Tra le serie più sorprendenti degli ultimi anni, Industry approda su HBO Max Italia con tutte e quattro le sue stagioni – l’ultima delle quali arriva da noi in contemporanea con il resto del mondo. Per l’occasione, i creatori, Mickey Down e Konrad Kay, accompagnati dall’affascinante protagonista, Myha’la, hanno presentato lo show alla stampa, presso l’Hotel de la Ville di Roma.
Industry | Le interviste ai creatori della serie e alla protagonista
«Credo che questa stagione si possa guardare come un indizio di capitalismo e del mondo che viviamo ora, ma anche una stagione di speranza, dove alla fine del tunnel si intravede una luce – esordisce Mickey Down – Non so quante persone la vedranno così. Ci stiamo muovendo verso una società che è sbagliata, ipocrita. In fondo, lo è sempre stata ma ora sembra essere anche irreverente, avara e individualista. C’è anche una società buona che va avanti.
Le persone sono molto ambiziose, ma a che costo?
È quello che ci domandiamo e che esploriamo in Industry. È una storia di personaggi che hanno potere, una storia di come il potere ti corrompe, ti edifica e di come, una volta che ce l’hai, ti libera? O ti fa chiudere? Penso che lo show si sia sempre premurato di raccontare ciò, ma questi sono gli argomenti principali della stagione 4. Qui mostriamo gli aspetti più esplosivi, terribili e tossici.
Cerchiamo di scrivere la serie dal punto di vista dei personaggi, che abbiamo creato nelle prime tre stagioni e che sono cresciuti organicamente nella storia. Questa è una serie contemporanea, a cui lavorano persone preoccupate della direzione che sta prendendo la società. Ci siamo ispirati a ciò che accade nel mondo e abbiamo parlato con dei consulenti. Ovviamente parliamo di cose che ci interessano.»
«Ho legato molto con Harper – spiega Myha’la – e penso di aver affrontato molti dei scarifici che affronta lei. In quanto donna, giovane, di colore. Anche se non faccio le stesse scelte che fa lei, la capisco. Capisco la sfida di far parte di una minoranza, di essere giovane e donna, di avere ambizioni e voler essere presa seriamente.»
Industry come Star Wars
«Credo che lo show sia come il Monte Everest – riflette Konrad Kay – abbiamo avuto momenti difficili, ma adesso, stagione dopo stagione, io e Mickey siamo migliorati nel raccontare una storia più universale.
Se non hai mai guardato Industry, puoi vedere l’ultimo episodio della quarta stagione e capire com’è.
In fondo, la stagione 4 è un po’ a sè, dove capisci i personaggi e magari ti viene voglia di andare indietro e scoprire come sono arrivati fino a lì. Poi riguarderai l’episodio e ti renderai conto di tante cose diverse. È come se la quarta stagione fosse Star Wars: Una nuova speranza, mentre la prima Star Wars: La minaccia fantasma. Ecco, io penso che La minaccia fantasma sia un un buon punto per iniziare la trilogia prequel.»
«Se hai una conoscenza più approfondita dei personaggi – prosegue Down – riesci a empatizzare anche in modi inattesi. Se li vedi a 22 anni e passi tanto tempo con loro, poi nel momento in cui compiono le loro scelte, anche quelle più riprensibili, cogli l’umanità che li caratterizza.»
Myha’la e Harper, una relazione semplice ma complessa
«Credo che tantissime persone amino odiare Harper – cerca di spiegare Myha’la – pensano che non risponda all’ideale di come le donne dovrebbero essere. Per questo odiano le sue scelte, ma allo stesso tempo capiscono le sue ambizioni. Ci si relaziona facilmente a lei, perché ha un sogno, ma non è come gli altri “giocatori”. Non ha privilegi nè potere all’inizio, ecco perché il fatto che lei vinca è importante, non come lo fa.
Credo che io e Harper ci siamo influenzate a vicenda, nel corso delle stagioni. Stiamo crescendo insieme e, a volte, se mi sento preoccupata e forse spaventata, penso che vorrei dire qualcosa o fare qualcosa. Lei è molto veloce, per cui cerco di prendere quella forza e quella velocità per me.»
L’importanza della musica
«Il tono delle diverse canzoni può cambiare il mood di una scena – riprende la parola Down – È una questione matematica. Per esempio gli ultimi 10 secondi di un film sono importantissimi, per le sensazioni che lasciano. La tua percezione può cambiare in 15 secondi. E anche l’assenza di musica condiziona: se vuoi lasciare il pubblicocon una sensazione di stupore, forsemagari non metti la musicaoppure scegli 10 secondi di nero.»
«Per noi è importantissimo che la musica sia presente – prosegue Kay – Il risultato si deve a Nathan Micay, al nostro meraviglioso supervisor OllieWhite e al direttore musicale DanElms, con i quali abbiamo realizzato la colonna sonora. Stagione dopo stagione abbiamo potuto contare su un budget maggiore rispetto ad altri show di HBO. E alla quarta stagione molti arrtisti hanno voluto che il loro nome fosse associato a Industry, come Donna Summer – per cui ci ha contattato il marito. Lo show è un mix eclettico di generi e sensazioni, ed è difficile definirlo in un solo modo.»
L’eclettismo è natonelle scelte musicali.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.