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SERIE TELEVISION

THE THIRD DAY: la perturbante serie targata Sky con Jude Law

Sull'isola di Osea si trovano bloccati, in due diversi periodi, un uomo e una donna: sarà l'inizio di un incubo allucinato e terrificante

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È su Sky Atlantic la nuova produzione originale del canale, con quel Jude Law protagonista delle Young Pope e New Pope di Sorrentino che proprio a Sky avevano portato così bene: The Third Day, miniserie televisiva creata da Felix Barrett e Dennis Kelly per HBO e Sky Atlantic.

La storia

La miniserie è divisa in due (tre) atti: il primo, Estate, vede arrivare Sam (Law) nel paese di Osea, un’isola che viene separata dalla terraferma dall’alta marea che ne copre l’unica strada d’accesso. L’uomo, fresco di lutto per aver perso il figlioletto, si trova subito catapultato in una situazione grottesca e inquietante, quando assiste al tentato suicidio di una ragazza davanti gli occhi di un bambino misterioso che scappa subito dopo.

Nonostante Sam abbia fretta di tornare sulla terraferma per affari economici importanti ma mai ben definiti, diverse circostanze lo costringono a restare ad Osea.

Il secondo atto è in realtà andato in onda solo sulla pagina facebook di HBO: un folle streaming lungo 12 ore in presa diretta (che potete vedere qui) che osservano la lunghissima festa di cui si accenna nella prima parte.

La terza, Inverno, vede invece arrivare sulla stessa isola di Osea una donna con le due figlie, e anche loro per diversi motivi si ritroveranno bloccate al centro di strani avvenimenti. Il motivo della loro presenza nell’isola è il cliffhanger del quarto episodio.

Un crogiolo di senso

The Third Day, presentato in anteprima al Torino Film Fest, è un dramma travestito da horror rurale, che guarda da vicino alle geografie emozionali di film come The Wicker Man , il recente e bellissimo Midsommar o il nostrano La Casa Dalle Finestre Che Ridono: costruita abilmente in due spezzoni diversi ma complementari (tralasciando la follia dell’intermezzo social), la miniserie targata Sky è insospettabilmente qualcosa di folle e sperimentale, dai toni visionari molto poco mainstream che travalica -o tenta di farlo- i confini del piccolo schermo, risultando alla fine un’opera quasi onomatopeica e sinestetica.

E lo stesso melting pot del concept si ritrova nella trama, un classico del folk horror che attira lo spettatore con una storia di mistero avvinghiandolo poi in spire sempre più fitte che riguardano più il modo in cui viene raccontato piuttosto che l’oggetto della storia stessa.

I colori dell’anima

Se la storia corre sui binari già visti ma sempre avvincenti dei misteri che si sommano ad altri misteri -con personaggi che ritornano da una storia all’altra e legano con un filo rosso due trame apparentemente distinte-, la scrittura confonde i limiti tra realtà e psicosi allucinogena, utilizzando abilmente la scenografia e i colori della fotografia.

Così come Osea esiste in un limbo indefinito tra tradizione celtica, Cristianesimo e satanismo, i diversi personaggi sono declinati attraverso i colori: verde per i Martin (tra gli indottrinati della sbilenca religione del luogo), un verde denso smeraldo che riecheggia la rigenerazione celtica delle coscienze; si spinge sul rosso invece per dipingere Jess, la straniera appassionata che si porta dietro un passato ingombrante, collegata al sangue e alla guerra, alla ribellione.

THE THIRD DAY

Colori cangianti invece per Sam, che passa da un cromatismo verde ad uno blu cobalto che lo trasporta su un piano onirico e soffocante., fino al grigio che lo circonda nei momenti epifanici dove scopre di essere uno sciamano predestinato (il grigio veniva associati dai celti al viaggio sciamanico).

THE THIRD DAY

Celti e solstizi

Un simbolismo parareligioso che conclude la terza puntata (con la quale finisce l’Estate) con un’invasione di cavallette, che intitola i primi tre episodi Padre, Figlio e Spirito; che coincide con il suggello definitivo tra The Third Day e la tradizione festiva celtica che divideva le stagioni a seconda del loro significato (Estate: Alban Hefin, rigenerazione o luce estiva, corrispondeva al solstizio d’estate del 21 giugno, dove Hefin poteva significare anche riva, poiché quel giorno la luce risplendeva sugli specchi d’acqua in maniera molto più diffusa, quasi a fondersi insieme al cielo in un’unica luce; Inverno: l’Oimelc o Imbolc, 31 gennaio-1º febbraio, invece indicava il tempo dell’allontanamento dall’inverno, caratterizzato da un breve periodo di assenza di feste, ad eccezione di quelle femminili legate alla fertilità).

THE THIRD DAY

Metafore e sottotesti che emergono anche dai colori desaturati, attraverso i quali sembra venir fuori dall’illusione del paradiso naturale il marcio che incrosta il mondo.

Un mosaico lisergico di impressionante precisione

Una struttura filmica insomma intrecciata e ambiziosa, che non dimentica il rimando del titolo (il terzo giorno) per tornare sempre alla lettura principale, i tre giorni e l’elaborazione del lutto, fra traumi e psicosi e deliri onirici che affiorano lentamente dall’inconscio mescolando la realtà con immagini del passato e allucinazioni. Quello che alla fine resta è un’opera disturbante ed enigmatica, che va seguita fino in fondo perché i tasselli disseminati trovino la giusta collocazione mostrando in tutta la sua terrificante maestosità uno schema più grande, una narrazione coerente e precisa.

THE THIRD DAY

  • Anno: 2020
  • Durata: 1 stagione, 6 episodi (+ 1 in diretta streaming su facebook)
  • Distribuzione: Sky Atlantic
  • Genere: folk horror
  • Nazionalita: Stati Uniti, Regno Unito
  • Regia: Marc Munden, Felix Barrett, Philippa Lowthorpe