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Mubi Film

L’amore come forza destabilizzante nella rassegna MUBI ‘Perdutamente, follemente, profondamente’

La rassegna MUBI Perdutamente, follemente, profondamente racconta l’amore come esperienza radicale e distruttiva attraverso film che spezzano il cuore, da Happy Together a Die My Love, da Millennium Mambo a Ema e Se mi lasci ti cancello

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Con Perdutamente, follemente, profondamente MUBI non propone una rassegna sull’amore, almeno non nel senso rassicurante e pacificato che il cinema ha spesso contribuito a costruire. La selezione attraversa relazioni instabili, passioni divoranti e legami che si consumano nella stessa intensità con cui nascono. Qui l’amore non è mai una promessa di equilibrio, ma un campo di tensioni dove desiderio, identità e distruzione convivono senza possibilità di sintesi.

La rassegna mette insieme opere lontane per epoche, contesti e linguaggi, ma accomunate da una visione dell’amore come forza perturbante. Non un sentimento da idealizzare, bensì un’esperienza che espone i personaggi al rischio, alla perdita di controllo, alla trasformazione irreversibile. Il percorso viaggia nelle epoche ma è  netto: l’amore come stato di crisi permanente, come luogo in cui l’individuo si frantuma o si reinventa. Di seguito alcuni dei film più rappresentativi delle varie sfaccettature dell’amore analizzate nella rassegna.

Ema (Pablo Larraín, 2019)

Nel film di Pablo Larraín, una perla nascosta, l’amore si intreccia con il corpo, la danza e il controllo. Ema è una donna che rifiuta il ruolo che le è stato assegnato, moglie, madre, compagna, per reinventarsi attraverso un desiderio che sfugge a ogni definizione stabile. La relazione con il marito coreografo è solo uno dei fronti di una battaglia più ampia, che passa attraverso la sessualità, la performance e l’appropriazione dello spazio urbano. Ema incarna perfettamente lo spirito della rassegna perché mette in scena un amore che non cura, ma espone, che non ricompone, ma destabilizza. Leggi la recensione di Ema.

Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973)

L’opera immortale di Djibril Diop Mambéty è una storia d’amore e fuga che diventa presto un racconto sull’impossibilità del sogno. Mory e Anta desiderano scappare dal Senegal per raggiungere Parigi, ma il loro legame è attraversato da una tensione costante tra aspirazione e disillusione. L’amore qui è complicità, ma anche divergenza, un progetto condiviso che si incrina sotto il peso della realtà. Touki Bouki rappresenta l’anima più politica della rassegna, mostrando come la passione privata sia inseparabile da un contesto sociale e storico che la condiziona. La recensione di Taxidrivers.

Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973)

Laurence Anyways (Xavier Dolan, 2012)

Xavier Dolan racconta un amore che resiste al cambiamento, ma non senza ferite. La transizione di genere di Laurence mette alla prova il rapporto con Fred, trasformando il loro legame in un percorso di resistenza, incomprensione e desiderio ostinato. Laurence Anyways è un film sulla durata, sull’impossibilità di fermare il tempo e sull’amore come scelta reiterata, mai definitiva. La sua presenza nella rassegna sottolinea come l’amore profondo non sia sinonimo di armonia, ma di continua negoziazione identitaria. Leggi la recensione.

Se mi lasci ti cancello (Michel Gondry, 2004)

Michel Gondry utilizza la fantascienza come dispositivo per raccontare la rimozione del dolore amoroso. Joel e Clementine decidono di cancellarsi dalla memoria, ma il film mostra come l’amore lasci tracce che resistono anche alla volontà di dimenticare. La relazione è fragile, ripetitiva, destinata a fallire, eppure inevitabile. Se mi lasci ti cancello è un capolavoro centrale nella rassegna perché affronta il desiderio impossibile di controllare l’esperienza amorosa, trasformando la perdita in un labirinto mentale da cui non si esce indenni. Leggi la recensione del film.

Happy Together (Wong Kar-wai, 1997)

Il genio unico di Wong Kar-wai mette in scena una relazione tossica fatta di separazioni e ritorni, ambientata in un’Argentina alienante e malinconica. Lai e Ho si amano e si distruggono in un ciclo che sembra non avere fine. L’amore è qui una dipendenza, un movimento circolare che impedisce qualsiasi stabilità. Happy Together è uno dei cuori pulsanti della rassegna perché mostra l’amore come gesto reiterato di fallimento, dove la passione sopravvive anche quando ogni possibilità di felicità è già stata consumata. Leggi la recensione di Happy Together.

happy together

happy together (Wong Kar-wai, 1997)

Millennium Mambo (Hou Hsiao-hsien, 2001)

Hou Hsiao-hsien, con uno dei film più rappresentativi del nuovo cinema taiwanese, racconta che l’amore è una deriva lenta e ipnotica. Vicky vive una relazione soffocante con Hao-Hao, incapace di spezzare un legame che la trattiene in una giovinezza sospesa. La voce fuori campo racconta il passato come se fosse già un ricordo distante, mentre le immagini costruiscono un tempo liquido e rarefatto. Millennium Mambo rappresenta l’aspetto più contemplativo della rassegna, dove l’amore non esplode, ma consuma lentamente, lasciando dietro di sé un senso di stasi e malinconia. Leggi la recensione.

Sick of Myself (Kristoffer Borgli, 2022)

Kristoffer Borgli affronta l’amore nell’epoca della visibilità e del narcisismo. La relazione tra Signe e Thomas è un campo di competizione costante, dove il bisogno di attenzione supera qualsiasi forma di empatia. L’autodistruzione della protagonista diventa un atto performativo, un modo estremo per affermarsi all’interno del rapporto. Sick of Myself è emblematico per la rassegna perché porta il discorso sull’amore nel presente, mostrando come il legame sentimentale possa trasformarsi in un dispositivo di auto-sfruttamento e violenza simbolica. Leggi la recensione di Taxidrivers.

Gli altri film della rassegna

Accanto a questi titoli, Perdutamente, follemente, profondamente include una serie di opere che ampliano ulteriormente il discorso sull’amore come forza destabilizzante. Die My Love di Lynne Ramsay esplora la follia e la maternità come territori di conflitto emotivo. Queen & Slim trasforma la relazione amorosa in un atto politico e di resistenza. Queer di Luca Guadagnino, Il disprezzo di Jean-Luc Godard, Motel Destino di Karim Aïnouz, Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, Antichrist di Lars von Trier, Come le foglie al vento di Douglas Sirk e Passages di Ira Sachs compongono un mosaico eterogeneo ma coerente, in cui l’amore è sempre una prova, mai una soluzione.