sposa.

Dopo varie “audizioni”, spesso bizzarre o infruttuose, ecco che davanti all’uomo si presenta una bellezza mozzafiato, dolce, remissiva, sulla  quale l’uomo aveva già messo un occhio in occasione della lettura dei vari curricola delle numerose aspiranti al ruolo.

Audition | Film | Recensione | Ondacinema

La giovane sembra il ritratto della perfezione e della bellezza:  un sogno che pare realizzarsi dopo tanta infelicità seguita al lutto; per questo l’uomo se ne innamora molto presto.

Ma, come sempre o quasi, la perfezione ostentata nasconde profonde inquietudini, in questo caso orrori domestici inauditi, vendette e rancori maturati in seguito ai soprusi subiti lungo una giovinezza all’insegna di prevaricazione da parte di uomini violenti e autoritari: personalità tutto l’opposto del nostro buono e ingenuo protagonista, a cui costerà molto caro questo suo bizzarro progetto matrimoniale.

Audition – La recensione

Takashi Miike appare questa volta fin quasi sdolcinato in buona parte dello svolgimento della tragica storia, avvolgendo di una patina dolciastra inedita quasi tre quarti del film, e limitandosi a sfoderare la consueta ferocia solo negli ultimi terrificanti venti minuti, in cui tutto il torbido viene a galla con torture di un realismo stordente. Disturbanti oltre per le inquadrature insistite su scene di amputazione pesantemente inflitte, anche per la scelta di un sonoro che rende sin troppo realistici i dettagli macabri della mattanza.

Ma è anche vero che proprio questa ostentata e sospetta mielosità iniziale altro non serve che a rendere più vivace e potente il contrasto con la tensione del crudele gioco al massacro, posto in atto dalla bella e folle protagonista, divenuta col tempo un animale ferito in cerca di vendetta.

Oltre che un efferato, sconvolgente film d’orrore, Audition è in realtà anche ben di più. Certamente il film appare come una spietata ma anche efficace, furente riflessione su una società maschilista in cui il maschio domina e sceglie, usa ed abusa una femmina che si pretende perfetta,  alla stregua di un oggetto perfetto oltre ogni fisiologica e più privata esigenza.

Una donna-strumento che non è mai stata così come in questa situazione, oggetto arbitrario ad uso e consumo, ovvero a pura discrezione, di un selezionatore uomo dalle molte pretese, e dalle capricciose fantasie sempre più sofisticate ed esigenti. 7/10

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Auditiom

  • Anno: 1999
  • Durata: 115
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Takashi Miike