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Anya Taylor-Joy : occhi da femme fatale

In procinto di debuttare a Cannes col suo “Furiosa”, la Joy ha dimostrato di essere, anche grazie a precise scelte filmiche, una delle migliori attrici della sua generazione

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Anya Taylor-Joy

Al Festival di Cannes debutta col prequel e origin story Furiosa tratto dalla saga di George Miller Mad Max: Fury Road. E per Anya Taylot-Joy rappresenta il culmine di una carriera in ascesa, preservando il suo talento da banali critiche estetiche. Effettivamente già da uno dei suoi primi film, The Witch di Robert Eggers, la Joy ha dimostrato di essere il prototipo di una ninfa malinconica, algida dalla bellezza eterea. Una perfetta spalla per gli odierni horror generazionali. La dama da salvare o la caratterista da sacrificare.

Usando la sua sconfinata bellezza per riempire sale e botteghini. Ma la sua storia per fortuna ha evitato ogni ulteriore riflessione retorica da extra-cinema. Se dovessimo inquadrare il vero talento di Anya Taylor-Joy, oltre a quello recitativo, risiederebbe nell’attenta valutazione dei film da interpretare. Split, The Northman, la sublime serie La regina degli scacchi, non sono solo scelte azzeccate ma anche il chiaro intento di smarcarsi da sempliciotte valutazioni estetiche. Direzionando la nostra attenzione su cosa dice il suo volto piuttosto che rimanere fissi su di esso.

L’horror Girl- Anya Taylor-Joy

È indubbia l’intenzione, tra coincidenza e volontà, di inizio carriera della Joy di identificarsi come principessa dell’horror contemporaneo. The Witch di Eggers in tal senso è forse il suo film più importante. È il film che inizia a far conoscere le vere potenzialità di Anya Taylor-Joy. Una famiglia religiosa viene allontanata dalla sua comunità e si trova nei boschi tra stregoneria e pressioni sataniche. La Joy è già una ninfa malinconica e l’esoterismo del film viene incentrato sulla futura strega interpretata dalla Joy. Attraendo il mondo del bosco e ogni azione drammatica sulla fascinazione del male. È il film che fa conoscere al mondo il talento di Eggers, ma soprattutto quello della sua futura musa.

Collaborazione replicata con l’Amleto di The Northman. Nella rielaborazione di Eggers, la leggenda diventa desiderio sovrannaturale di sovvertire vendetta e potere. E il personaggio della Joy, Olga, moglie di Amleth, non è la classica figura di accompagnamento dell’eroe tragico, bensì una schiava. Una maga, che sfruttando il piano spirituale di Eggers, diventa la femme fatale che manipola le scelte del protagonista. Un’antieroina  in un mondo shakespeariano, dove l’epica e il melodramma si fondono dando alla Joy un personaggio a sé stante.

Split, Glass, Emma – Anya Taylor-Joy

Anya Taylor-Joy deve molto a Shyamalan e ai sequel del film cult Unbreakable. Il personaggio Casey Cook per la Joy è la consacrazione definitiva oltre l’horror d’autore. Il serial killer bipolare interpretato da James McAvoy in Split rapisce Casey con altre malcapitate a causa del suo disturbo dissociativo della personalità. Inizialmente Shyamalan attribuisce alla Joy il classico personaggio dello slasher movie. La ragazzina rapita e la ribellione nei confronti dello psicopatico di turno. Ma Casey e “la bestia” hanno un rapporto differente dal cliché rapitore e rapita. Come si vedrà anche nel secondo sequel, Glass, il personaggio della Joy è una luce in fondo al tunnel, un faro nella crisi mentale del serial killer di McAvoy.

Con la saga di Shyamalan Anya Taylor Joy è lanciatissima, e approfitta del successo per un film diverso dai precedenti. Il dramma in costume di Autumn de Wilde, Emma. La Joy sembra, e in parte è, la classica donna della Austen: ricca, svogliata, superficiale. Riesce comunque a dare al film un tocco intimo smuovendo il romanzo aristocratico. Emma crea scompiglio, coppie e pettegolezzi. Ma si dimostra estremamente intelligente, istaurando con la nuova amica interpretata dalla Goth un rapporto da contraltare, e morboso. Confermando ancora una volta la predilezione della Joy per ruoli complessi, autoritari e assolutamente magnetici.

La regina degli scacchi, The Menù – Anya Taylor-Joy

La carriera dell’attrice americana trova un’ennesima conferma in campo seriale. Dopo una parte di secondo piano nella serie inglese Peaky Blinders, Anya Taylor-Joy viene consacrata da Netflix con La regina degli scacchi. Mettendo in mostra tutta la sua bravura. La serie si basa sul rapporto tra genio e abuso delle dipendenze. Beth è un’orfana, abbandonata dalla madre schizofrenica. La Joy è borderline, un’abile scacchiera difficile da decifrare e con tutti gli scrigni della sua anima turbata difficili da smussare. La regina degli scacchi è una serie importante per la Joy, andando anche oltre i dovuti riconoscimenti internazionali come il Golden Globe per migliore attrice. La Joy è una Beth Harmoth che rifugge il mondo esterno per quello interno della scacchiera. Rappresentando inoltre molto bene la fatica delle donne in un’attività maschile.

Una grande attrice si vede anche nei film non proprio riusciti, infondendo in essi curiosità e ritmo. È il caso di The Menù, il film diretto da Mark Mylod, sulla cucina gourmet a metà tra thriller psicologico e horror. Anya Taylor- Joy ancora una volta si trova a suo agio, non solo nel cinema d’orrore, ma anche in caratterizzazioni all’ultimo grado della scala sociale. Riuscendo poi alla fine ad emergere da ogni situazione con il carisma di chi rivela chi è per davvero. Tra piatti della migliore chimica gastronomica e veri e propri bagni di sangue, il personaggio di Margot è l’unico a tenere testa al crudele chef Julian (Ralph Fiennes) e a fuggire incolume dall’isola di Hawthorn.

Furiosa: A Mad Max Saga

Anya Taylor-Joy in pochi anni ha dimostrato di essere una delle attrici migliori della sua generazione e che l’estetica dell’apparenza, nel suo caso, costituisce solo l’inizio di una sfolgorante carriera.

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