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Biennale del Cinema di Venezia

‘America Latina’, la storia di un incubo chiamato realtà

La mente governa, si fa ombra, si fa inganno, si fa delirio, si fa oblio e dietro di sé lascia i resti di quello che era stato e non sarà più

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America Latina è una storia di cesello che lentamente, e inesorabilmente, costruisce il suo racconto. Damiano e Fabio D’Innocenzo scavano nella psiche dell’uomo e afferranno i suoi mostri prima che possano fuggire e perdersi nelle parole di qualche dottore o nell’amore incondizionato dei propri cari. Il protagonista confinato nel suo io, ancor più che nella sua bella casa nella periferia di Latina, è condannato a farci i conti.

America Latina presentato in concorso alla 78 Biennale del Cinema di Venezia è prodotto da The Apartment, Vision Distribution e Le Pacte.

America Latina, la trama

Massimo Sisti è un dentista che vive nella sua tranquilla routine tra lo Studio e la bella villa con piscina nella periferia di Latina. Ha una moglie, Alessandra, e due figlie, Laura e Ilenia, che adora e da cui è amato incondizionatamente. La sua unica trasgressione è la serata che una volta la settimana dedica a ubriacarsi con l’amico Simone. Un giorno però, recandosi in cantina per cercare una lampadina, si trova di fronte una ragazzina imbavagliata con sul volto segni di percosse. Il mondo precedente di Massimo svanisce lasciando progressivo spazio a sospetti, paure e amnesie sempre più frequenti.

Le inquadrature

I fratelli D’Innocenzo costruiscono la loro opera con una particolare attenzione alle inquadrature che, al di là di tutte le altre componenti filmiche, si assumono il compito di dirigere le fasi dell’intero racconto. È una marea che sale lentamente e nel suo percorso investe tutto quello che le si para davanti. Così i primi e i primissimi piani dettano i tempi della narrazione e annunciano le ossessioni in divenire del protagonista. Sembra quasi di assistere a un gioco di stampo lynchiano con il comparire di segni, presagi, di qualcosa che è in atto, di un ribaltamento prima e di una sovrpposizione poi, di una realtà che diventa non più riconoscibile nel punto di vista del protagonista e si mescola con la dimensione onirica fino quasi ad assorbirla del tutto.

America Latina, una galleria d’arte

Damiano e Fabio D’innocenzo non hanno fatto mistero della loro fonte d’ispirazione visiva, e cromatica, citando pittori come Alex Colville o grandi disegnatori come Don Rosa. America Latina è anche questo. Un’opera che costruisce la sua dimensione olistica con la perfetta osmosi dei vari reparti tecnici e l’ottimo contrappunto della sceneggiatura, scritta degli stessi registi, che lega ogni cosa facendo passare in second’ordine qualche grinza nei dialoghi e il saltuario comparire di involuzioni nel racconto. I totali e i semi totali sono dei fermo immagine che sembrano ricordare la pittura dell’olandese Jan Steen con i suoi colori vivi e caldi infarciti di chiaroscuri. Nei suoi quadri rivolti alla quotidianità delle classi medie e popolari celava messaggi e grande attenzione all’introspezione psicologica dei soggetti ritratti. Volti che con la loro semplicità misuravano tutta la complessità dell’animo umano. Proprio come quelli delle bravissime interpreti di America Latina: Astrid Casali, Alessandra, Federica Pala, Ilenia, Carlotta Gamba, Laura, e Sara Ciocca, la bambina.

Conoscere la propria oscurità è il metodo migliore per affrontare le tenebre degli altri

Carl Gustav Jung

The Germano Affair

Elio Germano non finisce mai di stupire per la sua capacità di calarsi in qualsiasi personaggio facendola sembrare come la cosa più naturale del mondo. Il suo Massimo è un passo ulteriore verso la definizione del corpo dell’artista come appendice estrema  della macchina da presa. Le inquadrature dei particolari, dagli elementi del viso a  quelli degli arti, strutturano essi stessi lo spazio filmico dell’azione rendendolo ipnotico e irrisolto. Una prova magistrale con cui l’attore romano domina letteralmente l’intera pellicola e genera l’ennesima pletora di considerazioni entusiastiche.

La scomparsa del tempo

Uno dei temi preminenti di questo nuovo lavoro dei fratelli D’Innocenzo è la capacità di manipolazione del tempo filmico. Quasi preannunciato dall’anomalo scorrere dei titoli di testa, i due registi portano progressivamente allo stremo la concezione antinaturalista del tempo e dello spazio insita nello stesso concetto di cinema. La memoria del protagonista che progressivamente scompare, le espressioni quasi fisse delle  donne della sua famiglia, lo scantinato come luogo da dimenticare. È un continuo stop e play che gioca con la sensazione di straniamento che già per sé la pellicola trasmette. È il trionfo dell’indefinito che alberga nel profondo di ognuno e che curva la linea retta immaginaria che unisce la vita e la morte.

 

 

 

 

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  • Anno: 2021
  • Durata: 90 minuti
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Genere: thriller, dramma
  • Nazionalita: Italia Francia
  • Regia: Damiano e Fabio D'Innocenzo