fbpx
Connect with us

Cannes

‘La plus précieuse des marchandises’: l’animazione di Hazanavicius

Il regista francese affronta il tema della Shoah attraverso un racconto classico, ispirato al romanzo omonimo: un inno alla vita e alla compassione fra esseri umani, contro tutte le guerre.

Pubblicato

il

La plus précieuse des marchandises

Nel duro inverno del regista e sceneggiatore francese Michel Hazanavicius, in un bosco coperto di neve dove abitano due taglialegna operosi, è possibile trovare La plus précieuse des marchandises, ultimo film che ha chiuso il Concorso di Cannes 2024.

Festival de Cannes – International film festival for more than 75 years (festival-cannes.com)

Ispirandosi all’omonimo romanzo di Jean-Claude Grumberg il regista, di origine ebraica, racconta a modo suo la tragedia della Shoah attraverso il disegno animato e mediante una storia che potrebbe anche essere accaduta realmente, se non vera, almeno verosimile.

Il regista non si era mai deciso ad affrontare il tema della Shoah così da vicino, benché nella sua storia personale ci siano state esperienze forti, in particolare una storia legata alla nonna ‘personale e complicata, ma allo stesso tempo anche molto potente’.

Hazanavicius dice di aver scelto il disegno animato perché  meno diretto del lavorare con gli attori su un argomento così delicato ma, è importante che, nonostante i tecnicismi, l’emozione suscitata negli spettatori sia la stessa e che l’animazione stimoli l’immaginazione di chi vedrà il film.

Tra l’altro, il regista viene dal mondo del designer ed ha voluto disegnare personalmente i personaggi del film ricreando intense atmosfere, pur non avendo uno stile classico. Si è quindi dovuto affidare alla squadra degli animatori per ottenere il risultato profondamente malinconico che desiderava e che desse “la sensazione di un film che era sempre esistito e stava venendo a galla”.

Sono stati il ​​produttore Patrick Sobelman e Studiocanal – racconta Hazanavicius – a venire da me e chiedermi di dirigere l’adattamento del libro omonimo di Jean-Claude Grumberg. Non era ancora stato pubblicato e ho avuto la possibilità di leggere le bozze: sono stato immediatamente sedotto e commosso dalla storia. Non capita spesso che un regista abbia l’opportunità di lavorare su una storia così forte, implacabile e universale. Una storia profonda, potente, umanista e al tempo stesso delicata: mi è sembrata subito un classico quando l’ho scoperta, prima della sua pubblicazione.”

La plus précieuse des marchandises: C’era una volta, in un grande bosco, un povero taglialegna e sua moglie

Già l’incipit della storia, il cui racconto è interamente affidato alla voce fuori campo del compianto Jean-Louis Trintignant (già malato e cieco quando ha registrato) fa capire che si tratta di una favola molto particolare che riguarda esseri umani della vita reale, alle prese con enormi difficoltà, non ultima la guerra. Un giorno un bambino (una piccola merce preziosa) cambierà i destini ed i cuori di alcuni, mentre altri manterranno i loro cuori di pietra: un bambino gettato da un treno – si racconta – uno dei tanti che attraversano i boschi in direzione dei lager.

‘C’erano una volta, in un grande bosco, un povero taglialegna e una povera taglialegna. Il freddo, la fame, la povertà e la guerra ovunque intorno a loro rendevano le loro vite molto difficili. Un giorno, un povero taglialegna accoglie un bambino. Un bambino gettato da uno dei tanti treni che attraversano costantemente i loro boschi. Protetto a qualunque costo, questo bambino, questa piccola merce sconvolgerà la vita di questa donna, di suo marito e di tutti coloro che incroceranno il suo destino, fino all’uomo che l’ha gettata dal treno. La loro storia rivelerà il peggio così come il meglio dei cuori degli uomini.’

La coppia di taglialegna, poverissimi, non ha figli e la moglie prega che i treni di passaggio lascino cadere qualcosa per lei, una mercanzia che li possa aiutare a tirare avanti.

Un giorno, mentre la neve fiocca gelida, si sente un bambino piangere. La taglialegna corre e trova una bambina appena nata, gettata certamente da un treno (come si vedrà di fatto in un’altra scena), nella speranza che qualcuno la trovasse e la salvasse dall’orrore dei campi nazisti.

Nonostante l’iniziale fastidio, anche il taglialegna crescerà la bambina, insieme al vicino poverissimo che possiede però una capra il cui latte sarà la principale fonte di sostentamento per la piccola.

Il padre della bambina, sopravvissuto al campo, uscirà dal lager alla fine della guerra, non immaginando che la figlia sia ancora viva.

In alcune brevi scene di animazione, disegni simbolici ed immagini flash, viene richiamato più esplicitamente l’orrore dell’Olocausto: il tratto di Hazanavicius è stilizzato, in alcuni momenti quasi ricorda l’urlo di Munch, e si addolcisce nel disegnare i lineamenti della bambina.

Non un film sull’Orrore ma sui Giusti che hanno salvato vite umane

A chi gli chiede se ha fatto questo film per ricordare, per fare memoria o per dovere storico il regista risponde che inizialmente aveva avuto un intento didattico ma poi ha riflettuto insieme a Grumberg, ed  hanno deciso che non era quello il loro compito, né la loro funzione.

“No, non è cosa mia. Io non sono un insegnante: non mi sento investito di una missione, io sono un regista, faccio degli spettacoli. Mi va benissimo restare al mio posto. Ho parlato con Grumberg, che mi ha detto che questa non era nemmeno la sua idea, voleva solo dimostrare che possono esserci cose belle in mezzo a situazioni orribili come quelle descritte. Questo mi ha dato una chiave di lettura e mi ha commosso leggendo il suo libro.”

Dunque la merce più preziosa è la vita dell’essere umano, di ogni essere umano, che porta con sé la speranza e la luce: il film vuole ricordare coloro che hanno saputo preservare la vita di altri, salvare vite rischiando la propria, scegliendo sempre e comunque la strada della condivisione e della giustizia.

Il film mantiene, nonostante l’emozione che evoca, uno stile sobrio e poco incline al sentimentalismo.

“La merce più preziosa non è solo una storia sull’orrore, o sui campi, ma la trascende. È un movimento dall’oscurità alla luce, è una storia brillante, che rivela cosa l’uomo – e prima di tutto la donna – ha di migliore. È una spinta alla vita, e se il film intende ricordare qualcosa o qualcuno, allora quelli sono i Giusti, quegli uomini e quelle donne che hanno salvato vite umane a loro rischio e pericolo. Sono loro che il film celebra. Non è né una celebrazione delle vittime, né una condanna dei carnefici. In questo credo di essere molto ebreo: ‘sempre sceglierai la vita’. E questa storia incarna questo precetto senza dimostrazione, senza tesi”.

Cannes 2024: i Vincitori

Scrivere in una rivista di cinema. Il tuo momento é adesso!
Candidati per provare a entrare nel nostro Global Team scrivendo a direzione@taxidrivers.it Oggetto: Candidatura Taxi drivers

  • Anno: 2024
  • Durata: 81'
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Michel Hazanavicius