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‘American Night’ Conversazione con Alessio Della Valle

American Night non è solo il risultato di una logica narrativa, ma anche della riflessione sull’arte presente all’interno del testo filmico.

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alessio della valle

American Night non è solo il risultato di una logica narrativa, ma anche della riflessione sull’arte presente all’interno del testo filmico.

Nelle sale dal 19 maggio grazie a 01 DistributionAmerican Night è l’opera prima di Alessio Della Valle. Con il regista abbiamo approfondito il film.

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American Night secondo Alessio Della Valle

La riconoscibilità propria del film di genere fa il paio con una natura meno evidente  e con un sottotesto che sembra essere scritto dalla composizione delle immagini e dal loro montaggio. American Night non è solo il risultato di una logica narrativa, ma anche della riflessione sull’arte presente all’interno del testo filmico.

Volevo che American Night fosse un film multistrato in cui ci fosse una trama all’apparenza molto semplice in cui tutti i personaggi inseguono un quadro – la Marilyn rosa di Andy Warhol – scelta, così come i tanti riferimenti alla Pop Art presenti nel film, per la sua qualità iconica. Marilyn era un’icona e Warhol attraverso le sue serigrafie ne ha creata un’altra. Questo procedimento di duplicazione da una lato rimandava all’ambivalenza del noir in cui tutti i personaggi sono doppi, dall’altro mi permetteva di riflettere su cosa è che rende una persona iconica e pop.

Questo doppio strato è presente in tutto il film e per esempio in una delle scene iniziali dove l’icona di Marilyn si contrappone a quella di un soggetto di egual tenore, ma di segno opposto rappresentato dal ritratto di una sorta di Madonna contemporanea interpretata da Maria Grazia Cucinotta. 

Sì, è lo stesso ragionamento che ho applicato in tutti i reparti, a tutti i livelli e con ciascun personaggio. Quindi è vero ciò che dici a proposito della corrispondenza tra la Marilyn di Warhol e la Madonna della Cucinotta. È lo stesso motivo per cui c’è la Coca-Cola di Mario Schifano, un brand iconico che l’artista ha voluto raffigurare allo scopo di crearne un altro nuovo di zecca.  Questo è il significato del Diner dedicato alle star del rock prematuramente scomparse dove i camerieri sono vestiti da Kurt Cobain, Elvis Presley, Janice Joplin, Jimi Hendrix. Mi interessava ragionare su cos’è iconico e su come trasformare un’icona in un’altra. Questo ragionamento è stato fatto anche per le musiche composte da Marco Beltrami due volte nominato all’Oscar che ha preso l’Ave Maria di Schubert e l’ha rifatta trasformandola in qualcosa di diverso da una cover.

Il dualismo di American Night

Se il personaggio di Emile Hirsh è osteggiato dal padre, che considera il talento artistico del figlio un ostacolo per la sua ascesa nel mondo del crimine, allora il confronto tra l’icona di Marilyn e quella della madre del ragazzo, interpretata appunto dalla Cucinotta, riconduce ancora una volta alla coesistenza di una duplice natura che nel caso specifico risponde al confronto tra antico e moderno, tradizione e rinnovamento, tra il conservatorismo del padre e la ribellione del figlio.

Sono d’accordo con te perché uno dei temi del film è l’accettazione di se stessi. Io non ho seguito la teoria de Il viaggio dell’eroe per cui sono gli ostacoli incontrati durante il proprio percorso a trasformare il protagonista della storia. Penso che questo succeda solo se le persone lo vogliono fortemente. Al contrario il viaggio dei miei protagonisti non li trasforma in persone diverse, ma li porta ad accettare la loro vera natura e dunque ad accettare se stessi.

Tirando le fila di questa prima parte di discorso mi sembra che il tuo film, come le opere d’arte, a cui si ispira prediliga il concettuale al narrativo. American Night riflette il principio di artisti come Warhol e Schifano perché l’iconografia dei personaggi è più importante dello sviluppo logico narrativo.

Sì e no. Io sono partito da personaggi classici del noir: John Kaplan interpretato da Jonathan Rhys Meyers è l’antieroe che fa la cosa giusta per il motivo sbagliato e viceversa. Emile Hirsch è Michael Rubino l’antagonista di John. Paz Vega è Sara, la moglie buona, Annabelle Belmondo la femme fatale, Jeremy Piven, il fratellastro di John, l’innocente. Abbiamo lavorato sulla loro iconizzazione variando un poco quelli che sono i canoni del genere.

La narrazione circolare di American Night di Alessio Della Valle

Come le serigrafie di Warhol anche American Night cambia forma rimanendo uguale nel contenuto. Nel film questo si compie innanzitutto attraverso la circolarità della narrazione, con la storia che ritorna su fatti già accaduti guardandoli ogni volta da un punto di vista diverso.

Assolutamente sì. Questa operazione ha interessato tutti i comparti del film. Se noti i costumi dei personaggi rimangono sempre gli stessi, non cambiano con il mutare delle condizioni e degli ambienti, come succede sempre eccezion fatta per classici del cinema quali Arancia Meccanica e nei western di Sergio Leone in cui il poncho del protagonista è sempre lo stesso per tutto il film. Non farglieli cambiare rende i protagonisti un po’ iconici. Così è stato per la musica e le scenografie, e come dicevi nella circolarità del racconto non lineare in cui la fabula non coincide con l’intreccio e dunque l’ordine degli eventi non è quello in cui vengono mostrati.

È una circolarità lontana da quella post moderna alla Quentin Tarantino. In realtà la tua rispecchia il principio delle opere di Warhol e di quelle del suo tempo, con le continue variazioni sul tema che finiscono per svuotare di significato le forme a sua volta libere di valorizzare il loro lato estetico. Nelle mani di Warhol Marilyn perde la sua corporeità per diventare pura immagine e oggetto di consumo. Ai tuoi personaggi succede la stessa cosa. Quando ci vengono presentati i nomi e le biografie campeggiano sullo schermo come etichette di oggetti posti sugli scaffali del supermarket.  

Sì, abbiamo fatto la stessa operazione di Andy Warhol che poi abbiamo messo al servizio del percorso di accettazione compiuto dai personaggi. Michael Rubino vorrebbe fare l’artista, ma suo padre glielo impedisce. Il giorno della morte del genitore la cupola criminale gli dice che lo accetterà come nuovo boss solo se smetterà di dipingere. Per questo lo troviamo diviso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che gli chiedono di essere. La presenza dello scorpione è il simbolo di quella natura criminale che Michael accetta lasciandosi indietro il suo talento artistico.

Un altro tema del film di Alessio Della Valle

A proposito dell’arte come oggetto di consumo, nel film i personaggi si contendono il possesso delle varie opere prima di tutto per il valore materiale e dopo, semmai, per quello artistico. Anche questo è uno dei temi del film.

Tutti i personaggi rappresentano un diverso punto di vista sull’arte. John è il gallerista e il falsario, Michael l’artista e il collezionista, Sara la restauratrice mentre Vincent identifica il punto di vista della persona comune. Ci tenevo a rappresentare questa eterogeneità di sguardo anche nel senso duchampiano del termine. Lui ha trasformato l’oggetto di uso comune – una forchetta, una bicicletta -, quello che di norma si identifica solo con se stesso, in un elemento polisemico per il solo fatto di averlo messo dentro un museo dove, in quanto opera d’arte, acquista tanti significati. Dunque il film riflette anche su cos’è un’opera d’arte. Per questo all’interno del museo c’è un omaggio allo storico dell’arte Erwin Panofsky, autore di numerosi scritti sull’iconografia teatrale e sull’iconologiae qui richiamato dall’invenzione di un museo a lui intitolato. Ed è per questo che nel film troviamo Bruce Lee, una delle icone pop più resistenti al corso del tempo.

Parole e immagini

Nel film esiste un rapporto continuo tra parole e immagini. Nel caso di Bruce Lee è evidente. Quando lui parla dell’acqua che assume la forma del contenitore per poi invitare a superare quel limite il film sembra rispondere alla sua preghiera. I personaggi infatti assumono le forme di genere che tu gli imponi all’interno di un film che però sembra ribellarsi ai limiti di quei codici per diventare riflesso di qualcos’altro. American Night è dentro il noir, ma per certi versi se ne disfa attraverso la natura delle immagini, il tipo di montaggio, la riflessione presente nel sottotesto.

Esatto. E c’è anche un viaggio negli elementi  perché il personaggio di Vincent rappresenta l’acqua (e infatti ripete sempre la frase di Bruce Lee “non puoi fermare l’acqua“), quello di Michael il fuoco. Non a caso quando quest’ultimo viene arso dalle fiamme l’arrivo di Vincent coincidere con la presenza della pioggia. Zach Staenberg montatore di Matrix e premio Oscar mi diceva che stavo facendo la stessa cosa di quel film raccontando una storia – quella tra due contendenti pronti a sfidarsi fino all’ultimo duello – dietro alla quale ci sono una serie di riflessioni filosofiche. American Night è per sua natura un film multistrato.

In American Night i corpi sono oggetti di consumo. Emblematica la scena in cui John e Sara si colorano uno con l’altra diventando essi stesse opere d’arte. In effetti il loro amore, alla pari delle altre cose presenti nel film, sarà destinato a consumarsi. 

Nel film c’è ogni forma d’arte. Abbiamo avuto la fortuna di avere quelle di Warhol, di Schifano, di Jeff Koons. C’è la performing art con le persone mascherate che si muovono e ballano in mezzo alla strada, il body painting nella sequenza in cui John e Sara fanno l’amore sulla tela. C’è la musica con Anastacia che canta, c’è la pittura, la scultura, la video arte. Quella scena in particolare volevo fosse molto dolce e poetica perché i personaggi ricordano un momento felice del loro passato. Amandosi sopra una tela ci comunicano il loro amore nei confronti della bellezza e dell’arte diventando essi stessi parte di essa.

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L’arte nel film di Alessio Della Valle

A proposito di performing art, più volte assistiamo alla sequenza in cui Michael, dopo aver gettato i colori sulla tela come faceva Pollock, ci spara sopra suggellando un gesto artistico che appare un po’ la sintesi del film in cui, come dice una frase del tuo film, il connubio tra arte e vita dà via libera al caos.  

La tua mi sembra un’ottima domanda. Quei quadri li ho fatti io in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Tirana, con i professori e gli studenti dell’Accademia, a cura di Rezarta Zaloshnja. Dopo averli realizzati abbiamo chiesto ai militari che sparassero per davvero, in sicurezza, sulle tele. E sì, come hai notato quello è il viaggio dei personaggi dentro l’arte. Arte più vita uguale caos non è solo la frase scritta sul neon ma anche un altro dei temi del film. Quando  John accetta di restituire la Marilyn, lo scambio è impedito dalla performing art nella scena in cui la folla è presente in strada. In quel caso è l’arte a rappresentare un elemento di caos inaspettato. Come diceva John Lennon la vita è quello che ti succede mentre stai cercando di fare altro. Aggiungo che all’interno dei cinque personaggi classici del noir ne ho aggiunto un altro estraneo al genere interpretato dal personaggio di Fortunato Cerlino: lui è l’agente del caos, è il corriere che porta la Marilyn a New York scatenando il caos nella vita degli altri personaggi.

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La scenografia

Peraltro le scenografie scelte per rappresentare i diversi ambienti sono caratterizzate da una stilizzazione che esalta la forma degli oggetti. Ogni ambiente, per come lo riprendi, oltre a raccontare una parte della storia sembra un’installazione all’interno del museo. 

Sono contento di sentirtelo dire perché questo era l’intento. Prima di girare ho consegnato a ogni capo reparto un libro di circa cento pagine in cui avevo messo  una raccolta di referenze visive, comprese alcune poesie di Rimbaud. A quel punto ho detto che nella fotografia del film si potevano usare solo i tre colori primari, il giallo il rosso e il blu. Era permesso l’utilizzo di tonalità diverse solo nelle situazioni in cui c’era un elemento di caos che sconvolgeva la vita dei personaggi. Quindi, per rispondere alla tua domanda: sì, è così. Nella scena in cui Michael e Sara si incontrano nella galleria l’ambiente è tutto verde perché la donna lo sta per lasciare. Il colore diverso implica un elemento di caos. Per quella sequenza abbiamo ricreato un’installazione contenente una sorta di foresta anche sonora. Il sound designer David Gianmarco, candidato a tre Oscar, ha creato una sorta di ambientazione sonora con suoni della foresta e canti di uccelli, perché al nostro cervello che ha 2 milioni di anni suonano inconsciamente minacciosi. All’inizio questi sono gentili poi quando lei inizia a dirgli che lo lascerà diventano minacciosi, trasmettendo un senso di minacce e di paura. Eh sì, abbiamo composto ogni immagine come il contenitore di un’installazione artistica: per esempio, quando John torna a casa tutta la scena è dominata dal nero. Lo sono le pareti, il divano, i vestiti dei personaggi e persino la lampada. Sono scelte che abbiamo fatto volutamente.

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Verità e finzione per Alessio Della Valle

Il film è attraversato da una dialettica tra vero e falso che corrisponde tanto alla natura dei personaggi quanto a quella delle loro azioni. Oltre a essere il dilemma su cui  speculavano Warhol e molti dei suoi contemporanei ho pensato che il titolo di American Night potesse alludere al film di Truffaut Effetto Notte che in originale si intitolava appunto La Nuit Américaine riferendosi alla pioggia artificiale utilizzata sui set, ovvero a qualcosa che gioca con la verità e la finzione. 

Certamente sì perché, anche senza svelare troppo, nel film succederanno degli eventi in cui vero o falso la faranno da padrone. Parliamo di un tema tipico del noir in cui tutti i personaggi sono doppi, buoni e cattivi nella medesima maniera. È anche per questo che ho fatto bagnare le strade affinché l’acqua potesse riflettere la luce dei neon. Il titolo di American Night è il risultato di una doppia metafora: l’America rappresenta l’ombelico del mondo perché popolata da persone provenienti da ogni nazione mentre la notte è il simbolo di tutto ciò che è oscuro, sconosciuto. Associando i due termini American Night equivale all’inconscio del mondo. Al paragone con il lungometraggio di Truffaut non avevo pensato, ma il tuo è un ragionamento assolutamente coerente con il pensiero del film.

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Gli attori di American Night

Detto che nel film lavori con attori internazionali che in qualche maniera sono essi stessi delle icone, ti volevo chiedere come sei riuscito a portarli all’interno del tuo mondo?

Ho mandato la sceneggiatura e loro hanno accettato quasi subito di interpretare le varie parti. Siamo stati molto sorpresi e onorati di questo. Agli attori è piaciuto molto l’arco dei personaggi, quello necessario ad accettare se stessi. È piaciuto soprattutto che ognuno di essi avesse una debolezza, che non fossero perfetti: Jeremy Piven per esempio interpreta uno stuntman che ha le vertigini; Fortunato Cerlino un corriere narcolettico e così via. Abbiamo avuto la fortuna di presentare il film all’ultimo Festival di Venezia e subito dopo è successa una cosa incredibile con l’Academy che ci ha contattato chiedendoci la copia della sceneggiatura per poterla mettere nella loro collezione permanente: è stata una cosa incredibile tanto che all’inizio pensavo a uno scherzo.

Con American Night volevi raccontare il mondo. La scelta degli attori gli corrisponde, essendo ognuno differente per provenienza e nazionalità. 

In effetti è così. Fortunato Cerlino è italiano, Annabelle Belmondo è franco-americana, Paz Vega spagnola, Jeremy Piven e Emile Hirsh sono americani, Jonathan Rhys Meyer irlandese. È stata un’esperienza bellissima condividere il loro entusiasmo verso questo film. A questo proposito colgo l’occasione per ringraziare i miei produttori. Si tratta di una squadra innovativa perché formata interamente da sole donne e in particolare da Martha Capello e Ilaria Dello Iacono. Sono state fondamentali per la realizzazione di American Night.

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American Night di Alessio Della Valle

  • Anno: 2022
  • Durata: 123'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: azione, thriller
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alessio Della Valle
  • Data di uscita: 19-May-2022