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CONVERSATION

‘Se Fate i Bravi’ conversazione con Stefano Collizzolli

Se fate i bravi di Stefano Collizzoli e Daniele Gaglianone torna sui G8 di Genova per trasformare il silenzio nell'indicibile racconto di quei drammatici giorni

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stefano collizzolli

Presentato in anteprima alle Giornate degli autori a Venezia   Se fate i bravi è il documentario sul G8 di Genova scritto da Fabio Geda, Stefano Collizzolli, Daniele Gaglianone e diretto dagli ultimi due. Di seguito la conversazione con Stefano Collizzolli (Il sogno e la violenza).

Distribuisce ZaLab.

Se fate i bravi secondo Stefano Collizzolli

Se fate i bravi inizia dalla fine, ovvero dalle parole che interrompono il lungo silenzio seguito alla drammatica esperienza dei fatti del G8 di Genova. La sequenza in questione racconta l’incontro tra i protagonisti del film e un gruppo di studenti.

Più che la volontà è un tentativo di incontro. La sequenza accenna a quella possibilità, ma è un lampo perché poi il film va da tutt’altra parte. L’inizio è disorientante ed è anche una prova per verificare se tutta quella vicenda ha ancora la capacità di risuonare nel cuore delle persone. Il fatto che in quella scena si vedano molti ragazzi vuol dire che sì, forse risuona.

stefano collizzolli

Quella sequenza è una sorta di gioco allo specchio perché i ragazzi hanno l’età che avevate voi quando partecipaste al G8. Dunque è come se attraverso di essa  tentaste di riallacciare il filo spezzato tra la vostra e le generazioni successive. Il film è anche il tentativo di colmare il vuoto prodotto dalla mancata trasmissione della memoria di quei giorni.

Sì, è un tentativo di speranza, una proposta al pubblico perché poi Se fate i bravi si concentra su una storia di vent’anni fa, ma anche sul suo essere presente ancora oggi nelle nostre vite.

Cosa è successo a Genova

Se fate i bravi indaga su quello che è successo a Genova e in particolare su come quell’esperienza abbia avuto la capacità di annichilire il sogno attraverso la paura. 

Sono d’accordo. Per noi è stata anche una rivelazione in corso d’opera perché il film aveva anche un altro soggetto. Io stesso ho scoperto quanto l’area del mio rimorso personale fosse più grande di quello che immaginavo. Lo stesso vale per Evandro Fornasier che racconta la sua storia in modo così dettagliato, preciso e generoso come non aveva mai fatto. Adesso non sta venendo in sala perché evidentemente anche lui ha scoperto che la dimensione di quella ferita sepolta è molto più ampia di quello che nella vita quotidiana uno è disposto a dire. Dentro quelle immagini ci sono tantissime cose. Non c’è solo il trauma, ma anche una parte gioiosa che ho scoperto durante la lavorazione, riprendendo in mano le immagini filmate con la telecamera che avevo portato a Genova. Quando le ho viste mi sembrava di non ricordarle, eppure ero lì. Questo per dire di quanto fosse grande il buco temporale. È un po’ la stessa cosa che succede al pubblico al termine delle proiezioni.      

Le immagini iniziali del G8, con l’arrivo dei ragazzi del movimento no global, ci riporta per entusiasmo e voglia di cambiare il mondo all’esperienza sessantottina. 

Sì, però il ’68 è diventato mitologia o, quanto meno, una metafora tra una generazione e l’altra. Noi abbiamo questo pezzo di vissuto che assomiglia a un’eredità senza testamento perché non ci sono le istruzioni d’uso. In più, da un certo momento in poi, c’è un silenzio enorme: come se una parte di quelle storie fosse inservibile.

L’esperienza di Se fate i bravi di Stefano Collizzolli

Al silenzio scaturito dal procedere degli avvenimenti il film contrappone, nella parte iniziale, un flusso di parole che si fanno veicolo di sentimenti positivi e pieni di vita. Se fate i bravi è attraversato da una dialettica tra vita e morte in cui a vincere nonostante tutto è la vita.

Sì, penso di sì e, anzi, grazie per questa lettura!

stefano collizzolli

Il fatto di non introdurre la biografia dei protagonisti – la tua e quella di Evandro – allarga la portata della vostra esperienza, rendendola in qualche modo universale, emblematica anche di quelle degli altri. 

Se questo funziona è molto bello perché è stata una scelta intenzionale. Non volendo fare ciò che era stato già fatto – e anche perché la città era troppo grande -, non volevamo realizzare un racconto grandangolare di tutta Genova. Avendo una lente da 150 di focale abbiamo deciso che più il racconto fosse stato circoscritto e meglio era. L’ipotesi di dire che Evandro fosse un impiegato di banca è stata scartata. Da qui la decisione di tenere questa informazione per la fine. All’inizio bastava sapere che lui era lì. Fine.

Il modo di raccontare di Stefano Collizzolli e degli altri

Raccontare in maniera così diretta, ovvero riducendo al minimo la mediazione artistica, fa di Se fate i bravi un cinema che si fa strumento degli altri. Sei d’accordo su questo?

Anche questo è un desiderio, però sì, è quello che vogliamo. Non so neanche se Se fate i bravi sia un film, ma se viene visto come tale la cosa mi gratifica molto. Ovviamente, però, è soprattutto un’esperienza che abbiamo condiviso con Evandro. Il grosso del film è stato girato nel corso di una mattinata. C’è stata un sacco di altra roba che non abbiamo montato. Il modo in cui lo abbiamo pensato aveva lo scopo di far provare allo spettatore la stessa reazione che abbiamo avuto io e Daniele Gaglianone. Se fate i bravi è in qualche modo lo strumento perché accada qualcosa a chi lo guarda. Attraversare quello che è stato il nostro dolore di per sé serve a poco. Altra cosa è riuscire a mettere in circolo la storia di quegli avvenimenti al punto che le persone abbiano il desiderio di parlarne agli altri. Credo molto nel fatto che i film possano spingere la gente a compiere delle azioni.

Per come è messo in scena, Se fate i bravi lascia liberi i personaggi di esprimersi come meglio vogliono. L’esatto opposto di quello che è successo a Genova.

Assolutamente! Lo stesso succede con il magistrato Alfonso Sabella, (responsabile dell’ordine nelle caserme di Bolzaneto e di Forte San Giuliano, ndr). Il confronto con lui non è un processo, anche se in qualche modo ci veniva l’impulso di farlo. Nonostante tutto gli abbiamo lasciato uno spazio di libertà, quello in cui lui ci dice di non essere stato ascoltato da chi, come lui, in quei giorni si doveva occupare di garantire l’ordine pubblico.

Una scena del film

Parli di uno dei momenti cruciali del film. Di certo tra i più drammatici per il ruolo avuto da Sabella nel corso di quei giorni. Non a caso la sequenza si conclude con un gesto, l’apertura delle finestre della stanza in cui è avvenuto il confronto tra lui ed Evandro, a dir poco simbolico.

È un’azione simbolica, quasi istintiva. Ci sentivamo soffocare, per cui ho chiesto a Evandro di fare questo gesto. Non perché avessimo l’idea precisa di inserirlo nel film, ma per un impulso istintivo, uno sfogo. Volevamo respirare! Solo dopo abbiamo capito che quel respiro serviva anche alla nostra storia.

In termini cinematografici l’ho trovato molto efficace anche perché abbraccia una gamma di significati molto ampia. Nel film evitate di dare un giudizio storico sul G8 di Genova. Ciononostante, anche qui, si dà per scontato la teoria di un disegno interno di quegli avvenimenti.

Questo in realtà ce lo dice l’unico testimone chiamato a rappresentare lo Stato, e noi non volevamo fare un’inchiesta. Quella c’era già. Poi, certo, quello che risulta in maniera per me abbastanza chiara, – poi sta al pubblico decidere se è così o meno -, è che lì qualcuno aveva un progetto molto preciso.

La costruzione del film ritorna a quei giorni dall’esterno, attraverso la cronaca dei fatti e dall’interno, per il tramite  delle sensazioni che restituiscono le parole dei protagonisti.

È un tentativo di tornare lì, di fare una cronaca e di girare in presa diretta, cercando di  vedere che peso assume quella storia ascoltandola vent’anni dopo. Sia io che Evandro abbiamo parlato solo oggi, ma lo abbiamo fatto cercando di stare in quel tempo là e non in questo. Si tratta di un passato molto, molto presente. Per certi versi lontanissimo, per altri, molto prossimo a causa di aspetti ancora oggi, come allora, presenti nella nostra società.

L’inizio

Infatti aprite il film con gli studenti che parlano dell’oggi, constatando come, dopo vent’anni, quello che un tempo era stato il vostro presente sia anche il loro.

Su un piano emotivo senz’altro, perché la cosa che io colgo nel girato è, non solo lo smarrimento derivato dalla mancanza di informazioni, ma anche il non avere, da parte di chi guarda, un’esperienza pregressa capace di aiutarlo a capire cosa stava succedendo. Era così per noi, lo è anche per i giovani d’oggi. Nessuno di loro aveva la minima idea di cosa fosse successo a Genova, ed è anche giusto così. È doloroso, ma non è senz’altro colpa loro.

Il filo rosso dei due racconti, quello tuo e quello di Evandro, è che alla fine entrambi, pur avendo avuto esperienze diverse del medesimo contesto, reagite in egual maniera. Il silenzio è stato lo stesso.

Sì, la conseguenza è stata la stessa e cioè un silenzio di dimensioni gigantesche. Evandro ha speso l’anno successivo a gestire quello che gli era successo per poi decidere di aprire la bottiglia in cui era intrappolato il demone per condividerlo con noi.

Il dolore che attraversa il film dipende anche dal fatto di entrare dentro le modalità dell’oppressione, constatandone i devastanti effetti. Attraverso le sue testimonianze Se fate i bravi riesce a farci sentire l’imprinting di quel trauma, presente anche a distanza di così tanti anni.

Assolutamente sì, e questo non riguarda solo Genova, naturalmente. Quello che è successo e il modo di raccontarlo e di andare fino in fondo a questa cosa, prendendoci un tempo cinematograficamente enorme per un singolo monologo, produce il risultato di cui parlavi. Riguardandolo e incontrando il pubblico mi capita di scoprire risonanze di altre situazioni in cui venne esercitata la stessa violenza.

Riferimenti

Parlando di risonanze, Se Fate i bravi a me ha fatto venire in mente Salò di Pier Paolo Pasolini.

Addirittura?! Comunque sì, ci sta.

In quel film, come in altri, Pasolini era stato visionario nel denunciare le origini e i meccanismi di una violenza che assomiglia a quella raccontata nel vostro film.

Grazie, tutto quello che ha fatto Pasolini per me è un capolavoro assoluto.

Le soluzioni di Stefano Collizzolli e degli altri autori

Nel film utilizzate soluzioni formali, sobrie, ma efficaci. Una di queste è il lavoro sul suono che, nella sovrapposizione al girato, trasforma le immagini in un luogo dell’anima.

Con Vito Martinelli abbiamo lavorato tantissimo sul suono. Le musiche le ha fatte lo stesso Evandro ed è stato il suo modo di riappropriarsi di un pezzo di quel racconto che si era staccato da lui. Non si può dire che non sia stato doloroso. Abbiamo fatto un ragionamento molto forte, spostando Evandro in spazi diversi, mano a mano che procedeva il racconto. Tutta la dimensione visiva di Genova che abbiamo preso dall’archivio di Andrea Segre e Andrea Pierri lascia i Defender e le cariche della polizia fuori campo. A raccontarle ci pensa Evandro, ma anche i suoni di quei giorni. Da qui la ricerca di fondi, non solo di Genova, ma di altri luoghi in cui quegli eventi erano risuonati. Abbiamo fatto in modo di rendere questo lavoro non invadente: visibile sì, ma sempre sotto traccia.

Nella seconda parte il passaggio dal silenzio alla parola si esplica nella scelta di raccontare attraverso un unico lungo piano sequenza. In quel caso è come se, rispetto al silenzio che l’ha preceduta, voleste dare alla parola uno spazio fisico, incarnandola attraverso il volto e il corpo di Evandro.

Ci abbiamo messo molto ad arrivarci ma sì, questo era l’intento. A un certo punto dentro la stanza c’erano solo lui e la sua parola. Nel finale abbiamo inserito una mia replica perché altrimenti quella parte sarebbe risultata troppo dolorosa e devastante.

Se Fate i bravi è:

Lun 21/11/2022 Milano | Cinema Beltrade – ore 15.00

Mart 22/11/22 Bergamo | Cinema del Borgo – ore 21.00

Merc 23/22/22 Mantova | Cinema Mignon– ore 18.00 e 21.00

Merc 23/11/2022 Padova | Cinema Lux, ore 18.00

Giov 24/11/2022 Cosenza | Cinema San Nicola con Radio Ciroma, ore 20.00

Sab 26/11/2022 Genova | CineclubNickel Odeon –  ore 21.15

Mart 29/11/2022 Reggio Emilia | Università Di Modena e Reggio Emilia – ore 12.00. Con Stefano Collizzolli

Merc 30/11/2022 Sant’Arcangelo di Romagna| Supercinema – ore 21.15. Con Stefano Collizzolli

Ven 2/11/2022 Padova | CSO PEDRO, ore 21.00 Con Stefano Collizzolli

TORINO –  Cinema Massimo  dom 20/11,  lun 21/11, mart 22/11,  merc 23/11, giov 24/11 ore 18.00

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Se Fate i bravi di Stefano Collizzoli, Daniele Gaglianone

  • Anno: 2022
  • Durata: 101
  • Distribuzione: ZaLab
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia, Belgio
  • Regia: Stefano Collizzoli, Daniele Gaglianone
  • Data di uscita: 08-November-2022