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Commedia all’italiana, tra sceneggiatura e regia. Intervista ad Alessandro Pondi

Lo sceneggiatore e regista di Ravenna è stato premiato al Prato Film Festival 2020 per il suo apporto alla commedia. Non solo per la scrittura, ma anche e soprattutto per la direzione del suo ultimo lungometraggio "Tutta un'altra vita".

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Risale al 2017 l’esordio di Alessandro Pondi alla regia con il film Chi m’ha visto (disponibile su Netflix), che vede tra i protagonisti Pierfrancesco Favino e Beppe Fiorello. Il suo secondo lungometraggio da regista, proiettato nella seconda serata del Prato Film Festival 2020, è Tutta un’altra vita con Enrico Brignano. Di seguito l’intervista ad Alessandro Pondi.

Al momento hai all’attivo due film da regista. Esiste un legame tra questi due lungometraggi? Sicuramente al centro di entrambe le narrazioni c’è l’evasione dalla realtà.

Tutte e due sono commedie all’italiana, che a me piace definire un po’ old style. In Tutta un’altra vita siamo in presenza di quella che è la commedia degli equivoci. In ogni caso cerco sempre di creare storie che abbiano una “soprastoria” e una “sottostoria”. Quindi c’è sempre una parte leggera, però c’è anche un pensiero, un ragionamento più profondo nascosto. Sono tutte e due amare come commedie perché hanno un finale non così rassicurante, però ci si può giocare sopra perché comunque la vita è un attimo e noi siamo solo di passaggio. Bisogna sempre riflettere su quello che facciamo, ma dobbiamo comunque vivere la nostra vita.

E in particolare Tutta un’altra vita, sia per il titolo che per la storia, si adatta bene a questo particolare momento storico che stiamo vivendo.

Io penso che in questo momento siamo tutti un po’ allo sbando. Ognuno si guarda allo specchio e non è soddisfatto. A nessuno piace quello che fa, e tutti avrebbero voluto fare o essere altro. Ed è da qui che è partita la mia idea. Mi sono detto “ma quanto sarebbe bello per una settimana poter rubare la vita a un altro?”. Ovviamente tutto senza ipocrisia, commettendo anche degli errori, magari scoprendo addirittura che a 50 anni non sei più innamorato di tua moglie. È una follia, ma è anche l’amore. Infatti credo di aver fatto una commedia che è un inno all’amore, non solo quello consolidato, ma l’amore che c’è in ogni momento.

Nasci come sceneggiatore, ma negli ultimi anni sei passato dietro la macchina da presa in qualità di regista. Cosa ti ha spinto a compiere questa scelta?

Mi sono arrabbiato spesso con gli altri registi che facevano i film che avevo scritto perché spesso cambiavano alcune cose, il finale. A volte è capitato che io avessi scelto un personaggio che poi veniva cambiato, in alcuni casi anche per chiamare qualcuno magari raccomandato. E a me non andava giù questa situazione, tornavo a casa, piangevo e soffrivo. Si trattava pur sempre di una mia creatura che veniva, in qualche modo e per qualche motivo, modificata. Un giorno ho deciso, quindi, di interrompere tutto questo. Mi sono detto che avrei dovuto fare io il regista perché se sbaglio sbaglio io, non qualcun altro. E poi comunque ho sempre iniziato a scrivere pensando alla regia.Diciamo che, in generale, io, già nel soggetto, racconto molto la storia per immagini. Quindi in fondo il mestiere del regista ce l’ho già nel dna, anzi ce l’ho sempre avuto.

Alessandro Pondi

Alessandro Pondi al Prato Film Festival 2020. Scatto di Bolognini Fotografo

Dopo la regia di questi due lungometraggi sei tornato temporaneamente alla sola sceneggiatura con Copperman di Eros Puglielli. In questo caso non siamo di fronte a una commedia leggera e scanzonata, ma a una narrazione più seria e drammatica. E’ sicuramente un film più amaro rispetto ai tuoi precedenti lavori. Cosa ti ha spinto a “cambiare rotta”?

Da sceneggiatore a me piace scrivere tutto. Ho iniziato con Vincenzoni che era lo sceneggiatore di Sergio Leone, quindi genere western. Peccato che in Italia non si faccia quasi più. Io, però, continuo a sognare il western, e poi mi piacciono i film drammatici e la commedia. Quindi cerco di scrivere un po’ di tutto e di spaziare anche su più generi.

La commedia, però, rimane il genere che prediligi, soprattutto a livello di regia, dal momento che i tuoi due lungometraggi appartengono proprio a questo genere.

Sì, se devo fare un film per me in quanto regista e, quindi, un film che dirigo prediligo su tutto la commedia perché penso mi rispecchi maggiormente. Mi ritengo una persona estroversa, positiva e mi piace far ridere la gente. Nella mia carriera, però, ho scritto anche altro come Trilussa, il K2 – La montagna degli italiani, L’oro di scampia, quindi anche film più drammatici e, in questo caso, per la televisione. L’elemento che mi lega a tutti questi progetti è sicuramente il fatto che mi sono sempre e comunque divertito, sia che si trattasse di commedia che di film più drammatici. Perché alla fine si tratta sempre di raccontare una storia. Adesso, ad esempio, ho scritto un film che stanno girando e che è prodotto dai fratelli Manetti. Si tratta di un horror comico, quindi una cosa completamente diversa. Questo perché mi piacciono le sfide.

Qualche anticipazione sui progetti futuri?

Posso anticipare che a breve inizierò a girare il mio prossimo film da regista. Tra meno di un mese inizieranno le riprese, con giorno zero il 29 agosto. Sarà una black comedy sul mondo mafioso e si intitolerà “Scuola di mafia”.

(Scatto di Bolognini fotografo)

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