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IN SALA

Venuto al mondo

Gemma, dopo molti anni di assenza torna a Sarajevo, portando con sé il figlio Pietro. L’occasione è l’invito che le ha fatto Gojko, poeta estroverso e un tempo sua guida in Bosnia, per una mostra fotografica sulla guerra. Gemma proprio in Bosnia, prima dell’inizio del conflitto, aveva conosciuto Diego per il quale aveva mandato all’aria il proprio matrimonio. Da Diego però Gemma, per un suo difetto fisico, non aveva potuto avere figli. Ma il desiderio era così forte da spingerla ad accettare che il marito procreasse con un’altra donna disposta poi a cedere il neonato

Publicato

il

 

Anno: 2012

Durata: 127′

Distribuzione: Medusa

Genere: Drammatico

Nazionalità: Italia

Regia: Sergio Castellitto

Data di Uscita: 8 Novembre 2012

Sergio Castellitto con Venuto al Mondo, mette in scena per la terza volta, dopo Non ti muovere e La bellezza del somaro, le incisive parole della scrittrice di successo Margaret Mazzantini, alias sua moglie. Il duo rappresenta, ad oggi, una vera e propria potenza mediatica nel panorama cinematografico-letterario italiano e il cast del film lo conferma, con due star importantissime a livello mondiale come Penelope Cruz e Emile Hirsch.

Il film, scritto e diretto da Castellitto, deriva quindi dall’omonimo libro di successo, scritto dalla moglie, che ha partecipato attivamente alla riduzione cinematografica e nonostante ammetta che in generale nella trasposizione si perda molto delle sue opere, questo film ha conservato e mantenuto vivo lo spirito della storia e dei personaggi. Forse troppo.

Procediamo per gradi, Venuto al mondo ripercorre, con la tecnica del flash back, la giovinezza di Gemma (Penelope Cruz), la quale, dopo una telefonata dall’amico bosniaco Gojko (Adnan Haskovic), decide di tornare a Sarajevo e così, pian piano la storia della sua vita riaffiora. Gemma, molto giovane, si era trasferita per un breve periodo nella capitale bosniaca per fare ricerche per la sua tesi. Conosce Gojko che le fa da guida per la città, presentandola ad amici e famiglia. Qui conosce l’amore della sua vita, l’unica persona che fin dal primo sguardo è in grado di farti provare emozioni uniche. Si chiama Diego (Emile Hirsch), è un fotografo americano, uno spirito libero. La passione scoppia all’istante, e dopo alcuni ostacoli, i due diventano una coppia e si trasferiscono a Roma.

Nonostante l’amore che indissolubilmente li lega, sia autentico, esso non sembra saziarli, e in particolare Gemma avverte la necessità di colmare un’assenza e di legare a lei il suo uomo con “un lucchetto di carne”: un bambino. Dopo vari tentativi, tutti falliti, Gemma ha la conferma della sua sterilità e da qui il rapporto con Diego subisce grandi tensioni. Nel frattempo, Sarajevo è sotto assedio e i loro amici sono in grave pericolo. Diego e Gemma decidono di raggiungerli per aiutarli e tra rovine e macerie, l’ossessione di avere un bambino, porta Gemma a spingere l’amore della sua vita tra le braccia di una musicista. Da questo momento in poi, i ricordi s’incrociano e il pubblico percepisce drammaticamente la grande sofferenza dei protagonisti, pubblica (la guerra) e privata (il senso di inutilità della protagonista Gemma), complici le musiche scelte da Castellitto, a volte eccessivamente patetiche.

Penelope Cruz interpreta straordinariamente un personaggio complesso, forte e insoddisfatto come quello di Gemma, che non riesce a rassegnarsi al suo destino e che si spinge fino al limite per ottenere quello che più al mondo desidera. D’altro canto, accanto a sé ha due attori straordinari, uno più famoso, Emile Hirsch che dà ancora una volta prova del suo talento, dopo Into the wild, interpretando prima la leggerezza e la voglia di vivere e di amare di un giovane fotografo americano, e poi l’angoscia di un uomo consapevole degli orrori di una guerra; e uno meno famoso, bosniaco, Adnan Haskovic, perfetto nel ruolo del traghettatore Gojko, un uomo diretto e dai forti valori.

Amore, amicizia, morte, guerra, aborto, sterilità, nascita, questi sono i tanti e forse troppi archetipi del film, che se in un libro sono sorretti dalla forza delle parole, in un film, la forte carica delle immagini, finisce per renderli retorici.

Il melodramma c’è ed è ben diretto, ma la critica è relativa a un punto di vista prettamente narrativo che porta Venuto al mondo a perdersi, attraverso una descrizione a tratti troppo stereotipata dei temi portanti e poi, la struttura a matrioska che il film sceglie, rende il film troppo lungo e complesso per creare davvero l’empatia nel pubblico. Il risultato è che, se da un lato ci identifichiamo nell’orrore della guerra, seppur da noi non vissuta, e nell’ossessione di Gemma nell’avere un figlio, alla fine ci perdiamo nelle storie intrecciate dei protagonisti e nell’ansia rappresentativa di Castellitto che sembra non voler abbandonare nemmeno un tema del libro omonimo.

Valentina Calabrese