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PREVIEW

‘Drive my car’ la potenza delle parole e dei sentimenti

Il film vincitore del premio per miglior sceneggiatura al festival di Cannes di quest'anno arriva nelle sale per Tucker film il 23 settembre. Un film complesso e meraviglioso da vedere

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drive my car

Grazie a chi
Mi ha regalato un movimento
Allontanandomi da qualcosa
E avvicinandomi a qualcos’altro

(Niccolò Fabi, Amori con le ali)

Presentato all’ultimo festival di Cannes, arriva in sala Drive My car, il nuovo attesissimo film di uno dei più interessanti autori del panorama nipponico contemporaneo, Ryusuke Hamaguchi.

Drive my car& a Cannes 2021 il nuovo film di Hamaguchi Ryusuke

Il film, tratto dall’omonimo racconto di Murakami Haruki contenuto nella raccolta Uomini senza donne, è fresco del premio come miglior sceneggiatura al festival francese. Si tratta però di un adattamento che amplia di molto gli scenari proposti dal racconto dello scrittore giapponese, dando vita a un’opera ambiziosa e molto personale. Il film è interpretato da Nishijima Hidetoshi, Miura Toko e Kirishima Reika.
Non lasciatevi spaventare dalla sua durata, che si attesta sulle tre ore; anzi, mettetevi comodi e lasciatevi accompagnare da questo delicato racconto in uscita per Tucker Film dal 23 settembre.

Chi è Ryusuke Hamaguchi

Hamaguchi Ryusuke nasce nel 1974 a Kanagawa, si laurea all’Università di Tokyo e studia regia alla Tokyo University of the Arts. Il film con cui consegue la laurea, Passion, viene selezionato per il Tokyo Filmex del 2008. È però con Happy Hour (2015), della durata di oltre cinque ore, che il regista inizia a farsi notare e apprezzare, vincendo numerosi premi. Il suo primo film commerciale, Asako I&II, viene selezionato in concorso al Festival di Cannes nel 2018. Durante un workshop Hamaguchi sviluppa Il gioco del destino e della fantasia (Wheel of Fortune and Fantasy), un film antologico che vince l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 2021.

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La trama di Drive my Car

Kafuku è un attore e regista teatrale che ha un intenso rapporto umano e artistico con sua moglie, Oto. Durante una visita medica gli viene diagnosticato un glaucoma all’occhio sinistro, che gli impedisce di guidare la sua amata auto sportiva Saab 900 turbo.
A causa di un’improvvisa emorragia cerebrale, l’uomo perde la moglie. Due anni dopo, accetta di dirigere per un festival di Hiroshima, Zio Vanja, un famoso dramma di Cechov. In questa circostanza conosce Misaki, una ragazza incaricata di fargli da autista e di guidare la sua macchina. Inizialmente diffidente, Kafuku pian piano avrà modo di approfondire il legame con Misaki, lasciando affiorare il passato di entrambi e dando modo ai due di riflettere sulle loro vite.

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Parlare

Drive my car è un film pieno di parole. A dire il vero tutto il cinema di Hamaguchi fa delle parole e delle mille forme che esse possono assumere la sua cifra stilistica. Questo è anche il motivo per cui questo regista si sta imponendo nel panorama cinematografico mondiale come uno degli autori più interessanti.

Le parole compongono i racconti che Oto recita in maniera estemporanea a Kafuku dopo gli amplessi. Le parole vengono prima lette e poi recitate durante la preparazione dello spettacolo teatrale, dando loro una forma, man mano, sempre più compiuta. Le parole vengono anche mimate, in quanto una delle attrici dello spettacolo parla la lingua dei segni. Le parole compongono infine gli intensi dialoghi tra Kafuku e l’autista Misaki, che saranno oggetto di profonde riflessioni interiori per entrambi, per arrivare al liberatorio finale.

Lasciar andare

Non è un caso che i titoli di testa di Drive my car appaiano dopo la morte della moglie, dopo quasi tre quarti d’ora dall’inizio. Risulta chiaro, dunque, che il film vuole concentrarsi sugli effetti di questa improvvisa e dolorosa perdita, e concentrarsi sul percorso interiore di Kafuku per accettare quanto accaduto. L’uomo ha bisogno di mettere a fuoco sé stesso e il rapporto che aveva con la moglie, che capiamo essere stato non privo di zone d’ombra e di non sempre sincero. A questo va sommato un lutto da cui la coppia non si era mai completamente ripresa. In questo gli sarà estremamente utile Misaki: la ragazza, infatti, attraverso i loro lunghi dialoghi, lo aiuterà a togliersi un peso che si stava portando dietro da troppo tempo. Saranno proprio la condivisione e l’apertura all’altra persona la via per la sua salvezza interiore.

Ascoltare

Kafuku ha un approccio ferreo alla materia teatrale: deve memorizzare il ritmo delle battute che recita, in modo tale da avere ben chiara la sua figura nella rappresentazione. Per fare ciò ascolta costantemente in macchina un’audiocassetta in cui la moglie recita il copione, lasciando spazi di silenzio che l’uomo riempie dicendo a sua volta le proprie battute. L’attaccamento a questa abitudine denota una chiara difficoltà dell’uomo nel poter continuare la sua vita in maniera autonoma, relegando il suo ruolo a un mero “restare negli spazi”. Questo rende inevitabilmente difficile qualsiasi tentativo di allargarsi, farsi spazio e trovare una dimensione non imposta, oltre ad avere un costante e incessante dialogo con la moglie. Dialogo anch’esso circoscritto nelle parole registrate di Oto, che si fanno involontariamente gabbia per Kafuku, da cui non può e sembra non voler uscire.

Guardare attraverso

La regia di Hamaguchi ha l’enorme pregio di essere discreta nei confronti della narrazione, estremamente misurata e comunque di non rinunciare a una forte autorialità. Il suo cinema si avvale spesso di trovate di messa in scena audaci e dirompenti nella portata metaforica e semantica di cui si fanno carico. Una di queste è lo sguardo in macchina. Chi ha visto il precedente film del regista, Il gioco del destino e della fantasiaavrà sicuramente notato che, anche nei tre stupendi racconti, erano presenti questi intensi sguardi dei personaggi nella macchina da presa. In Drive my car questa scelta è anch’essa pregna di significato ed è inserita in maniera sapiente all’interno del discorso filmico.

È così che lo sguardo si fa confessione a cuore aperto a noi spettatori, diventando spazio intimo e personale per i personaggi principali, liberi di comunicare con noi ed essere trasparenti come forse non lo sono mai stati.

Guidare

Kafuku è geloso della sua Saab 900 turbo e non vede di buon grado l’idea che qualcuno la guidi. Non stupisce dunque la riluttanza dell’uomo nell’incaricare Misaki di fare questa cosa al posto suo. L’automobile diventa così rappresentazione stessa della persona di Kafuku, al cui interno fatica ad ammettere qualcuno che non sia lui. Oltre, a suo modo, anche la moglie, attraverso la voce registrata. La macchina diventa anche luogo del confronto, dove l’uomo è libero di mettere allo scoperto le proprie fragilità in funzione di un dialogo sincero con Misaki. Il film, infatti, si svolge per buona parte in questo ambiente. Il fatto stesso che la macchina si muova ne identifica la natura di spostamento e transitorietà, in perenne movimento da un posto e da uno stato d’animo a un altro. Drive my car, quindi, diventa letteralmente “ti lascio entrare nella mia vita e in ciò che sono davvero”.

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Cambiare posto

La ragazza inizialmente è un’ospite indesiderata nel veicolo e l’uomo preferisce rimanere seduto sui sedili posteriori, come fosse su un taxi. La volontà di occupare in questo modo lo spazio dell’abitacolo dà la possibilità di avere il posto accanto a sé libero. Dal punto di vista simbolico, Kafuku si sente più protetto se accanto a sé il posto vuoto è occupato idealmente dalla moglie, o comunque dal ricordo di lei ancora vivido e presente. Solo nel corso della narrazione il regista si sposta, mettendosi accanto al posto del conducente, lasciandosi alle spalle l’ingombrante peso di Oto nella sua vita.

Nel finale del film,  vediamo addirittura l’automobile occupata solo da Misaki e dal suo cane, come a significare un luogo diventato pubblico, accessibile senza problemi e senza limitazioni. Allo stesso modo, Kafuku ha trovato la serenità tanto ricercata.

Recitare

La preparazione della rappresentazione di Zio Vanja occupa gran parte del film. Il procedimento che porta alla messa in scena di uno spettacolo viene raccontato in maniera dettagliata e quasi documentaristica. Con la stessa perizia era stato raccontato e messo in scena il seminario a cui partecipavano le quattro protagoniste di Happy Hour. Hamaguchi si concentra sull’atto della recitazione per sottolinearne la natura catartica, capace di far scavare gli attori dentro loro stessi. Questo per conoscersi e conoscere il mondo attorno a loro. Il regista ama prendersi i suoi tempi e far entrare con calma lo spettatore nel racconto. In generale il comparto tecnico del film è di altissimo livello, dal montaggio alla fotografia, dal sonoro alla recitazione di tutti gli attori. Questo a dimostrazione delle indubbie qualità da autore quale è.

Drive my car è un film complesso, impegnativo, ma assolutamente gratificante, che conferma Ruysuke Hamaguchi come uno dei più interessanti registi contemporanei. Da vedere assolutamente.

Qui sotto la clip ufficiale del film, in uscita il 23 settembre

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Drive my car

  • Anno: 2021
  • Durata: 179min
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Hamaguchi Ryusuke
  • Data di uscita: 23-September-2021