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Approfondimenti

Il Cinema di Sofia Coppola: tra costruzione dell’identità ed estetica Pop

Da 'Il giardino delle vergini suicide' all'ultimo 'Priscilla' il percorso cinematografico di una regista esteta dell'anima

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sofia coppola

A Venezia col suo ultimo film Priscilla, ( Coppa Volpi alla sua intensa protagonista Cailee Spaeny) Sofia Coppola è stata  celebrata con 7 minuti di applausi. Una pellicola che vuole raccontare una Storia dietro una Storia più grande e conosciuta, ma anche un film esteticamente  vivo e dotato di una bellezza indiscutibile.

Priscilla di Sofia Coppola. La recensione

Come tutte le pellicole della regista d’altronde, tutte dotate di un accurato apparato esteriore e scenico. Sofia Coppola è una regista visivamente potente e il suo amore per la moda , la fotografia e l’arte esteticamente bella hanno  contribuito a creare  quella che è divenuta la sua impronta. La  sensualità è una parte importantissima del suo modo di vedere le scene prima di crearle realmente e fa sì che lo spettatore ‘senta’  il film e non si limiti solo a guardarlo passivamente.

Priscilla 2023

Priscilla

Trionfo di colori accesi e giochi acrobatici con la macchina da presa, colonne sonore moderne, scenografie curatissime: sono tutti elementi diventati parte integrante e riconoscibile dell’approccio stilistico della regista. Tuttavia, il modo seducente dello stile ‘audiovisivo’ di Coppola ha portato alcuni a chiedersi cosa ci sia dietro quella sgargiante  patina di glamour. In  Marie Antoinette (2006)  ha mostrato in modo eccelso proprio questo suo grande talento estetico per la forma coniugato ad un altrettanto consistente capacità di saper ricreare un forte legame tra involucro esteriore  e contenuto. L’uno non può essere separato dall’altro .

Sofia Coppola e gli esordi

Life Without Zoe (1989)
Co-scritto con suo padre, Francis Coppola,  Life Without Zoe condivide probabilmente temi e stili simili con i suoi  lavori successivi ( in particolare Maria Antonietta). Ambientato nel mondo dell’Upper-East di Manhattan, il film racconta la storia di una giovane ragazza  di nome Zoe (Heather McComb) che, a causa della negligenza dei genitori, viene abbandonata a se stessa in un mondo adulto. Il film è una festa di  colori incantevoli ed eccessivamente ricche ambientazioni interne e proprio per questo è stato in gran parte massacrato dalla critica del tempo che lo ha considerato come una mera presentazione filmica della vita della giovane  Sofia.

La sua insistenza nella cura di costumi e oggetti di scena dimostra però, già in questa fase iniziale, l’ abilità di raccontare la propria storia anche senza ricorrere necessariamente ai dialoghi .

Lick the Star

Lick the Star è emblema di quelli che sono diventati i temi e le caratteristiche stilistiche del Cinema di Sofia Coppola. Le riprese lunghe e insistenti sui volti,  il  tema dell’evoluzione e del passaggio verso  la maturità visto come una sorta di rituale. Come ne Il giardino delle vergini suicide  la narrazione è centrata sulla costruzione dell’identità e sul desiderio.

 Lick the Star affronta la formazione  dell’Io in un mondo adolescenziale crudele dominato da stereotipi, idolatria dell’apparenza, schiavitù dalla  popolarità e dalla moda.

Lick the star il corto di Sofia Coppola che anticipa i suoi temi

The Virgin Suicides Il giardino delle vergini suicide (1999).

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Basato sul romanzo di Jeffrey Eugenides, The Virgin Suicides è considerato un piccolo cult. Il film racconta la storia di cinque ragazze,  Cecilia (Hanna Hall), Lux (Kirsten Dunst), Mary (A. J. Cook), Bonnie (Chelse Swain) e Therese Lisbon (Leslie Hayman) , cresciute nel Michigan a metà degli anni 1970. Le ragazzine si tolgono la vita compiendo un gesto che sembra non avere una vera ragione. La pellicola, di struggente e disturbante intensità, è raccontata da un anonimo narratore maschile . La narrazione è però solo un mezzo per trasmettere quello che è il vero messaggio del film: il passaggio adolescenziale e la volontà di non accettare  il mondo degli adulti.

Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola: la recensione

Sofia Coppola Lost in translation e altri successi

Lost in Translation (2003).

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Il terzo lungometraggio di Coppola è la storia di due turisti americani in Giappone, entrambi in crisi esistenziale. Charlotte (Scarlett Johansson) si è  laureata a Yale e ha accompagnato il marito fotografo di moda in un viaggio a Tokyo. Non sa quale sia il suo ruolo nella vita e sembra essere molto infelice nel suo matrimonio. Bob (Bill Murray) è un attore ormai ‘vecchio’, a Tokyo per recitare in una  pubblicità televisiva. Come Charlotte, Bob è in crisi con la moglie e  sta affrontando anche una personale crisi di identità. Non è più la star del cinema di successo che era in gioventù e non sa più rispecchiarsi in ciò che ha rappresentato per anni.

Entrambi questi personaggi attraversano  una fase di transizione che può identificarsi come una sorta di passaggio in un ‘altrove’.  Il loro essere in terra straniera amplifica ogni emozione vissuta dai personaggi e l’essere visti come ‘estranei’ li avvicina e li fa mettere in contatto con il loro mondo interiore in movimento.

Quattro nomination ai premi Oscar per la pellicola (miglior film, miglior attore per Bill Murray, miglior regista per Sofia Coppola e miglior sceneggiatura originale) e Oscar a  Sofia Coppola proprio per la sceneggiatura.

Lost in Translation di Sofia Coppola, con Bill Murray e Scarlett Johansson

Marie Antoinette (2006).


Debutto al Festival di Cannes del 2006 per il film, ambientato nel 18 ° secolo, che racconta la storia dell’ ultima regina di Francia, Maria Antonietta (Kirsten Dunst). La pellicola si concentra  sull’arrivo di Maria Antonietta a Versailles fino alla sua partenza per Varennes  e si basa  sulla biografia di Antonia Fraser come materiale di partenza.  L’anacronismo voluto viene esaltato dal fatto che ogni attore  recita con il proprio accento mentre una colonna sonora punk e New Romantic, fa da sfondo  ad un racconto molto centrato sulle descrizioni di sfarzi e costumi di corte e meno sulle folle parigine. Coppola evita  di rappresentare l’indifferenza della regina dinanzi alla sofferenza del popolo privilegiando quella che è la dimensione pop e colorata di una messa in scena non proprio storicamente veritiera. L’accento è posto sulla descrizione del quotidiano, sulle frustrazioni fisiche e sentimentali, le debolezze di gioventù e l’evoluzione di un percorso di crescita insano e infelice. Ozio, vizi, pettegolezzi , rituali ridicoli e scene di comica adorazione : Maria Antonietta è in realtà un dramma attualissimo sul fascino della superficialità e la vacuità morale di chi vive nel culto del ‘possedere’ e apparire.

Somewhere 2010.

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Somewhere del 2010 , vinse il Leone d’oro come miglior film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2010.

La pellicola narra di Johnny Marco una famosa star del cinema americano che vive nello Chateau Marmont. Le sue giornate sono occupate da alcool, donne, macchine veloci e folle di fan. Jonny perde il contatto con la realtà fino a quando non si trova a doversi prendere cura della figlia undicenne Cleo. Col passare dei giorni l’uomo si rende conto che esiste anche un’altra vita oltre a quella della star. Il cinema di Coppola predilige ancora una volta il silenzio alle spiegazioni e in questo bel racconto di un  rapporto tra padre e figlia svela l’amarezza del non vissuto. Protagonisti Stephen Dorff ed Elle Fanning. 

Le ultime pellicole prima di Priscilla

L’Inganno (2017).

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L’inganno (The Beguiled) è un film del 2017 con protagonisti Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Elle Fanning.

Durante la Guerra di Secessione, nel profondo Sud, alcune donne di diverse età, rimaste in un internato per ragazze di buona famiglia, danno ricovero ad un soldato ferito. Dopo aver ricevuto e ospitalità,  l’uomo  resta confinato nella sua camera attraendo l’attenzione di tutte. La tensione aumenterà giorno dopo giorno rompendo l’equilibrio faticosamente costruito e modificando  i rapporti tra le donne e l’ospite.

Super cast per questa incursione della regista nel genere thriller, remake di  La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Siegel (a sua volta basato sul romanzo di Thomas Cullinan).
Atmosfere cupe , pulsioni sessuali e morbosi sentimenti di frustrazione: tutto il film di Sofia Coppola è ammantato da una sensazione opprimente e claustrofobica.
Questa volta non c’è nulla di pop  nemmeno nella colonna sonora:  è la natura a dominare coi suoi alberi maestosi,  il giardino della casa e la  stessa abitazione immersa in un territorio selvaggio. Chiara metafora degli istinti naturali che prenderanno il sopravvento sulla compostezza imposta dal personaggio di Nicole Kidman, provocando la tragedia successiva. Ma ciò che colpisce soprattutto nel film è la regia della Coppola, qui minimalista , introspettiva, intelligente e psicologica.

On the rocks (2020).

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La pellicola firmata Apple Tv+, narra di Laura Keane (Rashida Jones), madre di due figlie e scrittrice frustrata da una routine che rischia di indebolire  il rapporto con suo marito Dean (Marlon Wayans). Laura comincia a tenersi in contatto e riprendere i rapporti con suo padre, Felix (Bill Murray), un playboy dalla battuta sempre pronta. Insieme, decidono di pedinare Dean ed è l’occasione per riscoprirsi.

On the Rocks è  una sorta di nuovo Lost in Translation. Una rinnovata  versione del  rapporto padre/figlia del film precedente con Bill Murray che qui torna a rivestire un ruolo paterno. Nel film emerge la Coppola  alle prese con la famiglia e figlia di un padre ingombrante (tema già portato in scena in Somewhere).

C’è di nuovo la vita newyorchese e l’’upper class intellettuale e c’è soprattutto ancora quella Sofia donna, madre, moglie, figlia e artista, protagonista un po’ di tutte le sue pellicole.

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