Diretto da Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato morto a Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta sul grande schermo, i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi.
Prodotto da Agnese Ricchi, Mario Mazzarotto, Domenico Procacci e Laura Paolucci, é proiettato in anteprima nazionale il 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, nelle sale, come evento speciale il 2, 3, 4 febbraio 2026, con Fandango.
Una discesa agli inferi alla ricerca della verità e per porsi nuovi inquietanti interrogativi.
Giulio Regeni: il giovane ricercatore italiano
Nato a Trieste, nel gennaio del 1988, Giulio Regeni vive, insieme alla famiglia, a Fiumicello Villa Vincentina, in provincia di Udine. Consegue la laurea in Arabic e Politicis a Leeds e il master, nel 2014 a Cambridge. Un anno dopo, all’età di 27 anni, Giulio si trasferisce a Cairo per un dottorando di ricerca sui sindacati. Una ricerca accademica si trasforma in una tragedia che fa emergere la repressione di un regime paranoico.
“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino a Giulio Regeni”.
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo: un viaggio verso gli inferi
Così Simone Manetti (Goodbye Baghdad) descrive il suo nuovo lavoro documentaristico e fa benissimo a usare la parola viaggio, perché Giulio Regeni – Tutto il male del mondo lo è a tutti gli effetti. Un viaggio che inizia dall’alto, con un’ inquadratura che ci mostra la capitale egiziana: le luci della megalopoli circondata dall’oscurità della notte. Un’immagine, volutamente sfocata, che mostra le sembianze di un luogo infernale, dove Giulio trova una tragica morte, dopo essere stato brutalmente torturato.
Un viaggio, dunque, che ci porta negli inferi di un regime dittatoriale, capace di stroncare la vita di un giovane ricercatore italiano. Un cammino verso una verità che non ci dà certezze, ma capace di far nascere nuovi interrogativi da rivolgere alle Istituzioni italiane che, dopo una parte iniziale delle indagini, hanno preferito chiudere un occhio, forse entrambi, per non danneggiare gli accordi economici con lo Stato Nord Africano.
La violenza del regime egiziano
Una ricostruzione realistica, senza effetti spettacolari, dolorosa e sincera in cui il protagonista Giulio non fu, ma è. Attraverso un uso appropriato del materiale audio – visivo Il regista, insieme agli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, ricorrono a immagini di repertorio della televisione italiana ed egiziana, montate da Enzo Pompeo con sequenze del processo e infine classiche interviste frontali ai testimoni della storia. Tutte con un unico e potente filo conduttore: Giulio Regeni.
Si intuisce la presenza del giovane ricercatore, si ascolta la sua voce, si percepisce e si vede il suo corpo che, tragicamente, diventa indice del suo destino, vittima di un regime dittatoriale che mostra la propria forza muscolare per nascondere una profonda fragilità ideologica. Un regime paranoico, come viene ricordato nelle varie interviste proposte, che teme gli esiti di una ricerca accademica, scambiata per un’attività dei servizi segreti britannici.
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo fa emergere tutti i tratti violenti del regime militare di Abdel Fatah al Sisi, accennando al precedente periodo della primavera araba e la conseguente caduta di Hosni Mubarak. Eventi politici che hanno scosso tutta l’Africa Mediterranea, soffocando la libertà di diversi popoli.
Una narrazione visiva suggestiva, politica e intima
Una terra che diventa inferno, dove regnano la violenza fisica e mediatica, le stesse che hanno ammazzato Giulio Regeni. Simone Manetti ripercorre le tappe più importanti della vicenda, un omicidio commesso nel tempo, iniziato prima della vera morte del giovane ricercatore, e perpetrata anche dopo, con tante azioni di depistaggio organizzate direttamente dagli apparati governativi egiziani.
Dinnanzi a tale brutalità emerge la battaglia di Paola e Claudio, madre e padre di Giulio che, fin dalla scomparsa del proprio figlio, hanno intrapreso un’azione di civiltà, non solo per ottenere verità e giustizia, ma per denunciare il regime egiziano e le Istituzioni italiane e in parte anche quelle europee, sorde al loro grido di giustizia. Con loro l’avvocata Alessandra Ballerini e il cosiddetto popolo giallo, un movimento di migliaia di persone della società civile che continuano a sostenere il Comitato verità e giustizia per Giulio Regeni.
Così Giulio Regeni – Tutto il male del mondo diventa un’operazione politica e allo stesso tempo un racconto intimo, con una narrazione visiva suggestiva, nel segno della resilienza.