Con la sua ultima opera, Divine comedy, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane il 15 gennaio 2026 per Teodora Film, Ali Asgari torna al cinema a distanza di qualche anno dall’apprezatissimo Kafka a Teheran. In occasione della premiere al Lido, abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo e di conoscere più da vicino il suo lavoro, le sue suggestioni e i sogni nel cassetto.
Ali Asgari presenta Divine comedy alla Mostra del Cinema di Venezia
«Il film ha un’assurdità particolare – esordisce il regista iraniano, classe 1982 – che esiste davvero in Iran e che ho cercato di mostrare. Per questo la regia non poteva essere classica, ma doveva aggiungere qualcosa, diventando uno stile per il racconto. Inoltre ho pensato di usare la musica jazz, perché secondo me rispecchiava questa assurdità, un po’ come in Woody Allen.
L’amore per il cinema mi consente di avere dei riferimenti e mi piace trasferirne molti sullo schermo. Avendo studiato qui, il cinema italiano mi ha ispirato. Risi, Scola, Monicelli, Moretti ovviamente, anche nel modo di scrivere i dialoghi. Due miei amici italiani, dopo aver visto Divine comedy mi hanno detto che è molto Nanni ed effettivamente non avrei mai immaginato di aver messo così tanto di Caro diario dentro. Anche Nanni Moretti lo ha visto ed amato!

Ho sempre cercato ispirazione, sin da quando ho iniziato ad amare il cinema, grazie a film come Ladri di biciclette. Mi piaceva soprattutto quel cinema con un linguaggio gentile che parlava di cose importanti e poteva ispirare chiunque. Per me era come una poesia. Ma alcune cose nascono incosciamente. E quando faccio film non parlo solo per l’Iran.
Quando vuoi fare un film per un pubblico internazionale, devi fare un film locale.
Siamo tutti esseri umani e le difficoltà per questo tipo di cinema si presentano ovunque.»
Per quanto riguarda il titolo, Divine comedy, Asgari spiega che non si parla solo di un regista che vuole «proiettare il suo film, ma di qualcuno che vuole trovare la salvezza. Siamo sempre costretti ad accettare le regole, ma qui c’è una persona che cerca la luce attraverso i NO e rompe queste regole. Da qui il carattere di commedia, perché si va dal buio verso la luce.
Si tratta di un percorso alla ricerca di un paradiso sulla terra.
Ed è importante raccontarlo nei film, non solo con le opere sulla censura. La cosa principale è raccontare attraverso l’ironia e la commedia.»
La situazione culturale e cinematografica in Iran
«Quando si pensa al cinema iraniano, subito vengono alla mente film amari, scuri, senza mai ricordare la speranza. Ecco, io non volevo ripetere quello schema. Sappiamo già cosa esiste lì, ma volevo un modo più facile di raccontarlo anche per lo spettatore.
Il cinema non è sempre un palco per dire cose politiche.
Anche la risata ha un potere, è un mezzo di resistenza, un atto politico e noi abbiamo diritto alla risata. Dal momento che la situazione culturale è molto ristretta, pensiamo che anche lavorare in tale ambito è un atto di resistenza. Se rimani in silenzio cosa vuol dire? Dire una cosa pesante in modo leggero rende tutto più facile, anche dal punto di vista del governo iraniano.
Io ho fatto cinque film, nessuno dei quali proiettato in Iran in modo legale. Li abbiamo diffusi clandestinamente, underground. Per me è importante che la gente li abbia visti, per cui dovevo trovare un modo. Pensate che più di 10 milioni di persone hanno visto Kafka a Teheran!»

Asgari tra cinema collettivo e intelligenza artificiale
«Il cinema è un mezzo molto importante, ma non significa che può cambiare subito le cose – ci tiene a sottolineare Asgari – e quando parliamo di cultura, dobbiamo ricordare che ci vuole del tempo per i cambiamenti. Il cinema poi è un’arte personale del regista, ma si fa in collaborazione con le persone giuste. Per questo cerco di trovare quelle con una situazione simile alla mia.
Soprattutto quando scriviamo, è importante avere un collettivo. Pensiamo al cinema di Fellini e alle sue sceneggiature. Da anni pensavo a qualcuno che avrebbe potuto portare qualcosa di prezioso al mio film, ed ecco perché ho voluto insieme a me Bahman e Bahram Ark.»
Le ultime battute riguardano l’avvento dell’intelligenza artificiale, discorso sempre più pressante nel mondo artistico, a cui si fa un simpatico accenno in Divine comedy. «Non ho paura dell’AI per ora – spiega candidamente il cineasta – non so tra 10-20 anni, perché ogni giorno è una cosa nuova. Nel film volevo scherzare con il mondo digitale moderno, poiché anche in Iran è una questione importante.»
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.