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SERIE TV

Le miniserie più belle disponibili on demand su Sky.

Non di sola lunga serialità vive la televisione: le miniserie sono storie brevi ricche di pathos ed emozione

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Lo streaming on demand di Sky ha diverse offerte per chi cerca una bella storia da vedere in tv.

Le miniserie si concludono in una sola stagione e hanno molte meno puntate rispetto alle serie: riscuotono molto successo, e hanno storie brevi ricche di nomi altisonanti, attori famosi e bravissimi registi. Ma soprattutto, basta un weekend per vederle tutte!

Scorriamo allora i titoli più interessanti disponibili on demand su Sky…

5 . THE UNDOING:

Grace e Jonathan vivono la vita che hanno sempre sognato, fino a quando un violento omicidio e delle inquietanti rivelazioni sconvolgeranno il loro destino e il peso di verità non dette scaverà delle crepe profonde nella loro storia.

Ambientata nell’esclusivo Upper East Side di Manhattan, la serie è un intrigante family drama con atmosfere da thriller psicologico che debutterà, tutta subito, l’8 gennaio alle 21.15 su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV. Da questa stessa data, tutti gli episodi saranno disponibili On Demand su Sky e in streaming su NOW TV a partire dalle 6.00.

​Creata da David E. Kelly – già dietro al successo di ALLY MCBEALe BIG LITTLE LIES, che gli è valso un Emmy Award – e diretta dalla regista premio Oscar Susanne Bier, THE UNDOING – Le verità non dette racconta di Grace Fraser (Kidman), una terapista newyorkese di successo, e di suo marito Jonathan Fraser (Grant), uno stimato oncologo. Grace e Jonathan vivono la vita che hanno sempre sognato, fino a quando un violento omicidio e delle inquietanti rivelazioni sconvolgeranno il loro destino e il peso di verità non dette creerà delle crepe profonde nella loro storia.

SU SKY e NOW TV

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4 . MOTHERFATHERSON:

MotherFatherSon racconta di una famiglia con problemi relazionali, messa di fronte a una terribile prova. Max Finch è un perfetto esempio di self-made man, un mogul dei media che, in virtù del proprio potere e lavoro, è in grado di influenzare le elezioni e plasmare la discussione politica.

MotherFatherSon è la miniserie scritta da Tom Rob Smith, disponibile da giugno su Sky Atlantic. La serie è incentrata sul trio familiare composto da Max Finch (Richard Gere), magnate dell’editoria inglese e americana, suo figlio Caden (Billy Howle) , e l’ex moglie Kathryn (Helen McCrory).

Influenzato dalle azioni e dal complicato rapporto con suo padre Max, Caden conduce una vita segnata dall’alcolismo e tossicodipendenza. Nonostante sia al capo di uno dei suoi giornali di punta a Londra, l’uomo non sembra riuscire a realizzare ciò che suo padre gli chiede.

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3 . THE THIRD DAY:

La miniserie racconta i viaggi individuali di un uomo e di una donna che arrivano su un’isola misteriosa in momenti diversi ed è suddivisa in tre parti interconnesse.

La prima, Estate, segue Sam, un uomo attratto da un’isola misteriosa al largo della costa britannica, dove incontra un gruppo di abitanti deciso, ad ogni costo, a preservare le proprie tradizioni.

La seconda parte, Autunno, è stata trasmessa nel formato di evento “live” di dodici ore sull’isola, andato in onda in ripresa continua e ha lo scopo, secondo le intenzioni degli autori che lo descrivono come un “grande evento teatrale immersivo”, di consentire di “vivere la storia mentre accade

La terza parte della serie, Inverno, segue Helen, una donna determinata che arriva sull’isola in cerca di risposte, ma il cui arrivo fa scoppiare una dura battaglia che deciderà il suo destino.

Presentato in anteprima al Torino Film Fest, è un dramma travestito da horror rurale, che guarda da vicino alle geografie emozionali di film come THE WICKER MAN , il recente e bellissimo MIDSOMMAR o il nostrano LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO: costruita abilmente in due spezzoni diversi ma complementari (tralasciando la follia dell’intermezzo social), la miniserie targata Sky è insospettabilmente qualcosa di folle e sperimentale, dai toni visionari molto poco mainstream che travalica -o tenta di farlo- i confini del piccolo schermo, risultando alla fine un’opera quasi onomatopeica e sinestetica.

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E lo stesso melting pot del concept si ritrova nella trama, un classico del folk horror che attira lo spettatore con una storia di mistero avvinghiandolo poi in spire sempre più fitte che riguardano più il modo in cui viene raccontato piuttosto che l’oggetto della storia stessa.

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2 . SHARP OBJECT:

Il crime drama racconta la storia di Camille Preaker (Amy Adams, American Hustle: L’apparenza inganna), una giornalista di cronaca nera di Chicago che, dopo essere uscita da un ospedale psichiatrico per autolesionismo e abuso di alcol, torna nella città di Wind Gap, dove ha vissuto la propria infanzia, per indagare sulla scomparsa di due ragazzine. Ma la vera indagine è quella che Camille è costretta a fare su se stessa.

SHARP OBJECTS è la pietra angolare di questo progresso del linguaggio, uno studio approfondito sulla sua effettiva natura e sulle sue innovazioni: la splendida produzione HBO ha la scrittura originaria di Gillian Flynn, autrice del romanzo da cui è tratta la serie e dell’indimenticato GONE GIRL; la regia di Jean Marc Vallèe, noto ai più per l’altro suo gioiello BIG LITTLE LIES; la produzione di Jason Blum, deus ex machina del nuovo horror di qualità; e le interpretazioni, che svettano su tutto, di Amy Adams e di Patricia Clarkson, non certo le ultime arrivate.

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Tutto questo preambolo per arrivare a dire a ragion veduta che SHARP OBJECTS è un gioiello raro, un prodotto che sgretola (se ancora qualcuno aveva dubbi) i confini sempre più opachi fra piccolo e grande schermo, un’opera che si impone di testa e di pancia. Un racconto stratificato, prima di tutto, una miscela perfetta di intimo e pubblico dove i ricordi, i traumi, le presenze fantastiche del passato rivivono sia nella testa di una bravissima Adams sia intorno a lei, dove si muovono ancora più sbiaditi degli spettri del passato le presenze di un presente assente.

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1 . CHERNOBYL:

Le cinque puntate raccontano la storia del disastro di Černobyl’ a oltre 30 anni dall’accaduto, e seguono gli uomini e le donne che si sono sacrificati per salvare l’Europa da un disastro nucleare. Le vicende raccontate si basano, in buona parte, sui resoconti degli abitanti di Pryp”jat’, raccolti dalla scrittrice Premio Nobel per la letteratura Svetlana Alexievich nel suo libro Preghiera per Černobyl’, oltreché sul saggio Chernobyl 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow.

CHERNOBYL si rivela allora come un horror sociale che non lascia scampo: sangue e dolore davanti ai nostri occhi e sulla pelle innocente dei corpi portati lentamente al macello e un nemico che ha già colpito e colpirà ancora.

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Perché nonostante la ricostruzione si pone come quanto più fedele possibile e più accreditata su ciò che è realmente accaduto, fin dalle prime battute la serie mette in scena un’inquietante, insopprimibile senso di impotenza, ossessione e incombenza: quasi come se dietro ogni muro crollato, ogni tubo divelto, ogni nube tossica ci sia un’ombra pronta a ghermire le persone, un pericolo di cui ancora nessuno si è reso realmente conto e di cui non ha davvero capito la portata: un mostro, una bestia selvaggia e ferina, affamata di carne e dolore. È la morte al lavoro, che stende un velo su ogni respiro.

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