Captive state: la storia di occupazione aliena di Rupert Wyatt

 

Un espediente fantascientifico utile per raccontare i pericoli che corrono oggigiorno le libertà civili e il ruolo del dissenso all’interno di una società autoritaria.

È ciò che si trova alla base di Captive state, visto nelle sale cinematografiche italiane a Marzo 2019 e ora disponibile su supporto blu-ray sotto il marchio CG Entertainment (www.cgentertainment.it) in un limited edition racchiusa in custodia amaray inserita, a sua volta, in slipcase con immagine della locandina olografica.

Definito dal regista Rupert Wyatt – che in fatto di scenari apocalittici aveva già provveduto a deliziarci attraverso la fase conclusiva de L’alba del pianeta delle scimmie – una storia di occupazione aliena più che d’invasione aliena, un elaborato che, una volta superato un movimentato prologo con arrivo degli invasori nella Chicago del 2016, sposta la propria ambientazione a nove anni più tardi.

Ambientazione consistente in un’America in cui gli extraterrestri hanno provveduto a rendere inutilizzabile qualsiasi apparecchiatura elettronica o digitale, dai veicoli ai telefoni cellulari, passando per i computer, ovvero tutto ciò che è indispensabile per le comunicazioni e l’esistenza dell’umanità.

Un’ambientazione che si lascia in un certo senso interpretare in aria di allegoria riguardante il sempre più dilagante dramma del terrorismo e che, considerando la presenza di John Goodman nei panni di un veterano poliziotto tenacemente impegnato ad indagare su un gruppo di ribelli che tentano di porre fine all’invasione mettendo fuori uso il sistema di tracciamento alieno posto in cima alla Sears Tower, in un primo momento viene quasi voglia di intendere in qualità di continuazione di Ten Cloverfield lane di Dan Trachtenberg.

Non l’unica similitudine cinematografica avvertibile, considerando che da un lato il miscuglio generale di vicenda fantascientifica e (sotto)testi politico-sociali spinge ad accostare la circa ora e cinquanta di visione a District 9 di Neill Blomkamp e dall’altro il cast quasi all black sembra richiamare alla memoria La prima notte del giudizio di Gerard McMurray.

Del resto, al di là di una Vera Farmiga dal misterioso passato e che ha assunto l’identità di una escort, i personaggi principali della vicenda sono i due fratelli incarnati da Ashton Sanders e Jonathan Majors, separati per molto tempo a seguito dell’arrivo delle creature spaziali e destinati a riunirsi solo quando il maggiore di essi si trova a guidare, appunto, il gruppo di rivoluzionari che mira alla liberazione della razza umana.

Il resto lo fanno i buoni effetti visivi e l’abbondanza d’azione attraverso cui Wyatt – che ritiene Philip K. Dick uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi, in quanto capace di raccontare storie in cui noi come società riusciamo a immedesimarci – mette in piedi Captive state prendendo ispirazione da ciò che sta accadendo dal punto di vista sociale e politico nel mondo d’inizio terzo millennio.

Con trailer italiano, B-Roll (sedici minuti di durata) e interviste a Sanders (sei minuti), Majors (quattordici minuti) e Goodman (due minuti) nella sezione del disco in alta definizione riservata ai contenuti speciali.

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Utlima modifica: 28 luglio, 2019



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