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Pulp Fiction, la storia e i personaggi

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Denzel Pulp Fiction

La recensione di Pulp Fiction, il film di culto di Quentin Tarantino non puó prescindere da una trama totalmente inedita nel 1994 ma soprattutto dal profilo dei Personaggi Tarantiniani.

I personaggi tarantiniani sono una fucina umana pronta ad esplodere e implodere in modo estensivo ed estremo: i più universali e che citano il cinema mondiale sono nello specifico quelli di Pulp Fiction.
Il film che ha fatto la storia del cinema degli anni 90’, cambiandone la visione e il punto di vista e come si possa stravolgere anche l’estetica del film.

Personaggi che nella filmografia del passato sarebbero stati definiti “devianti” negli ultimi due decenni del nostro cinema occidentale sono stati assimilati con omogeneità in una nuova concezione: antieroi votati ad una forma di ribellione spontanea alle regole sociali, familiari e sentimentali.
Tutto assume un significato “altro” e laddove la violenza potrebbe essere un elemento esecrabile, qui, in Pulp Fiction in nome di un’estetica dell’estremismo, del paradosso che porta alla verità più schiacciante dell’umanità, diventa un elemento di equilibrio.

Bruce Willis Pulp Fiction

I personaggi del capolavoro di Tarantino, che ha vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, sono una carrellata di citazioni cinematografiche: si parte dal pugile, interpretato da un Bruce Willis, nel pieno delle sue energie attoriali e che non possiamo non ricollegare al protagonista scorsesiano di Toro Scatenato o a uno dei tanti Rocky, per cui il pugile sembra avere sempre una missione da eroe rispetto alla propria vita dissennata, nel caso però di Butch, tutto è sempre collegato, oltre che a un dolore infantile e alla perdita di un padre in azioni militari, anche alla malavita losangelina.

La più sensazionale delle scoperte di Tarantino è sempre donna e spesso ha le sembianze di Uma Thurman, che interpreta più ruoli fondamentali nella sue produzioni: una virago fuori dal tempo e dallo spazio, ma che è in grado di concupire chiunque passi sul suo cammino, non solo attraverso i normali codici di seduzione, ma con una forza che potremmo definire primigenia, quella di cape tribù che non devono fare altro che controllare un territorio già acquisito e gestire tutto anche i dialoghi fino a poter filosofeggiare:

Non odi tutto questo? I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio? […] È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella c. di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.

Pulp Fiction Mia

Resteranno per sempre celebri gli schermi attraverso i quali Mia Wallace vede Vince (John Travolta) arrivare a casa sua e parlare attraverso l’interfono, facendo risuonare la voce in tutta la villa. La donna del boss, che a sua volta diventa una capa della malavita, si diverte a imitare il proprio uomo, ma mantiene comunque la propria femminilità seducendo.

Il personaggio di Vince è una vera e propria icona del cinema internazionale, John Travolta lo interpreta in modo magistrale, ispirandosi ai guappi del cinema italiota, molto amato da Tarantino. In lui si unisce una certa esagerata spavalderia e una simpatica umanità, elementi che rendono i personaggi così accettabili nonostante la loro spietatezza, proprio per quel senso di pseudo-fedeltà e onestà che fa il verso ai codici d’onore dei personaggi mafiosi del nostro cinema italiano:

“Essere leali è molto importante. Perciò, tu ora vai fuori e dici: “Buonanotte, ho passato una bellissima serata”, infili la porta, entri in macchina, vai a casa, ti fai una sega e finisce la storia.”

Il partner di Vince è Jules, (Samuel L. Jackson) una sorta di Angelo nero dell’Apocalisse, le sue citazioni bibliche nel mentre giustizia le proprie vittime su commissione di Wallace, fanno naturalmente ricordare che anche la religione può essere un elemento di analisi paradossale del reale:

Ezechiele 25,17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.

Pulp fiction

In Pulp Fiction tutto assume un significato e pure il proprio contrario, la realtà viene trascesa, superata in una divertente sublimazione di un male, sovrapposto ai codici addirittura di “rispettosa eleganza” come nel caso del personaggio di Harvey Keitel, che incarna il perfetto boss di un tempo.

I personaggi di Pulp Fiction sono un vero e proprio sovvertimento dell’ordine prestabilito, nonostante alcune figure che lo ricordano come quella di Christopher Walken, in Captain Koons, celebre caricatura militare, ritratto in un famoso monologo in cui racconta in modo estremamente marziale e spietato al “piccolo” Butch la morte del padre in guerra:

Questo orologio che ho qui fu visto e acquistato dal tuo grande bisnonno durante la Prima Guerra Mondiale. Fu comprato in un negozio di cianfrusaglie a Knoxville, nel Tennessee, prodotto della prima ditta che abbia mai fatto orologi da polso – fino ad allora si portavano solamente orologi da taschino. Sì, è stato comprato dal valoroso patriota Errayn Coolidge il giorno in cui si è imbarcato per Parigi. Il tuo bisnonno aveva questo qua durante la guerra: non se n’è mai staccato fino alla fine dei combattimenti. E dopo aver fatto il suo dovere, tornò a casa dalla tua bisnonna, si tolse l’orologio dal polso, lo mise in un barattolo da caffè ed è lì che è rimasto finché tuo nonno Dane Coolidge non fu chiamato dal suo Paese perché andasse di nuovo a servire la patria.

IL TRAILER ORIGINALE DI PULP FICTION

Pulp Fiction ha segnato e segnerà ancora per molto tempo la storia del cinema internazionale, in particolar modo nella scrittura della psicologia psichedelica dei personaggi, antieroi di un mondo in disfacimento ma che non si è arreso nel mostrare i paradossi dell’umanità.

Tarantino ironizza spesso, in maniera evidente e divertente, anche sull’identità culturale americana e sul mondo da cui proviene, perché in fin dei conti in tutti i personaggi c’è una parte di lui e della cultura cinematografica che ha assorbito in tutto la sua esistenza: Esmeralda Villalobos: Come ti chiami?- Butch: Butch.- Esmeralda Villalobos: E che cosa significa?- Butch: Sono americano dolcezza, i nostri nomi non vogliono dire un cazzo.

Tarantino Pulp Fiction

PULP FICTION

  • Anno: 1994
  • Durata: 154'
  • Genere: COMMEDIA
  • Nazionalita: USA
  • Regia: QUENTIN TARANTINO