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IN SALA

‘Il Capo Perfetto’ con Javier Bardem, ovvero ‘profit before people’

Nelle sale italiane, con BIM Distribuzione, il film di Fernando León de Aranoa che rappresenterà la Spagna agli Oscar 2022.

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Non è un caso, forse, che il nuovo film di Fernando León de Aranoa (Perfect Day, Escobar), perduto nella traduzione italiana l’evocativo titolo originale spagnolo El Buen Patrón (Il Buon Padrone), sostituito dal più banale Il Capo Perfetto – film candidato agli Oscar e a ben 20 Premi Goya per la Spagna, già nelle sale italiane con BIM Distribuzione – sia ambientato in una fabbrica di bilance, luogo simbolico di equilibri possibili o impossibili, ipocrisie e paternalismi, oscillazioni decisionali e misure cangianti di pesi, entro e oltre i limiti dell’etica e della legalità.

Il Capo Perfetto

Protagonista assoluto del film è, ça va sans dire, Javier Bardem, attore amatissimo in Spagna e nel mondo (fra le sue interpretazioni più note Prima che sia notte, Non è un Paese per Vecchi, Biutiful, Escobar-il fascino del male). Al suo terzo lavoro con León de Arano, veste qui i panni di Blanco, il ‘buon padrone’ della fabbrica, erede di una stirpe di padroni. Questi, almeno nella parte iniziale del film, sembra cercare il benessere del suo personale, che lo considera magnanimo e umano, mettendo in atto mediazioni e ricercando soluzioni non-conflittuali, come un comprensivo ‘padre-padrone’, per risolvere i tanti problemi e le situazioni spiacevoli e spinose che si presentano quotidianamente nella sua onorata azienda. Proprio mentre questa è in gara con altre imprese per un premio di eccellenza locale.

Ma, a poco a poco, mentre la tensione sale per la visita di ispezione della commissione del premio, Blanco inizierà a collezionare una serie di errori e disastri, in parte comici in parte tragici, che lasceranno emergere la sua vera natura: quella di un capo ‘perfetto’. Un capo che stringe l’occhiolino alle stagiste più carine e le invita in albergo. Ma anche un capo che è incurante dei veri bisogni dei dipendenti, ma entra prepotentemente nella loro vita privata per far sì che essi non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l’ambito riconoscimento. Un capo che invita a cena personale che vuole licenziare e, infatti, licenzia senza giusta causa un padre di famiglia ridotto quasi in miseria (quest’uomo, senza nulla da perdere, diventerà per lui una spina nel fianco, sistemando un picchetto e manifestando con un megafono la sua protesta proprio davanti alla fabbrica di bilance). E, infine, un capo che si rivelerà disposto a tutto, anche ad attivare e insabbiare eventi gravissimi e illegali, pur di rimanere a galla e vincere un premio di dubbia utilità.

Nel mondo del lavoro, personaggi senza scrupoli

La trama, intessuta con impeccabile abilità artistica dal regista León de Aranoa, che evidenzia ancora una volta la sua grande capacità di raccontare storie, legate al tempo stesso alla vita delle persone e all’attualità sociale – come già dimostrato in altri lavori – dà vita a un racconto corale, attraversato dalla carismatica e seduttiva personalità di Blanco, intessuto di narrazioni interne, che si intrecciano ed interagiscono in maniera ricercata e un po’ perversa, con personaggi realistici dalle psicologie ben tratteggiate, che si muovono a loro agio in una sceneggiatura blindata, dove tutto torna, senza sbavature.

«Il Capo Perfetto è un ritratto della spersonalizzazione e del deterioramento dei rapporti di lavoro – afferma il regista – lo scenario di un momento in cui concetti fuori moda come solidarietà, etica o bene comune sembrano essere stati cancellati dalla mappa del lavoro solo per essere sostituiti dalla logica del profitto e della precarietà. L’immagine della bilancia, metafora universale della Giustizia, fa da cornice al tutto: Blanco, giocatore avvantaggiato rispetto agli altri, superando ogni limite etico e senza remore, cerca a tutti i costi di ripristinare l’equilibrio finanziario della sua società, anche se questo significa che deve armeggiare con i ‘piatti’. È un personaggio al quale ci possiamo sentire vicini nonostante la sua natura priva di scrupoli, forse un ritratto di chi siamo o temiamo di diventare».

Dunque, la storia di Blanco e della sua azienda rappresenta il lato oscuro del film girato dal regista nel 2002, I lunedì al sole (Los lunes al sol) sul tema della disoccupazione, dando vita a una commedia caustica e pungente, quasi noir, sui rapporti personali e professionali che possono generarsi all’interno di un’azienda a conduzione familiare, in un “ecosistema del mondo del lavoro logorato, senza eroi né cattivi, lontano da qualsiasi manicheismo”.

Un cinema che lascia il segno

Regia, fotografia e colonna sonora (queste ultime affidate rispettivamente a Pau Esteve e Zeltia Montes) seguono in immagini e suoni i progressivi cambiamenti di tono del film Il capo perfetto, inizialmente leggeri e amichevoli, poi sempre più drammatici. Mentre l’ambientazione (nella periferia industriale di una città di provincia, con grigi edifici industriali indifferenziati) è ricostruita con maestria dallo scenografo e art director César Macarrón, che ha ridato vita a un’immensa fabbrica chiusa alla periferia di Madrid.

«Credo che sia possibile realizzare un cinema complesso e artisticamente ambizioso – prosegue il regista – un cinema che lasci il segno di chi siamo, del momento storico in cui viviamo e che al contempo ci diverta, stuzzichi la nostra curiosità e ci commuova e lo faccia utilizzando l’umorismo, a volte magari anche a cuor leggero, con una certa durezza, ma senza rinunciare all’impegno, alla verità o alla poesia. Il miglior umorismo è quello che resiste allo scorrere del tempo e travalica i confini, che non nasce dal dramma del momento, ma ci parla della natura umana. C’è umorismo anche nell’amoralità del capo, nei suoi intrighi ed eccessi, di cui rimane spesso vittima: Blanco non uscirà illeso dalle sue azioni. Senza perdere il sorriso, l’ultimo atto della storia diventa un thriller e poi una tragedia. Di tutte le sfide che abbiamo incontrato forse questa, trovare il giusto tono tra umorismo e dolore, è stata la più rischiosa: la misura precisa di ciascun piatto della bilancia. Dunque un cinema che esamina le radici stesse di chi e cosa siamo alla ricerca dell’ipotesi di cosa diventeremo un giorno. Un cinema con una finestra aperta sull’esterno, che affronti quello che succede fuori, per le strade del paese in cui viviamo, nelle nostre case, nella nostra camera da letto, nel nostro luogo di lavoro».

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  • Anno: 2021
  • Durata: 115'
  • Distribuzione: BIM distribuzione
  • Genere: Commedia drammatica
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Fernando León de Aranoa
  • Data di uscita: 23-December-2021