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2020

Vulnerabili di Gilles Bourdos. I rapporti di coppia e le relazioni fallimentari. La recensione

Gilles Bordou risveglia i fantasmi di ognuno e sa farlo con stile, sobrietà e una piacevole inventiva. Vicende molto private, dolorose, che si sciolgono solo quando ci si affida all’autenticità del voler bene e ci si tutela da chi ama solo a parole

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  • Anno: 2017
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia, Belgio
  • Regia: Gilles Bourdos
  • Data di uscita: 12-March-2020

Vulnerabili di Gilles Bourdos parla di relazioni coniugali e genitoriali. Di quanto possano essere nel contempo intense e fragili, e quanto le persone coinvolte possano soffrirne. All’interno delle famiglie, il film si sofferma a scandagliare i rapporti di coppia, sia tra moglie e marito, sia tra un figlio, o figlia, e il proprio padre, la propria madre. Sullo sfondo anche le relazioni fallimentari tra i genitori, che si sono lasciati, si stanno lasciando o forse sarebbe meglio lo facessero.

Vulnerabili di Gilles Bourdos parla di relazioni coniugali e genitoriali. Di quanto possano essere nel contempo intense e fragili, e quanto le persone coinvolte possano soffrirne

Tre sono le situazioni narrative, tre le famiglie, ciascuna infelice a modo proprio. Quella di Josephine e Tomasz (Alice Isaaz e Vincent Rottiers) appena sposati, in crisi fin dalla prima notte di nozze, e i genitori di Josephine, il padre soprattutto (Grégory Gadebois) in un ruolo estremamente drammatico. Melanie e il suo di padre (Alice de Lencquesaing e Eric Elmosnino), che devono affrontare un’insolita presenza, il compagno di lei, professore più che sessantenne, di cui la giovane Melanie è incinta, e innamorata. Anthony, infine, e la madre (Damien Chapelle e Brigitte Catillon): lui che cerca di riportare lei alla ragione, mentre si fa contaminare facilmente dalla sua lucida follia, in uno scambio simbiotico di chi non è mai voluto crescere.

Le diverse storie si sfiorano, in contatti fuggevoli e poco risolutivi, neanche tanto credibili, a dire il vero, ma bastevoli a suggerirci che la loro umanità ci riguarda tutti. Gilles Bourdos spiega così la connessione tra il richiamarsi degli eventi, “Le situazioni si rispondono, si fanno eco, creano effetti di risonanza e punti di collegamento”. Non è la prima volta che il cinema ci propone trame che si avvicinano, alcune sciogliendosi negli incontri, altre no. Come nel delicatissimo film di Cédric Klapisch, Parigi, in cui il protagonista guarda gli altri personaggi dalla finestra, mentre le loro vite s’incrociano qualche attimo appena. Parigi si fa palcoscenico di un’esistenza, vissuta e recitata, che si snoda con tutto il suo carico di emozioni.

Vulnerabili è anche una storia di sottomissione

La messinscena delle famiglie vulnerabili di Bordous avviene a Nizza, ma il bello della città si vede poco. Gli ambienti sono spesso luoghi anonimi, di transito, come l’albergo, il parcheggio, il residence, la casa di cura. Che, insieme al mare, quello triste dell’inverno, indicano una solitudine senza conforto. L’interno della casa di Vincent, il papà di Melanie, invece è pieno di libri, caloroso e confortevole, così come quello del fidanzato della figlia. Si telefonano, Melanie e Vincent, inseriti in queste due abitazioni così belle e vissute, e la loro comunicazione sa essere, pur nel litigio, carica di affetto. Loro sono infatti le persone meno problematiche, nonostante Vincent si stia separando dalla moglie e viene a sapere che la figlia sta con un uomo che ha ben diciotto anni più di lui.

Nella famiglia di Josephine la disperazione è moltiplicata per quattro, quante sono le coppie al suo interno. Lei e il marito, in una quotidianità disastrosa; lei e il padre, dal quale fugge perché non scopra il segreto del suo matrimonio; lei e la madre, un legame fatto di soli silenzi. E quella dei genitori, un altro grande insuccesso relazionale. Vulnerabili è anche una storia di sottomissione: Josephine, nei confronti del marito, a ripetere, amplificata, la stessa sudditanza del padre verso la madre. Anche Anthony è totalmente asservito a sua madre, in un vincolo sfacciatamente edipico. “È all’interno delle famiglie che alcuni trovano rifugio e altri sprofondano” (Gilles Bourdos).

Il racconto procede con una forte tensione per tutta la sua durata

Il racconto procede con una forte tensione per tutta la sua durata. Incipit e conclusione vedono al centro il personaggio della giovane Josephine, una bravissima Alice Isaaz, capace di dar voce alla sofferenza delle tante donne che non sanno difendersi dalla violenza domestica, e ne subiscono la minaccia giorno dopo giorno. Ma un po’ sotto minaccia (Espèces menacées è il titolo originale del film) sono tutte le altre persone che compongono questo triste mosaico.

Vicende molto private, dolorose, che si sciolgono solo quando ci si affida all’autenticità del voler bene e ci si tutela da chi ama solo a parole. Egoismi e brutture si nascondono anche nelle realtà familiare che dovrebbero proteggerci. In questo, Gilles Bordou risveglia i fantasmi di ognuno e sa farlo con stile, sobrietà e un’ apprezzabile inventiva, rielaborando i racconti di Richard Bausch, insieme al suo sceneggiatore di sempre, Michel Spinosa. Morandini ha detto che i film di Bordou (quelli precedenti) sono tutti dimenticati e dimenticabili. Chissà cosa direbbe di questa sua nuova narrazione, che sa essere invece così intima e nello stesso tempo così condivisibile.