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FESTIVAL DEI POPOLI

‘We knew how beautiful they were, these islands’: buio e silenzio

Buio, silenzio e assenza al centro del cortometraggio di Younes Ben Slimane

Publicato

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We Knew How Beautiful They Were These Islands

Buio e silenzio al centro di We knew how beautiful they were, these islands cortometraggio presentato in concorso al Festival dei Popoli 2022.

Un cortometraggio dove sono le immagini a farla da padrona, indubbiamente.

We knew how beautiful they were, these islands: la sinossi

Una figura solitaria scava una tomba nel cuore della notte, in una dimensione ai confini del reale, tra sogno e realtà. Senza dialoghi e senza suoni che non siano il vento, il crepitio del fuoco e il raschiare di una pala contro la terra secca, entriamo in un universo oscuro e misterioso, forse maledetto, dove ogni oggetto sembra infestato da un significato appena percepibile, portatore di istanze ataviche. La testa di una vecchia bambola, un pettine, un rossetto: reliquie il cui linguaggio silenzioso parla della vita e, soprattutto, della scomparsa dei loro proprietari originari. Quasi un’invocazione delle loro anime, tra il mare e il deserto. (Fonte: Festival dei popoli)

La recensione

Buio, silenzio e assenza sono le parole chiave del film.

Non ci sono colori, ma c’è solo oscurità, sempre e comunque. Un’oscurità che va di pari passo con il silenzio. Non ci sono parole e non ci sono suoni, così come non ci sono persone. E se da una parte questa scelta aiuta a rimanere concentrati su ciò che si vede sullo schermo, dall’altra estranea ancora di più. Ma è una scelta voluta quella di We knew how beautiful they were, these islands che vuole proprio porre l’attenzione sul gesto e sull’azione.

La luce e la scelta della notte

Mostro solo una parte e mi concentro su quel qualcosa annullando la prospettiva.

È lo stesso regista a sottolineare questa scelta.  Una scelta oculata che vuole sottolineare la dignità del gesto compiuto. Una scelta che si mescola perfettamente con quella di filmare sempre di sera, di notte. L’oscurità contribuisce a creare un ulteriore elemento di finzione a una storia silenziosa, ma autentica. Un’oscurità che, però, illumina, come nella scena in cui un flebile raggio di luce si proietta nell’occhio del giovane. Una finezza tecnica e artistica.

E poi c’è una scena finale che somiglia alla proiezione di una tomba. Con l’attesa del cambiamento naturale della luce.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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