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‘Gli Anni Amari’ di Mario Mieli raccontati da Andrea Adriatico

Un vibrante biopic diretto da Andrea Adriatico, dedicato a una delle figure chiave dell’attivismo omosessuale italiano.

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gli anni amari

Attivista, scrittore, teatrante, provocatore. È difficile incasellare una figura eclettica e indomabile come quella di Mario Mieli, che ha fatto della sua identità libera e inafferrabile un vero e proprio stendardo. Ce ne parla Andrea Adriatico nel suo Gli anni amari, film biografico del 2019 presentato in anteprima il 16 ottobre nella serata di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma.

Il regista è anche sceneggiatore, affiancato da Stefano Casi e Grazia Versani.

Il film è stato prodotto da Cinemare con Rai Cinema e Pavarotti International 23 S.r.l., insieme ai fondi dell’Apulia Film Commission, l’Emilia-Romagna Film Commission e il MiBAC. I Wonder si è occupata della distribuzione italiana, TLA Releasing di quella negli Stati Uniti.

Gli anni amari: la trama

Mario è un adolescente di buona famiglia, eccentrico, dichiaratamente omosessuale, che si diverte a scandalizzare i benpensanti nella tumultuosa Milano dei primi anni Settanta. Un giorno, durante un viaggio di studio a Londra, entra in contatto con il Gay Liberation Front e capisce di poter incanalare la sua esuberante energia nell’attivismo e la lotta per la conquista dell’uguaglianza sociale. Tornato in Italia, infatti, si unisce ai fondatori del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), divenendo una figura di spicco.

La macchina da presa lo seguirà ininterrottamente, tra le contestazioni giovanili e il suo percorso artistico. Dai grandi viaggi tra l’Italia e l’Europa, all’intimità delle sue stanze, fino alla cucina del suo appartamento di Milano, in cui si è tolto la vita alla maniera di Sylvia Plath: a causa delle inalazioni di gas dopo aver infilato la testa nel forno. Aveva poco meno di trentuno anni.

Il film è disponibile sul catalogo di MUBI. A seguire, il trailer:

La liberazione omosessuale attraverso la lotta di classe

Gli anni amari è un film che si concentra sugli aspetti più personali ed intimistici della figura di Mieli, che ha sempre sfoggiato con orgoglio la propria identità e urlato a gran voce le proprie convinzioni.

Adriatico cerca di riassumere, con risultati non sempre convincenti, il pensiero dell’attivista, in un film che diventa una ‘chiamata alle armi per le generazioni future’, come riporta MUBI.

Il cuore della dottrina di Mieli è l’idea di fondo, presa in prestito da Freud, dell’intrinseca natura perversa e polimorfa dell’uomo, che si traduce in una pluralità delle tendenze dell’Eros e un originario ermafroditismo.
La società capitalistica, in sé sessuofoba ed omofoba, reprime queste tendenze presentando la cis-eterosessualità come unica ed incontestabile normalità e deprecando tutto il resto.
La liberazione omosessuale per Mario Mieli – e qui risuonano, invece, echi inconfondibilmente marcusiani – è quindi legata al marxismo, che si scaglia contro la repressione degli istinti.

Il tutto è espresso nel suo saggio Elementi di critica omosessuale – edito da Einaudi nel 1977 -, ed effettivamente, in alcuni punti del film, sembra quasi di star leggendo un saggio. Alcuni dialoghi, specialmente nella parte dedicata all’attivismo politico, disvelano una scrittura un po’ troppo macchiettistica, apparendo innaturali e poco convincenti.
Un peccato, considerando l’espediente molto interessante utilizzato nella primissima scena del film in cui udiamo la voce del Mario adolescente – che però non ci viene ancora mostrato – leggere un tema dal titolo ‘La storia della mia vita’. La macchina da presa si libra tra i banchi della classe, per poi soffermarsi sulle reazioni di sorpresa dei compagni al momento della conclusione del testo: ‘Mi chiamo Mario. O se preferite, Maria.’.

Le ombre di Mario Mieli

L’uscita del film – prevista per il 12 marzo 2020, ma posticipata al 2 luglio a causa dell’emergenza coronavirus – è stata accompagnata da non poche polemiche legate alla personalità di Mieli. Nella sua crociata contro i benpensanti, infatti, si era spinto a dichiarazioni particolarmente controverse, nelle quali arrivava, in maniera pienamente provocatoria, a legittimare la pedofilia e a promuovere la coprofagia. Nel film se ne fa un leggero accenno nella parte finale.

Gli anni amari presenta, quindi, il deficit comune a molti altri biopic: quello di tenere volutamente da parte gli aspetti più controversi dei propri protagonisti. Una scelta che, però, risulta giustificabile con l’intento del film: concentrarsi sul racconto di una storia di libertà e ribellione, attraverso una figura che ne ha incarnato pienamente i concetti.

In una scena, tramite l’interprete Nicola Di Benedetto, Mario afferma:

‘La vera ribellione è un’altra, è il mio corpo che diventa poesia! Non è necessario scrivere poesie per essere ribelli. Basta essere, no?’

Un esordio scintillante per Nicola Di Benedetto

In un’intervista pubblicata sul canale YouTube di SpettacoloEU, Andrea Adriatico ha dichiarato:

‘Ho scelto tutti [gli interpreti] senza provini, quindi andando a colpo sicuro sulle persone che volevo.’

Il cast de Gli anni amari comprende interpreti già noti al grande pubblico, come Sandra Ceccarelli, Antonio Catania e Lorenzo Balducci. Una menzione d’onore va al giovanissimo Tobia De Angelis, che, nel ruolo di Umberto Pasti, ci regala un’interpretazione dolcissima e incredibilmente convincente.

Chi, però, ha dovuto vestire i panni – e il tacco 13 – di Mario Mieli è uno studente di Belle Arti alla sua prima esperienza cinematografica: Nicola Di Benedetto. La sua palpitante prova attoriale restituisce fedelmente l’esuberanza del personaggio e cattura la scena come, di fatti, solo Mieli avrebbe saputo fare.

Attraverso una regia fatta di piani molto stretti, Adriatico fa di necessità virtù – necessità dettata probabilmente dal budget ridotto – e sceglie di concentrarsi sugli sguardi e le reazioni dei suoi personaggi. In alcuni casi, però, la scelta stilistica non basta a mascherare qualche piccolo difetto: la scarsità del numero di comparse, soprattutto nelle sequenze di militanza, o le scenografie un po’ scarne.

L’eredità di Mieli e la libertà di essere se stessi

Cosa ci resta, dunque, di Mario Mieli, oltre al circolo culturale romano a lui intitolato?

Così c’interroga Adriatico col suo film, ponendo i riflettori su uno dei pionieri della lotta per i diritti LGBT+ che si è scontrato con una società ostile non troppo dissimile da quella dei giorni nostri. È incredibile, infatti, come molti dei teatri di battaglia di Mieli siano ancora oggi solcati da giovani e attivisti, che continuano a combattere, giorno per giorno, per conquistarsi un pezzetto di libertà.

Gli anni amari, quindi, è un grido liberatorio, un film che serve a passare il testimone. Ad amplificare e diffondere l’eredità di Mieli, il suo ardore, la sua rabbia, la sua irrinunciabile sete di libertà. E chissà che, magari, non riesca anche a contribuire alla creazione di una società in cui, effettivamente, un Mario Mieli riuscirebbe a vivere pienamente libero.

Leggi anche: MUBI agosto 2021: cosa c’è da vedere

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Gli anni amari

  • Anno: 2019
  • Durata: 112'
  • Distribuzione: I Wonder
  • Genere: Biografico, Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Andrea Adriatico
  • Data di uscita: 02-July-2020