Il pluripremiato medical drama torna con un’attesissima seconda stagione. Un primo episodio ipnotizzante che mantiene il focus della serie: prima il paziente
L’arrivo di HBO Max Italia coincide anche con il ritorno del sorprendente medical drama creato da R. Scott Gemmill, The Pitt 2, dal 13 gennaio disponibile sulla piattaforma. La serie arriva da una stagione di premi a dir poco folgorante : prima gli Emmys (gli Oscar della televisione) e in ultimo i Golden Globes 2026 , entrambe manifestazioni che hanno visto la serie trionfare come miglior serie drammatica e miglior attore protagonista. Ritorna per questa seconda stagione l’acclamato Noah Wyle affiancato dai confermatissimi : Katherine LaNasa, Taylor Cranston, e Shawn Hatosy. Non tornerà invece, per scelta creativa, Tracy Ifeachor.
IL TRAILER – The Pitt 2
The Pitt 2 , cosa aspettarsi nella seconda stagione
Al Pittsburgh Trauma Medical Center prosegue l’ennesimo turno caotico del Dr. Michael “Robby” (Noah Whyle). A circa dieci mesi di distanza dagli eventi precedenti, Robby e la sua squadra continuano ad affrontare la solita ondata di emergenze, traumi e dilemmi etici.
Squadra che vince non si cambia
La bellezza del caso seriale dello scorso anno, The Pitt, risiede tutta quanta nel prendersi forse troppo sul serio. Un elemento che non appare mai come una negatività ma sempre e solo un’opportunità clinico-morale per lo spettatore. Un rinnovamento ripetitivo che avviene anche con la sua seconda stagione. Nel primo episodio di The Pitt 2 non accade niente di sensazionale. Si mantiene il formato alla 24 (la serie cult con protagonista Jack Bauer) ossia il tempo dilatato nelle ore che scorrono, piani-sequenza a volte interrotti e sempre alternati con riprese larghe nei dialoghi, e realismo medico che parte dal protagonista Robby per poi estendersi alla restante equipe medica.
Se prendiamo un’altra iconica serie d’atmosfera come The Bear potremmo scorgere una differenza sostanziale. Entrambi gli show vivono spazialmente, e come genere, di uno stesso ambiente lavorativo: cucina e ospedale. The Bear però ci mostra la cucina e l’elemento culinario sempre come mezzo d’esplorazione degli intrecci e delle caratterizzazioni dei personaggi. La straordinarietà, invece, di The Pitt, confermata in The Pitt 2, è la totale estromissione del protagonismo delle relazioni principali a favore dell’unica cosa che dovrebbe contare in uno spazio di lavoro: il suo contenuto e i suoi destinatari. Certo, nel primo episodio di The Pitt assistiamo ad alcuni apparenti cambiamenti; Robby è in procinto di prendersi un anno sabatico, mentre la specializzanda Melissa teme di essere processata per gli eventi del finale della prima. Tutto è però accessorio, un “di più”. Ciò che conta anche in The Pitt 2 è il suo essere un prodotto un po’ strano a metà tra una serie di finzione e un documentario sul medical drama.
Curare senza spettacolarizzare, la lezione di The Pitt
Anche in E.R, principale ispirazione della serie HBO, il rapporto tra il caso del giorno e l’intervento era ben delineato, ma ciò che alla fine rimaneva erano le vicissitudini tra i medici. In The Pitt 2 invece emerge la sua incredibile forza tramite il paziente, uno dei veri protagonisti del medical pluripremiato. La ricetta vincente, essenzialmente ripetuta anche nella seconda stagione, è il corollario con l’umanità del Pittsburgh Trauma Medical Center dove hanno origine vari risvolti etici, morali, e una salda critica al mediocre sistema sanitario americano. Quindi The Pitt non fa nulla per intercettare i gusti o le aspettative dello spettatore. Vuole “solo” dimostrare come alle volte la serialità può essere specchio riflesso dei nostri tempi. Bui e attuali.
Noah Wyle ancora al centro di un caos emotivo e professionale
Anche nella seconda stagione l’intento è sempre lo stesso. Rappresentare un mondo apparentemente freddo ma drammaticamente emotivo. Una cruda realtà che ha bisogno di eroi. Interpreti fragili della trincea ospedaliera come dimostra il plot relazionale e centrale del protagonista. Robby nella prima stagione arriva a spogliarsi delle proprie sicurezze per rimettere allo spettatore tutta la sua fragilità, i suoi incubi passati dinnanzi al dramma delle vite che non possono essere salvate. La splendida interpretazione di Noah Wyle nel primo episodio di The Pitt 2 anticipa come per il suo protagonista sia la stagione della svolta, della pacificazione dei suoi demoni interiori e del classico “volersi bene”. Un personaggio sempre in bilico tra ridare la vita e rendere l’estrema unzione.
Inevitabilmente Robby dovrà porsi davanti all’ennesimo bivio: sarà ancora disposto a imbarcarsi tutto il dolore della caducità delle moltitudini di vite che si spezzano? Dubbio profondamente esistenziale che John Wells, il regista della serie, promette di rappresentare senza seguire solo i titoli dei giornali ma ascoltando davvero le preoccupazioni della categoria sanitaria. In un sistema ospedaliero come quello americano che tende a escludere milioni di persone. Per questo The Pitt 2 è ipnotica, mostrandoci il piano-sequenza continuativo della realtà, come direbbe Pier Paolo Pasolini, nel quale la verità assume uno sguardo sempre in diretta e sempre presente.
Un medico in bilico: Robby torna nella trincea
Una stagione che diverrà anche tecnologica sperimentando i vantaggi e gli svantaggi dell’IA in campo medico nella cura del cancro. Come è consuetudine delle seconde stagioni, anche in The Pitt 2 si avverte un certo cambiamento nei personaggi laterali e non solo per il taglio differente di capigliatura; Dennis che subiva umiliazioni a raffica nella prima stagione ora si occupa della formazione degli altri specializzandi, mentre la saputella Victoria scopre che anche lei può avere rivali. Anche la regia continua ad avere un merito indubbio oltre all’alternanza dei piani-sequenza. La claustrofobia emotiva viene orchestrata con inquadrature ansiogene, soprattutto su Robby, riportandoci il peso del “turno” sullo stato mentale dei protagonisti.
The Pitt 2 non delude nel suo ritorno le alte aspettative, promettendo una nuova stagione all’altezza della prima. Niente medici geniali alla Dr. House o malattie impossibili da curare. Tutto ciò che rivendica la serie HBO Max è verità, realtà e eroi in una perenne crisi di nervi. Ingredienti ancora vincenti di uno show destinato, si spera, a diventare cult.