Vacancy: in principio fu Psycho

 

Un tempo, quando si parlava di motel degli orrori su celluloide, l’unico modello che balzava in mente nel lasso di un millesimo di secondo era il Bates Motel introdotto nel 1960 da sir Alfred Hitchcock tramite il suo insuperabile capolavoro Psycho, capostipite di una saga costituita da quattro lungometraggi, nonché fonte d’ispirazione per non pochi addetti al successivo cinema di paura.

Escludendo esempi più o meno conosciuti, dal Motel Hell diretto nel 1980 Kevin Connor allo splendido Identità, firmato ventitré anni più tardi da James Mangold, a sfruttare un’ambientazione analoga a quella che ha fatto da teatro alle sanguinarie gesta del folle Norman Bates è stato il cineasta Nimród Antal, il quale, autore del tanto grottesco quanto sottovalutato Kontroll, ha messo in piedi nel 2007 il thriller Vacancy.

Un’opera seconda che, ispirandosi in maniera evidente al prototipo hitchcockiano (sarebbe sufficiente confrontare i titoli di testa dei due film), trasuda il lugubre fascino delle leggende metropolitane nel calare Luke Wilson e Kate Beckinsale nei panni di David e Amy, sposi in crisi rimasti con l’automobile in panne nel bel mezzo di un’isolata strada di campagna e che si trovano, di conseguenza, costretti a trascorrere la notte, appunto, in un decrepito motel.

Un motel al cui interno s’imbattono in alcune videocassette contenenti degli snuff movie, ovvero filmati di veri omicidi che sembrerebbero essere stati girati proprio nella stanza dove si sono sistemati per dormire.

Ed è attraverso questa semplice idea di partenza che Antal esplora uno squallido e raccapricciante argomento che, finito negli anni Novanta in mano al circuito più o meno ordinario in titoli quali Gli occhi del testimone di Anthony Waller e 8mm – Omicidio a luci rosse di Joel Schumacher, fu in realtà già al centro di sconosciuti b-movie dalla fama maledetta, da The last house on dead end street, realizzato nel 1977 da Roger Michael Watkins, al precedente di un anno Snuff di Michael e Roberta Findlay, dal quale pare abbia avuto origine il termine.

Man mano che, forte di un cast in gran forma comprendente un eccellente Frank Whaley nel ruolo di Mason, folle gestore dell’attività, sfoggia un notevole gusto per l’inquadratura, sostenuto anche dalla bella fotografia spesso contrastata a cura di AndrzejLe ieneSekula, capace di conferire un look generale che rimanda non poco agli sporchi e sudici anni Settanta.

L’uso del sonoro e le fatiscenti scenografie di Jon Gary Steele fanno il resto, mentre la tensione sale lentamente; regalando un coinvolgente e inquietante spettacolo senza tregua che, mai prevedibile, lascia anche leggere tra le immagini, più o meno metaforicamente, la tematica del riavvicinamento di coppia.

Con una scena eliminata, la sequenza d’apertura alternativa, ventuno minuti di dietro le quinte e i video snuff di Mason nella sezione riservata ai contenuti speciali, lo rendono disponibile su supporto blu-ray CG Entertainment (www.cgentertainment.it) e Sony pictures Home Entertainment, alle quali si deve anche l’edizione in dvd di Vacancy 2 – L’inizio, prequel e non sequel, come il titolo italiano suggerisce.

Una produzione che, a differenza della precedente, è stata concepita nel 2008 direttamente per il mercato dell’home video da Eric Bross, la cui filmografia prevalentemente legata al piccolo schermo include, tra gli altri, Stranger than fiction – Un incubo senza fine, Pipistrelli vampiro e Il ragazzo che gridava al lupo… mannaro.

Una produzione la cui didascalia di apertura provvede a spiegare che il motel della pellicola precedente è stato chiuso quando le autorità vi hanno trovato le videoregistrazioni di oltre duecento delitti, la più vecchia delle quali risalente al 2004.

Quindi, con un cast del tutto nuovo, ciò che viene raccontata è la storia delle prime vittime tirando in ballo i tre giovani amici Jessica, Caleb e Turner, ovvero Agnes Bruckner, Trevor Wright e Arjay Smith,partiti insieme per un viaggio e che decidono di passare la notte in un fatiscente motel, che non è lo stesso del primo capitolo, ma che nasconde il medesimo agghiacciante segreto da parte di chi lo gestisce.

Perché, pur riprendendo bene o male struttura narrativa e situazioni da Vacancy, ciò che viene fatto apprendere in questo caso agli spettatori è il modo in cui è nato il business dei filmini a base di autentici massacri di poveri innocenti.

Un business legato a tanto perverso voyeurismo che, accentuando leggermente il lato horror e senza rinunciare ad una spruzzata di splatter, Bross inscena privilegiando maggiormente il punto di vista degli assassini, non più quello delle vittime come fece Antal.

Fino all’atteso epilogo di oltre un’ora e venti di visione che, al di là di sei minuti riguardanti la costruzione del motel e tredici di making of, include nel comparto extra tre scene eliminate e commento audio del regista, del produttore Hal Lieberman, del produttore esecutivo Brian Paschal, della Bruckner e di David Moscow, interprete di uno dei carnefici.

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Utlima modifica: 28 aprile, 2019



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