Jackie Brown del 1997 è il terzo film del regista Quentin Tarantino a distanza di tre anni da Pulp Fiction dal quale, per certi versi, sembra voler quasi prendere le distanze.
La pellicola racconta una storia piuttosto sobria, timida e decisamente poco tarantiniana poiché, appunto, priva degli eccessi cui il regista ci aveva ben abituati.
Jackie Brown
Pam Grier, eroina della blaxploitation anni 70, interpreta Jackie una hostess che arrotonda il suo misero stipendio contrabbandando droga e denaro “sporco” per conto di Ordell Robbie, un trafficante d’armi, splendidamente interpretato dal fidato Samuel L. Jackson.
Tutto procede bene finchè due agenti dell’FBI, interpretati rispettivamente da Michael Keaton e Michael Bowen, arrestano la donna all’aeroporto di Los Angeles con l’accusa di possesso di droga ai fini di spaccio. Sotto la minaccia di tenerla in prigione i due agenti la costringono a collaborare sotto copertura per incastrare Ordell, il loro vero obiettivo. Ordell, nel frattempo, paga la sua cauzione attraverso il responsabile legale Max Cherry, il redivivo Robert Forster, per farla uscire e avere così il tempo di ucciderla prima che parli. Jackie però è tutto meno che stupida e con l’aiuto di Max, innamorato di lei dal primo momento, terrà il piede in due staffe compiacendo sia Ordell che gli sbirri: organizzerà un piano folle quanto cervellotico per farla in barba a tutti e intascare il cospicuo bottino di mezzo milione di dollari.
Nella vicenda però ci sono dentro anche due complici di Ordell, la strafatta e affascinante Melanie, interpretata dalla simpatica Bridget Fonda, e lo stralunato rapinatore Louis Gara, un Robert De Niro in stato di grazia. Melanie cercherà di mettere Louis contro il suo amico Ordell e allearsi con lei per, a loro volta, intascare il bottino.
Tarantino ha smesso di urlare?
Tratto dal romanzo Rum Punch, del leggendario scrittore noir Elmore Leonard, il film appare come un delicato e straordinario omaggio al noir d’altri tempi, con una visione del mondo quasi “romantica”, sempre sottolineando che si tratta di un film di Tarantino.
Dopo due film controversi e straordinari come Le Iene e Pulp Fiction, Tarantino era atteso a una sorta di bivio. Tutti si chiedevano quale direzione avrebbe preso: confermare il suo stile dirompente o cercare nuove strade. Con Jackie Brown, spiazza sia i fan che i detrattori. Sceglie una narrazione lenta, misurata, più riflessiva, e abbandona le consuete sconnessioni temporali, fatta eccezione per il virtuosismo finale in cui ripercorre lo stesso evento da più punti di vista. Quella sequenza – ambientata nel camerino di prova del centro commerciale – è chiaramente ispirata a Rapina a mano armata di Stanley Kubrick. Ma non basta a placare le critiche: per molti, il film segna un momento di empasse creativa.
Tempo, tradimento e seconde opportunità
A dire il vero però Jackie Brown è un film decisamente intelligente. Tarantino sapeva bene che rifare un secondo Pulp Fiction sarebbe stato inutile, forse persino dannoso. Qui sceglie un altro passo. Una storia che sa attendere, pensata per uno spettatore paziente, capace di gustare i dettagli e di lasciarsi coinvolgere dalla costruzione lenta dei personaggi.
Il fulcro del film è proprio Jackie Brown: una donna afroamericana sulla quarantina, intelligente, carismatica, ma intrappolata in una vita che non la soddisfa. Fa un lavoro che la frustra e sente di non avere vie d’uscita. Quando la storia la mette di fronte a un bivio, Jackie sceglie il rischio. Decide di prendere in mano il proprio destino, di scuotere la sua esistenza e provare, finalmente, a cambiarla in meglio.
Il ruolo interpretato da Pam Grier, tornata ad un ruolo di protagonista dopo tempo, è uno dei ruoli femminili più intensi, completi, coraggiosi e allo stesso tempo sensuali degli anni 90. Non c’è bisogno di farla apparire come una eroina dei fumetti o come una vendicatrice, ma semplicemente come una donna comune di mezza età con i suoi problemi e le sue paure da comune mortale.

I giganti del cast
Fantastici anche gli altri personaggi dal grande Samuel L. Jackson – lontano dal personaggio incline a filosofeggiare di Pulp Fiction – in un ruolo più deciso, cinico e autoritario, quello del trafficante d’armi che pensa solo ai sui soldi e a non farsi incastrare; a Bridget Fonda, fumata per quasi tutta la durata del film e sempre buttata sul divano di casa di Ordell con il suo bikini a scrutare le situazioni che le si presentano a tiro. Mitico e immenso (ovviamente) Robert De Niro nel ruolo di Louis Gara, criminale rimbambito e fuori di testa, un personaggio esilarante e non funzionale alla storia, almeno fino a quando, esasperato, spara a Melanie nel parcheggio del centro commerciale. Bravissimi tutti gli altri da Forster a Michael Keaton nel ruolo di Ray Nicolette dell’FBI.
Un noir maturo
Il titolo Jackie Brown è un omaggio al film Foxy Brown, personaggio interpretato da Pam Grier negli anni 70, un cult del genere blaxploitation di cui anche il tarantiniano noir fa parte. Come detto più volte dal regista, la pellicola è realizzata infatti soprattutto per il pubblico nero.
Un film singolare, interessante, compatto e divertente, nella carriera di Tarantino, nel quale si prende poche libertà rimanendo fedele al libro di Leonard e appunto evitando il déjà vu, senza humor cruento, stravolgimento di generi, esibizionismo ed esplosioni improvvise di violenza che tanto hanno entusiasmato il suo pubblico. Di certo è quello che è piaciuto di più alla critica che così si è espressa:
“Tarantino è maturato.”