Locarno 70 (Cineasti del Presente): con Easy, Andrea Magnani realizza una commedia grottesca divertente e originale

Easy, lungometraggio di esordio di Andrea Magnani, presentato con successo al Festival di Locarno, omaggia i grandi comici del cinema muto, la commedia e il western italiano; un'opera originale, grottesca e divertente

  • Anno: 2017
  • Durata: 91
  • Genere: commedia
  • Nazionalita: Italia/Ucraina
  • Regia: Andrea Magnani

L’opera prima del giovane sceneggiatore Andrea Magnani, Easy, si rivela una commedia agrodolce, divertente e ben scritta, che ha avuto un notevole riscontro di pubblico nella sala gremita del 70 Festival di Locarno, presentata in prima mondiale.

Easy (Nicola Nocella) è un ragazzo obeso, campione di go-kart da giovane, che a causa della sua condizione è stato costretto a lasciare il mondo delle corse quando poteva compiere il salto in F1. Depresso, passa le sue giornate di fronte la televisione, a fumare e tentare il suicidio. Suo fratello maggiore, Filo (Libero De Rienzo), gli affida un lavoro: portare il cadavere di un operaio ucraino, morto nel cantiere dove lavorava, a causa della sua negligenza, al paese d’origine del morto per i funerali. Inizia così un viaggio pieno di episodi tra il grottesco e il divertente in cui Easy deve fare i conti con mille difficoltà, per la sua inadeguatezza con il mondo che lo circonda, ma soprattutto con se stesso.

Si ride molto in Easy, in puro stile slapstick, grazie alla bravura di Nicola Nocella che, lavorando di sottrazione e sospensione espressiva, crea una nuova maschera che riecheggia la grandezza degli attori comici del periodo del muto. Andrea Magnani si affida molto alla messa in scena e limita i dialoghi nella sceneggiatura, riuscendo a costruire un meccanismo che gioca sul contrasto dell’individuo che si trova in una società aliena, mostrandola intatta e realistica, senza falsarla o adeguarla a stereotipi conosciuti.

Easy spesso è inquadrato dall’alto in basso, quasi a formalizzare il peso della realtà che lo circonda e lo schiaccia in un’immobilità fisica e mentale. Il viaggio, quindi, lineare verso la meta finale, in un paese straniero, è costellato di episodi circolari – come una pista di go-kart – dove il protagonista, a poco a poco, si lascia dietro il suo passato: la madre oppressiva; il cibo dietetico; la barba che rivela il suo volto di bambino mai cresciuto; il carro funebre che gli viene rubato; il fratello arrestato; il cellulare e navigatore. Si spoglia, dunque, lungo il viaggio di tutta una serie di oggetti e relazioni che sono la metafora del malessere individuale, restando solo con se stesso e la bara che si trascina dietro in ogni modo, in un rapporto silente, monologante, dialogo con l’alterità e il nulla.

Andrea Magnani, in conferenza stampa ha dichiarato che Easy è sostanzialmente un western moderno, con un eroe solitario che ha una missione, dove al posto della prateria abbiamo le fredde campagne dell’Ucraina. E in effetti, il regista italiano compie un lavoro di composizione dell’immagine di sottile eleganza formale, dove il cinema ritorna alle sue origini: non solo della commedia italiana degli anni Sessanta, ma al cinema muto di Charlie Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy, Buster Keaton, fino a omaggiare, appunto, il western italiano.

Magnani però non si adagia su questi modelli, ma li prende, li decostruisce e ricompone, realizzando con Easy un’opera originale e creando una nuova maschera con il suo personaggio. La dissociazione di Easy è perfettamente resa attraverso l’utilizzo del dispositivo cinematografico, e il regista lavora sui dettagli per rappresentare il mondo interiore del protagonista, come il cibo, le medicine, la sigaretta che si trasforma in cenere nella primissima inquadratura del film.

Easy si rivela così un’opera di notevole pregio, una novità nell’asfittico cinema italiano di questi anni, una ventata di originalità e pura bellezza e si compierebbe un torto a non assegnargli almeno un premio da parte della giuria del Concorso Cineasti del Presente.

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Utlima modifica: 9 agosto, 2017



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