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Cinema brasiliano: perché oggi è uno dei più interessanti al mondo

Viaggio nel nuovo cinema brasiliano, tra memoria politica, spazio urbano e conflitti sociali

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Il cinema brasiliano oggi è tra i più vitali al mondo: da L’agente segreto ai film simbolo degli ultimi vent’anni, viaggio nel nuovo corso autoriale.

Il cinema brasiliano vive da tempo una stagione di straordinaria vitalità. Nato agli inizi del XX secolo tra contaminazioni europee e influenze statunitensi, ha saputo rielaborare la propria identità attraverso stagioni di grande fermento creativo e periodi di censura o discontinuità produttiva. Dalla rivoluzione formale del Cinema Novo degli anni Sessanta — che fece del realismo politico e della denuncia sociale i propri pilastri — fino alla rinascita post-Retomada degli anni Novanta e alle attuali produzioni internazionalmente riconosciute, il percorso del cinema brasiliano riflette le profonde trasformazioni del Paese stesso.

L’arrivo nelle sale italiane de L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho ne è l’ennesima conferma. Premiato a Cannes per la miglior regia e per l’interpretazione di Wagner Moura, candidato agli Oscar 2026 e vincitore di un Golden Globe come miglior film internazionale, il film riporta l’attenzione su una cinematografia capace di parlare al presente attraverso il passato.

Ambientato nel Brasile della dittatura militare di fine anni Settanta, L’agente segreto segue la fuga silenziosa di un uomo braccato in un Paese dove il controllo è diffuso e invisibile. Mendonça Filho torna a Recife, sua città d’elezione, e costruisce un racconto teso e stratificato, in cui gli spazi urbani diventano il riflesso di una paura collettiva.

Ecco nove titoli fondamentali, usciti in Italia dal 2000 a oggi, che insieme a L’agente segreto raccontano l’evoluzione del nuovo cinema brasiliano.

9 titoli del cinema brasiliano

City of God (2003)

Il film che ha imposto il Brasile all’immaginario globale. Fernando Meirelles mette in scena l’ascesa e la caduta della criminalità nelle favelas di Rio con un linguaggio visivo esplosivo. Il montaggio frenetico e l’energia quasi documentaria trasformano la violenza in racconto epico, senza mai neutralizzarne l’orrore. Quattro nomination agli Oscar e un’influenza ancora oggi visibile.

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (2008)

Cao Hamburger sceglie lo sguardo di un bambino per raccontare l’assenza, l’attesa e la paura durante la dittatura militare. Sullo sfondo dei Mondiali del 1970, il film costruisce un delicato racconto di formazione, in cui la Storia filtra attraverso gesti quotidiani e silenzi domestici.

Tropa de Elite – Gli squadroni della morte (2008)

Con l’Orso d’Oro a Berlino, José Padilha firma uno dei ritratti più controversi della violenza istituzionale brasiliana. Il Capitano Nascimento e il BOPE diventano il fulcro di un film che rifiuta ambiguità consolatorie, mostrando la brutalità del sistema come un meccanismo senza vie di fuga.

Cinema brasiliano

Il suono intorno (2013)

Opera chiave di Kleber Mendonça Filho, è un film che lavora sull’invisibile. I rumori, le presenze fuori campo, le micro-tensioni di un quartiere borghese di Recife diventano la traccia sonora di un passato coloniale mai risolto. Un cinema dell’ascolto, prima ancora che dello sguardo.

È arrivata mia figlia! (2015)

Anna Muylaert smonta con precisione chirurgica le dinamiche di classe all’interno dello spazio domestico. Il conflitto tra Val e la figlia Jessica rivela quanto le gerarchie sociali siano interiorizzate e quanto possano essere messe in crisi da un semplice rifiuto delle regole non scritte.

Cinema Brasiliano

Aquarius (2016)

Sonia Braga incarna una resistenza ostinata e solitaria contro la speculazione immobiliare. Mendonça Filho costruisce un melodramma politico in cui la memoria individuale diventa atto di opposizione al capitalismo predatorio. Cannes ne fa un caso politico e culturale.

La vita invisibile di Eurídice Gusmão (2019)

Karim Aïnouz rilegge il melodramma classico in chiave femminista. Colori saturi e musica avvolgente accompagnano una storia di separazione e desiderio negato, restituendo dignità e voce a un dolore rimasto troppo a lungo invisibile.

Deserto Particular (2022)

Aly Muritiba usa il road movie per esplorare la fragilità maschile nel Brasile contemporaneo. Il viaggio fisico del protagonista diventa un percorso di smascheramento identitario, in un Paese attraversato da contraddizioni profonde.

Io sono ancora qui (2025)

Walter Salles torna alla memoria della dittatura con uno sguardo sobrio e rigoroso. La battaglia di Eunice Paiva per la verità sulla scomparsa del marito si trasforma in un racconto universale sulla giustizia e sulla persistenza della memoria. L’Oscar al Miglior Film Internazionale suggella un percorso artistico e civile esemplare.

Il cinema brasiliano oggi è tra i più vitali al mondo: da L’agente segreto ai film simbolo degli ultimi vent’anni, viaggio nel nuovo corso autoriale.

Dieci film, dieci traiettorie diverse, un’unica costante: il cinema brasiliano come strumento di analisi del reale, capace di trasformare la storia, lo spazio e i corpi in materia viva. Un cinema che non osserva il mondo da lontano, ma lo attraversa, lo interroga e lo mette in crisi.