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Damien Dorsaz racconta il viaggio iniziatico di ‘Lady Nazca’

Dalla ricostruzione delle linee di Nazca alla dimensione ecologica, Dorsaz riflette sul presente attraverso una storia ambientata negli anni Trenta

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Cosa significa trasformare un archivio in cinema? Quando una scoperta storica diventa una scelta narrativa? E quanto di personale c’è nel raccontare una donna che decide di isolarsi per seguire una vocazione? Damien Dorsaz non parla di Lady Nazca come  una semplice scienziata del passato,  parla di un percorso, di un viaggio. Di una connessione da trovare. Nell’intervista il regista insiste su un punto preciso. L’ossessione non è un errore, è una fase. E l’isolamento non è una condanna, bensì è un passaggio. Ed è in un arido deserto che tutto ruota attorno ad una semplice domanda: come si trova il proprio posto?

Dalla ricerca d’archivio alla ricostruzione delle linee di Nazca, dalla relazione tra Maria e Amy fino alla riflessione sull’ecologia e sulla libertà individuale, Dorsaz costruisce un discorso in grado di superare l’epoca storica. Gli anni Trenta ne sono solo il punto di partenza, mentre il centro ne è il presente.

La prima domanda riguarda la ricerca d’archivio. Ero davvero molto curiosa di questo aspetto. Qual è stata la difficoltà maggiore nel tradurre la ricerca d’archivio nel linguaggio cinematografico? Diverse scene suggeriscono un coinvolgimento molto profondo con i documenti storici e con gli appunti sul campo. C’è stata una scoperta in particolare che ha modificato la tua visione iniziale della storia?

Sì, certo. La scoperta più importante contenuta nell’archivio c’è stata, ma non posso rivelarla ora durante l’intervista, perché altrimenti, quando il pubblico guarderà il film, saprà esattamente cosa accade. Posso però dire che quel momento molto importante del film, quando lei scopre qualcosa, è una scoperta reale. E naturalmente quella connessione ha cambiato tutto.

La connessione tra le figure e ciò che già si conosceva è stata l’elemento che mi ha dato l’idea stessa di realizzare il film. Per me il film parla davvero di questo: come troviamo la nostra connessione con il mondo? Come troviamo il nostro percorso? È il viaggio di una giovane donna che cerca di stabilire un legame con il mondo. È un percorso completo, un viaggio iniziatico, un film iniziatico per trovare la nostra connessione con il mondo.

Tutto ciò che riguarda l’archivio lo utilizzo con questo scopo: entrare in questo viaggio iniziatico. Per me, tutte le scoperte funzionano come metafore che permettono alla protagonista di trovare lentamente la propria strada, la propria interiorità e capire cosa desidera fare della sua vita.

Ritrovare sé stessi nella solitudine

Nel film emerge anche il tema dell’ossessione, ma allo stesso tempo quello della dedizione, perché Maria la protagonista si immerge completamente nella ricerca. Dunque a che punto la passione diventa isolamento? Si percepisce chiaramente la sua solitudine. Questa ambiguità era intenzionale? E come hai scelto di rappresentarla?

Sì, è completamente intenzionale. Il film parla di ciò che scopriamo dentro di noi. Quando abbiamo una passione e questa è positiva, la chiamiamo passione. Ma quando iniziano a entrare in gioco la paura e l’incertezza, quando non sappiamo più bene dove stiamo andando, allora diventiamo un po’ ossessionati e rischiamo di perdere le persone intorno a noi. Ma questo è anche un modo per trovare noi stessi. A volte dobbiamo uscire dal mondo. Questa era la mia idea.

Abbiamo bisogno di allontanarci dal mondo per ritrovare noi stessi, e poi tornare. Significa che sì, in alcuni momenti lei è sola, ma non resterà sola per tutta la vita. Il mio punto di vista era questo: quando abbiamo una passione, in certi momenti abbiamo bisogno di stare soli, di uscire dal mondo, ma solo per poter tornare. Tornare in modo migliore.

All’inizio del film lei non sa bene come connettersi con gli altri. Non si sente al proprio posto. Poi inizia questo percorso e trova la sua strada. Quando comprende perché è lì e cosa può fare della sua vita, allora il mondo intero verrà a vedere quelle figure per molti anni. In un certo senso, troverà il modo in cui desidera stare nel mondo.

È come quando devi scrivere un lungo articolo su un regista che ami molto e hai diversi giorni a disposizione: ci saranno momenti di passione, ma anche momenti in cui diventerai quasi ossessionata perché non trovi qualcosa. Ci saranno momenti in cui non vorrai nessuno intorno a te, né la tua famiglia né altre persone. Vorrai stare sola. Hai bisogno di stare sola perché devi lavorare. E poi, quando hai finito, torni dalla tua famiglia, torni dalle persone che ti stanno intorno e sei felice. Puoi raccontare loro la storia che hai scritto. Questo, per me, è il viaggio della protagonista.

Scenografia e dietro le quinte di Lady Nazca

Il deserto sembra quasi un personaggio del film: è centrale e simbolico oltre che visivamente dominante. Qual è stata la sfida più grande nel ricreare o filmare quell’ambiente?

La sfida più grande è stata che abbiamo dovuto ridisegnare le figure. Non possiamo filmare sulle figure reali, non possiamo andarci con la troupe: devono essere protette, è impossibile. Abbiamo quindi dovuto ricrearle a circa un’ora e mezza di distanza, in un altro punto del deserto, un deserto molto bello. Ho trovato un luogo che mi piaceva, che somigliava davvero al deserto degli anni Trenta. Abbiamo ricreato tutto questo. Non tutte le figure, ma alcune. È stato un lavoro gigantesco.

All’inizio il mio reparto artistico mi chiese: “Damien, possiamo realizzare solo il 60% della scimmia? È molto grande.” Io risposi: “Va bene, facciamo il 60%.” Ma quando andai a vederla, avevano fatto ancora meno, circa il 50%. Me ne accorsi subito, perché conosco molto bene la figura della scimmia. Dissi loro: “Sembra una figura da Disneyland. È bella, ma non è abbastanza grande. Non è abbastanza misteriosa. Si vede troppo.”

Così abbiamo cancellato quella versione e ne abbiamo realizzata una completa. Ci abbiamo messo molto tempo, ma l’abbiamo fatta esattamente della stessa dimensione dell’originale.

Quella è stata la sfida più grande. E nella scena in cui Amy, la compagna di Maria, dice: “Non la vedo. Mi avevi detto la testa… dov’è la testa?”, quella reazione è reale. È davvero così quando la osservi. Sì, direi che quella è stata la sfida più grande nella ricreazione.

La relazione di Maria Reiche

Vorrei soffermarmi sulla relazione tra Maria e Amy. Quanto è stato importante inserire questa coppia nel racconto per rappresentare al meglio Maria?

Per me era importante evitare un rischio: che qualcuno potesse pensare che una donna che trascorre tutta la vita nel deserto sia una persona arida, sola, con una vita terribile, incapace di amare o di essere umana. Volevo che il pubblico entrasse nel suo viaggio e sentisse ogni suo passo con forza. Dovevo mostrare che questa giovane donna non è una persona strana: è una persona normale. È una donna che lascia la Germania per ciò che sta accadendo lì, arriva in Perù e cerca di trovare la propria strada, come una normale espatriata.

E ama qualcuno. Era fondamentale che il pubblico comprendesse che lei ama e che è amata. Che è capace di questo. Poi, quando entra nel deserto, è come se iniziasse una nuova storia d’amore. Si innamora di qualcos’altro. Ma era importante mostrare che, andando nel deserto, perde la donna che ama. E questo è doloroso per lei.

Aiuta il pubblico a comprendere quanto sia difficile seguire ciò che per noi è davvero importante. Quando facciamo qualcosa di fondamentale nella nostra vita, a volte perdiamo persone che non vogliono seguirci. Per questo ho inserito questa storia. E nella realtà hanno vissuto insieme vent’anni.

Quindi hai dovuto modificare la storia per esigenze narrative?

No, prima di tutto è un’opera di finzione. Il mio obiettivo era raccontare la storia di qualcuno che trova la propria strada nella vita. Non sappiamo esattamente cosa sia accaduto alla fine. Ma è vero che hanno vissuto insieme vent’anni. Si sono incontrate a Lima. Nella realtà si sono conosciute lì. Maria andava sempre più spesso a Nazca, mentre Amy restava a Lima. Per vent’anni Maria è stata quella che viveva davvero a Nazca.

Quindi è piuttosto vicino alla realtà. Probabilmente avranno anche litigato, come tutte le coppie. Non lo sappiamo, ma come tutte le persone avranno avuto momenti in cui si sono perse.

Per me era importante anche il contrasto tra i personaggi. Amy ha bisogno di oggetti, è una consumatrice, ha bisogno di molte persone intorno, di sentirsi amata. Altri personaggi hanno bisogno di potere, di avere persone attorno. Maria invece, quando arriva nel deserto, diventa una persona minimalista. Può vivere con poche cose. Non ha bisogno di tutto il resto.

Per far comprendere questo viaggio al pubblico, dovevo inserire personaggi che rendessero visibile la differenza: il caffè pieno di oggetti, l’appartamento pieno di cose, la casa piena di cose. E poi si arriva nel deserto, dove non c’è nulla. È uno shock per lo spettatore.

Com’è stato il lavoro con Devrim Lingnau nella preparazione del ruolo, considerando che interpreta una figura scientifica oltre che storica?

Ho lavorato con lei soprattutto sul piano psicologico. All’inizio del film le ho detto: sei persa. Non sai dove andare. Stai cercando la tua strada ma non trovi il tuo posto. Anche i costumi aiutano: i suoi vestiti sono leggermente troppo stretti. Alla prima festa, quando incontra Paul Darcourt, non sa cosa fare del proprio corpo, non è a suo agio, non è nel posto giusto.

Poi, lentamente, arriva nel deserto. La prima volta che ci arriva, qualcosa accade dentro di lei. È come se qualcosa della sua pelle si aprisse. Poi torna indietro. Abbiamo lavorato esclusivamente su questo: il suo viaggio interiore.

Il cuore di Lady Nazca

In che modo Lady Nazca affronta l’emarginazione delle donne nel mondo accademico dell’epoca? E pensi che sia ancora un problema oggi?

Anche se oggi molte cose sono migliorate, le donne non sono ancora completamente uguali agli uomini. È ancora più difficile per loro essere accettate, anche socialmente. Ma questo non è il tema principale del film.

Per me il cuore del film è una donna che salva un sito e si prende cura della Terra. È una riflessione su cosa vogliamo fare del pianeta. Come possiamo avere una connessione migliore con la Terra? Come possiamo essere un po’ più minimalisti e più gentili con noi stessi, con gli altri e con il mondo?

Questa è la vera domanda. È anche una storia con una dimensione ecologica.

Raccontare la storia di questa giovane donna sola nel deserto che compie un lavoro straordinario è stato anche un modo per dare forza alle donne. Dire: guardate, questa giovane donna, semplicemente spazzando il deserto, ha fatto qualcosa di così grande che oggi centinaia di migliaia di persone vanno ogni anno in Perù per visitare quel luogo. Fa parte della nostra storia.

È la storia di qualcuno che trova la propria libertà. Come possiamo, come individui, trovare la nostra libertà? Questo è il vero tema del film. A volte non possiamo cambiare completamente il mondo. Sappiamo cosa sta accadendo oggi. Io stesso mi chiedo: cosa posso fare? Non sono in una posizione politica per cambiare le cose, ma posso trovare la mia libertà individuale andando dentro di me, cercando di essere allineato con ciò che sento profondamente. E poi agire, lentamente.

È principalmente questa la storia. In un certo senso lei è femminista, per me. È molto femminista. Ma è quel tipo di donna che non proclama di esserlo: lo è perché il suo modo di agire è forte.

E anche se il film è ambientato negli anni Trenta, non è un film sul passato. Per me risponde completamente alle domande di oggi.

Tutti ci chiediamo: cosa faremo adesso? Molte cose stanno cambiando. Come reagiremo? Cosa faremo nei prossimi quindici o vent’anni? Per questo ho cercato, anche nei costumi, di non fare qualcosa di museale. Sono anni Trenta, sì, ma possono sembrare anche moderni. Non volevo dire al pubblico: “Guardate come eravamo negli anni Trenta”. Non mi interessa. Volevo qualcosa di vivo, sospeso tra gli anni Trenta e oggi. Non un museo, ma qualcosa di vitale.

Lady Nazca

  • Anno: 2025
  • Durata: 99
  • Distribuzione: Officine UBU
  • Genere: Avventura/Drammatico
  • Nazionalita: Germania, Francia, Svizzera, Perù
  • Regia: Damien Dorsaz