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Focus Italia

A Locarno 76 ‘Non sono quello che sono – The Tragedy of Othello di W. Shakespeare’ di Edoardo Leo

L’attore e regista romano presenta un noir da lui diretto in anteprima mondiale al 76° Festival di Locarno, translitterando l’ ‘Otello’ di Shakespeare nelle cupe e violente atmosfere della malavita organizzata del litorale laziale: una cronaca eterna di avidità e femminicidio

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Fuori concorso a Locarno 76, proiettato nella suggestiva cornice serale della Piazza Grande della città svizzera, Non sono quello che sono – The Tragedy of Othello di W. Shakespeare è l’ottavo film da regista di Edoardo Leo, tra i più noti volti nostrani di cinema e televisione, ma è il primo in cui si accosta a una materia drammatica, addirittura tragica, dosando sguardo personale e codici di genere a lui inediti, quello del noir di periferia e del gangster movie .

Non sono quello che sono conduce alla riscoperta della modernità attualissima di un classico del teatro universale con un approccio di fedeltà al testo (in cui non casualmente il titolo inglese viene affiancato a quello italiano del film, che è una citazione shakespeariana), in un’operazione linguistica di adattamento dei versi del Bardo alle inflessioni dialettali romane e napoletane, rispettando l’impianto drammaturgico di plot e personaggi e facendo rivivere nelle lande delle criminalità organizzata di borgata il razzismo, la mascolinità tossica e l’ossessione omicida che vivono oggi come allora, nei primi anni del XVII secolo.

Sinossi

2001, sul litorale di Nettuno. Iago (Edoardo Leo), criminale di una gang armata, affianca nel narcotraffico il nordafricano Otello (Jawad Moraqib), novello sposo di Desdemona (Ambrosia Caldarelli), dolce e delicata figlia di un boss. Contrariato e invidioso del potere di Otello, Iago dispone e orchestra una trama subdola e sanguinosa di vendetta, instillando in Otello il seme del sospetto, quello di una relazione clandestina e adultera di Desdemona con Michele (Matteo Olivetti), altro componente della banda, sacrificabile nella cinica scalata di Iago. Il finale con stragi, dove si accavallano accuse e rivelazioni, dove le maschera cadono e ciascuno rivela un cuore di atrocità (ad eccezione della forza di denuncia e sacrificio di Emilia, una convincente Antonia Truppo), prevede per il protagonista traditore una pena peggiore della morte.

 

Tra narrativa popolare e colta eredità

Prodotto da Matteo Rovere e Sydney Sibilia, alla prima visione Non sono quello che sono si configura come un prodotto che si inserisce nell’immaginario di una fruttuosa e recente tradizione italiana cinematografica e seriale correlata insieme su doppi binari, da Suburra a Romanzo criminale, trovando ancora una volta l’opera capostipite in Gomorra (2008) di Matteo Garrone, esplicitamente citato da Leo, senza tralasciare alcuni contributi dei fratelli D’Innocenzo.

Su questa operazione derivativa dove la compattezza del racconto non si accorda volontariamente all’epopea, dove l’atmosfera, con la sua livida fotografia di minaccia, risuona di soffocante notte dell’anima anche in esterno giorno e i criminali sono circoscritti alla loro laida pochezza e bestialità più che alla loro normalità, su questo apparato figurativo in rispetto a un genere narrativo in cui il regista si inabissa con merito, sfidando se stesso, si innesta, sovrapposta, un’altra più audace operazione: fa capo inevitabilmente a Shakespeare e alla decennale storia novecentesca di trasposizioni, rifacimenti, riscritture dell’ Otello che per il grande schermo include, tra i tanti, i nomi di Orson Welles, Laurence Olivier, Carmelo Bene, Kenneth Branagh. Mentre, per quanto riguarda la fortuna del Bardo nel teatro italiano, non si possono tralasciare i maestri imprescindibili nella formazione di Leo, come Vittorio Gassman Gigi Proietti, Nino Manfredi.

L’eterno ritorno di insane pulsioni

È lo stesso regista a chiarire l’origine e l’intento della sua opera, il suo affiancamento a una tragedia di immensa portata e il suo rapporto con la lingua del Seicento:

Razzismo, maschilismo, femminicidio: l’idea di filmare l’Otello nasce dalla cronaca di oggi, che mostra la modernità sconcertante dell’opera di 400 anni fa. Col dialetto romano e napoletano provo a restituire la “parola” di Shakespeare.

E Non sono quello che sono riesce a stagliarsi per l’attualità sconcertante della cronaca nera di tutti i giorni nella letterarietà elisabettiana, nelle parole di spregiudicatezza, apatia e dissimulazione grondanti di efferatezza politica, nei rapporti di forza tra i personaggi macchiati dalla brutalità cieca più individualista, da un vilipendio altrui senza codici etici.

Si genera tuttavia uno squilibrio che frena la piena potenzialità moderna del film, quando l’impalcatura teatrale che soggiace alla sceneggiatura intacca l’apertura sfumata di ruoli a rischio di stereotipo, quando schematizza e fiacca il campo magnetico delle tensioni relazionali in un contesto ‘altro’ nella Storia a cui non si addice la rigidità antropologica e l’altisonante compostezza dei dialoghi, quando il nobile presupposto di calare il testo nelle urgenze dell’oggi rischia di opacizzare l’analisi del retroterra culturale dell’odio di genere e di religione insito nella nostra penisola (e non è forse esaustivo citare in tv il crollo delle Torri Gemelle per inquadrare il razzismo verso Otello ‘il Negro’).

The Tragedy of Iago

Non sono quello che sono ci offre tuttavia la promessa rinnovata di un autore che sa reinventarsi e aprire nuovi itinerari artistici in un territorio narrativo che gli è consono, dove sperimentare altri linguaggi e affinare la lungimiranza produttiva. Perché il film fa riaffiorare slanci originali di intelligente inventiva quando Leo si discosta dall’opera shakespeariana in un inizio e in una fine circolari, emancipandosi dal peso solenne di un autore immortale per riservare al suo Iago una sorte diversamente avvinghiata al defunto Otello, in una condanna morale di contemporaneità che è un ennesimo contraccolpo alla frase che il colpevole recita senza credibilità: ‘non sono quello che sono’.

Come dichiarato dal regista, Non sono quello che sono troverà un’uscita nelle sale nella primavera del 2024, dopo però essere stato presentato prima in tour negli istituti scolastici italiani, con un’operazione distributiva nuova nel nostro cinema, offrendo ai giovani, tramite gli insegnanti, un’opportunità di approfondimento sui temi del patriarcato e della xenofobia, tra le vette (in filigrana) della poesia di Shakespeare.

  • Anno: 2023
  • Durata: 115'
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Genere: Drammatico, noir
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Edoardo Leo