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Biennale del Cinema di Venezia

I fratelli D’Innocenzo, la filmografia

Damiano e Fabio D’Innocenzo hanno sconvolto il panorama del cinema italiano, conquistando critica e pubblico.

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fratelli D'Innocenzo filmografia

Dopo il successo di La terra dell’abbastanza e Favolacce, i fratelli D’Innocenzo presenteranno il terzo film della loro filmografia, America Latina, alla 78° Edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Damiano e Fabio D’Innocenzo hanno sconvolto il panorama del cinema italiano, conquistando critica e pubblico. Utilizzano uno stile registico e drammaturgico innovativo. La narrazione delle loro storie, che non si sviluppa mai in maniera didascalica, ribalta gli schemi aristotelici, riuscendo a sconvolgere e sorprendere lo spettatore.

Chi sono i fratelli D'Innocenzo: vita privata e carriera di Damiano e Fabio

L’esordio cinematografico

È il 2018 quando i fratelli D’Innocenzo irrompono sulla scena cinematografica, con La terra dell’abbastanza. La loro opera prima, come ricorda Augusto Sainati, è un film incisivo, che viene ben accolto al Festival di Berlino.

È un’opera poetica e dura, lontana dagli stereotipi di genere. In certi momenti il film si avvicina all’astrattismo, con campi lunghissimi che inquadrano piazze vuote dal sapore hopperiano.

“La terra dell’abbastanza è una scarnificazione di Favolacce”.

Cronologicamente è questo il primo film dei due registi romani. Damiano e Fabio lo scrivono quando hanno solo 22 anni, ma in effetti è il loro secondo film. Questo perché alcuni anni prima già avevano sviluppato la sceneggiatura di Favolacce, realizzato successivamente.

È utile, dunque, compiere un percorso a ritroso nella filmografia dei fratelli d’Innocenzo e considerare Favolacce come un punto di partenza, mentre La terra dell’abbastanza come l’arrivo o, comunque, una tappa successiva.

La terra dell'abbastanza - I fratelli d'Innocenzo sull'emarginazione sociale

La periferia universale

I due film, certamente, sono accomunati da un bagaglio tematico e stilistico sostanziale. In entrambi i casi i due registi utilizzano la periferia come ambientazione, ma viene evitato ogni riferimento locale.

“Cerchiamo di essere il più possibile archetipici. Troviamo estremamente riduttivo confinare la storia a pochi cittadini che abitano quello o quell’altro paesaggio”.

In questo modo si racconta Damiano D’Innocenzo in un’intervista per Taxidrivers.

La terra dell’abbastanza e Favolacce, in effetti, potevano essere ambientati in una favela brasiliana o in una suburra americana e poco sarebbe cambiato.

Su Favolacce. Conversazione con Fabio e Damiano D'Innocenzo

La tragedia senza catarsi nella filmografia dei fratelli D’Innocenzo

Ma non c’è solo la periferia ad accomunare le due opere della filmografia dei Fratelli D’Innocenzo. Un altro importante tema affrontato da Damiano e Fabio è l’elaborazione del lutto.

La morte è sempre presente, assumendo una connotazione cinica, crudele e spietata.

I fratelli D’Innocenzo rappresentano una tragedia senza catarsi. La rappresentazione della morte, che colpisce sempre i figli, si realizza in modo non convenzionale, ribaltando le regole aristoteliche.

La morte di Manolo e di Mirko in La terra dell’abbastanza e quella dei bambini in Favolacce avviene senza spettacolarizzazione. La macchina da presa non si sofferma mai più del dovuto sugli ultimi attimi di vita dei protagonisti.

La fine dell’esistenza dei personaggi viene trattata come uno dei tanti strumenti, utilizzati per raccontare la struttura della mente umana.

Il contesto di periferia e di annessa emarginazione, secondo i fratelli D’Innocenzo, in individui sani forma un forte senso di umiltà. Al contrario, in persone meno sane, genera una fortissima frustrazione.

L’Edipo contemporaneo

E sono soprattutto frustrati i protagonisti dei loro film e, per loro, la morte viene vissuta come un’esperienza “prevista”. L’elaborazione del lutto avviene in maniera silenziosa, per certi versi indolore. Come avviene in La terra dell’abbastanza con il padre di Manolo, interpretato da Max Tortora, che apprende della morte del figlio senza sconvolgersi più di tanto e un tatuaggio è più che sufficiente per ricordarlo.

La Terra dell'Abbastanza: la conferenza stampa a Roma con i registi e il cast

Il tatuaggio, appunto, diventa il simbolo che affranca la sua coscienza, per aver spinto il giovane a diventare un criminale, come fosse un riscatto sociale.

La tragedia della morte, insomma, non crea la catarsi. Lo stesso processo avviene in Favolacce, dove il suicidio dei bambini viene negato dal padre, che torna a letto, nascondendo a sé stesso la morte.

In questo caso, il personaggio di Bruno, interpretato da Elio Germano, diventa un Edipo contemporaneo, il quale, una volta scoperte le proprie colpe, non le vuole vedere.

I personaggi dei fratelli D’Innocenzo, infatti, non sono in grado di realizzare una metamorfosi. Non possono prendere coscienza  della loro sconfitta, perché non possiedono gli strumenti per riconoscerla.

Non solo Tor Bella Monica

Fabio e Damiano D’Innocenzo nascono a Roma, precisamente a Tor Bella Monaca, nel 1988.

“Da Tor Bella Monaca a Berlino”, hanno scritto. “Un po’ come se venissimo dal carcere, dal nero più nero. E invece noi ci sentiamo privilegiati, a casa nostra era come se fossimo a Oxford. Siamo cresciuti tra i libri, tra gli scrittori, nella cultura; veniamo dal principato di Tor Bella, e quel principiato era la nostra famiglia”.

Fabio e Damiano D'Innocenzo: "In estate ci cullano i ricordi" | Rep

Con queste parole i fratelli D’Innocenzo raccontano la loro infanzia, in un’intervista rilasciata a La Stampa.

Da Tor Bella Monaca, si spostano ad Anzio, poi a Lavinio e a Nettuno.

“Quando leggo da Tor Bella Monaca a Berlino sorrido. Perché è vero, ci siamo portati delle cose, un bagaglio familiare molto complicato, ma molto meno di quanto è stato detto. Addirittura sono arrivati a chiederci se abbiamo mai visto uccidere qualcuno, e noi costretti a dire: no, mai”.

Damiano e Fabio frequentano l’Istituto Alberghiero, ma ricordano di averlo fatto in maniera annoiata e appena tornavano a casa iniziavano a scrivere e a disegnare. Finita la scuola, i due fratelli decidono di tornare a Roma.

“E più precisamente ai margini di Roma, perché lì le case costano di meno”.

E Damiano ci tiene a precisare un dato biografico:

“Su Wikipedia ho letto che abbiamo fatto i fattorini, ma non è vero. Abbiamo fatto diversi lavori per mantenerci, ma i fattorini proprio no”.

Da piccoli, poco più che bambini, i fratelli D’Innocenzo, consapevoli che la comunicazione verbale era limitante e limitata, iniziano a comunicare con i disegni.

E quando hanno circa tredici anni riescono a pubblicarli su Il manifesto e su Alias, ma poi smettono di disegnare perché le pressioni diventano troppo forti.

La terra dell'abbastanza' è la prova che il cinema italiano è più in forma che mai

I primi lavori nel mondo del cinema

Iniziano a lavorare per il cinema quando Mimmo Calopresti, Alex Infascelli, Daniele Luchetti e Massimo Gaudioso cominciano ad interessarsi a loro.

Così Fabio ricorda i primi lavori nel mondo del cinema:

“Quando ti avvicini al lavoro vero, e ai film che vengono realmente realizzati, inizi a capire come un regista deve affrontare i problemi produttivi e tutte le cose che avvengono prima del ciak”.

I fratelli D’Innocenzo iniziano a lavorare come ghostwriter, non mostrando nessun tipo di rancore per non aver firmato delle sceneggiatura scritte da loro, tutt’altro. Questo periodo viene ricordato come una preziosa palestra, una gavetta necessaria.

La vera svolta per loro è l’incontro con Matteo Garrone che apre le porte a tante proposte dei produttori.

Un altro incontro molto importante  è quello con Paul Thomas Anderson.

Avviene quando il Sundance organizza un laboratorio si selezionano i talenti più rappresentativi d’Europa. I fratelli D’Innocenzo mandano una loro sceneggiatura di un western e vengono scelti.

Come premio sono invitati in Grecia, dove trovano il regista statunitense nel ruolo di tutor.

“Un giorno eravamo seduti in cerchio insieme ad altri giovani registi e sceneggiatori, come a un incontro degli alcolisti anonimi e ricordo che arrivò Paul Thomas Anderson, ci squadrò e ci disse che ci aveva scelto”.

La terra dell’abbastanza: primo titolo nella filmografia dei fratelli D’Innocenzo

La terra dell’abbastanza (2018) è il primo film realizzato dai fratelli D’Innocenzo, presentato nella sezione Panorama al Festival di Berlino.

La recensione di La terra dell'abbastanza, di Fabio e Damiano D'Innocenzo

Due individui, sostanzialmente onesti, data anche l’età, si ritrovano a essere prima vittime incolpevoli di un funesto episodio e, successivamente, a divenire feroci carnefici, in nome di un arricchimento improvviso, di cui non riescono neanche davvero a godere.

Luca Biscontini, nella sua recensione per Taxidrivers, definisce La terra dell’abbastanza un film potente, una tragedia contemporanea capace di catturare lo spettatore dal primo all’ultimo minuto.

Si viene trascinanti in un dramma irrespirabile, in cui una fitta oscurità avvolge i due protagonisti. Mirko e Manolo sono colti durante un inarrestabile movimento di discesa agli inferi.

Sono ragazzi normali, come tanti altri, con la sola colpa di essere relegati negli spazi freddi e mortiferi di una periferia feroce e fagocitante.

La vera forza del film è l’aver mostrato quanto la miope rincorsa al benessere, di cui il padre di Manolo si fa promotore, provochi l’esplosione di qualunque categoria in grado di orientare il percorso di un essere umano in formazione.

L’evoluzione delle personalità di Manolo e Mirko viene bruscamente interrotta da un desiderio introiettato dall’esterno, che non è il loro; piuttosto quello di un “soggetto disincarnato” che, brancolando nel buio della post modernità, si è definitivamente immolato sull’altare del profitto.

Il cast: Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Max Tortora, Luca Zingaretti

La Terra Dell’Abbastanza – Trailer – YouTube

Il film è disponibile su Rai Play.

Favolacce

Il secondo film della filmografia dei fratelli D’Innocenzo è Favolacce (2020), presentato al Festival di Berlino, dove ottiene il premio per la miglior sceneggiatura.

C’era una volta una favola nera, ambientata nella provincia romana, tra la malinconica litoranea brutalmente costruita e una campagna che è stata palude. Un mondo apparentemente normale dove, silente, cova il sadismo sottile dei padri, la passività delle madri, l’indifferenza colpevole degli adulti. Ma soprattutto è la disperazione dei figli, diligenti e crudeli, incapaci di farsi ascoltare, che esplode in una rabbia sopita e scorre veloce verso la sconfitta di tutti.

Carlo Cerofolini, nella sua recensione, ritiene che Fabio e Damiano D’Innocenzo in Favolacce partano dal cinema e dalla capacità affabulatoria senza la quale certe cose non potrebbero essere dette e soprattutto mostrate.

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Un proposito dichiarato nella scelta del titolo, aspro e dispregiativo, come era al suo tempo quello di Uccellacci uccellini di Pier Paolo Pasolini.

Noi evitiamo di riprodurre l’ABC della drammaturgia classica e cioè di arrivare all’ultimo atto con una grande dose di sorpresa e con una catarsi finale”.

In questo film, infatti, gli avvenimenti non sono il risultato di azioni e reazioni e ciò è la testimonianza di come i due registi romani si allontanano da un caposaldo della drammaturgia classica.

In Favolacce avviene il racconto del “disordine”, con la relativa impossibilità di decifrare immediatamente il significato.

Ciò avviene evitando di realizzare un film a tesi, che avrebbe spiegato in maniera molto puerile quello che poi Favolacce fa, e cioè lanciare un monito e una denuncia.

Il nostro è un allarme silenzioso”.

Il cast: Elio Germano, Barbara Chichiarelli, Gabriel Montesi, Max Malatesta, Lino Musella

FAVOLACCE (2020) | Nuovo Trailer del film con Elio Germano – YouTube

Favolacce dei fratelli D’Innocenzo: la videorecensione

America Latina

Il film viene presentato in concorso alla 78 Biennale del cinema di Venezia, è prodotto da The Apartment, Video Distribution e Le Pacte.

Massimo Sisti è un dentista che vive nella sua tranquilla routine tra lo Studio e la bella villa con piscina nella periferia di Latina. Ha una moglie, Alessandra, e due figlieLaura e Ilenia, che adora e da cui è amato incondizionatamente. La sua unica trasgressione è la serata che una volta la settimana dedica a ubriacarsi con l’amico Simone. Un giorno però, recandosi in cantina per cercare una lampadina, si trova di fronte una ragazzina imbavagliata con sul volto segni di percosse. Il mondo precedente di Massimo svanisce lasciando progressivo spazio a sospetti, paure e amnesie sempre più frequenti.

Federic Pascali, nel suo articolo America Latina, La storia di un incubo chiamato realtà, si sofferma sulla capacità dei fratelli D’Innocenzo di manipolare il tempo filmico: “I due registi portano progressivamente allo stremo la concezione antinaturalista del tempo e dello spazio insita nello stesso concetto di cinema”.

Fabio e Damiano D’Innocenzo, inoltre, con particolare attenzione, un’opera molto attenta all’inquadrature. È una marea che sale lentamente e nel suo percorso investe tutto quello che si para davanti.

Il cast: Elio Germano, Maurizio Lastrico, Filippo Dini, Massimo Wertmuller, Astrid Casali

 

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