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Irreversible

“Il tempo distrugge tutto”, il tempo è irreversibile. Per evidenziarlo, Gaspar Noè contraddice il leit motiv del suo film, prendendo il tempo e rovesciandolo attraverso una narrazione invertita.

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“Il tempo distrugge tutto”, il tempo è irreversibile. Per evidenziarlo, Gaspar Noè contraddice il leit motiv del suo film, prendendo il tempo e rovesciandolo attraverso una narrazione invertita. “Irreversible” inizia così dalla scena conclusiva, dal climax tragico a cui siamo costretti ad assistere senza capire: un uomo viene fracassato a colpi di estintore all’interno di un locale gay, per vendicare un crimine nemmeno da lui commesso. Comincia dunque questa lunga discesa all’inferno (o risalita, per via del movimento a ritroso del film) in cui due uomini, che amano in modi uguali ed opposti la stessa donna, decidono di vendicarla dallo stupro subito e riportare così il piatto della bilancia in pareggio. Occhio per occhio, dente per dente, questo sembra ripetersi Marcus (Vincent Cassel) vagando a mo’ di giustiziere per le vie della città in cerca del mostro che ha distrutto la sua bella (bellissima) Alex (Monica Bellucci), ma in questa ricerca Marcus stesso si trasforma in mostro, in animale assetato di vendetta, accompagnato nel suo delirio dal placido Pierre (Albert Dupontel) , ex compagno di Alex e amico della coppia, l’unico che pare conservare un minimo di razionalità in questo delirio costante, ma anche l’unico capace di perderla completamente e compiere l’unico atto davvero irreversibile del film: l’uccisione dell’uomo all’interno del locale. In questa prima parte l’orrore a cui assistiamo è sintetizzato dalla nausea che la macchina da presa provoca e vuole provocare con le sue continue oscillazioni, con l’assenza assoluta di punti di riferimento, descrivendo così il disorientamento di chi è catapultato, senza premesse, in un incubo. La scena dello stupro di Alex al contrario è lucida, lineare, sembra quasi voler mettere ordine in questo caos e tutto dopo questo momento sembrerà congelato sul ciglio di un baratro che, noi lo sappiamo, inghiottirà ben presto i protagonisti. Lo stupro infatti è situato volutamente al centro del film, è il nucleo della vicenda, nove infiniti minuti, macchina immobile quasi impotente, tempo reale quasi insostenibile. Da qui in poi vedremo solo scene di vita quotidiana dei protagonisti, i movimenti di macchina “placati” documenteranno con lunghi piani sequenza le vite ancora “normali” dei nostri tre, la piccola discussione con Marcus che spingerà Alex nel sottopassaggio maledetto, i dialoghi verbosi dei tre amici nella metro e la gravidanza di Alex, un fantasma che forse rende il tutto davvero troppo greve. Lo spessore psicologico dei personaggi si ferma al livello dei loro istinti, delle loro pulsioni e non và oltre; l’interpretazione non concede il lusso di potersi immedesimare nei protagonisti e si rimane aggrappati alla vicenda solo grazie alla violenza “spettacolare” delle immagini. I moltissimi esercizi di stile, apprezzabili dal punto di vista tecnico, distolgono spesso l’attenzione dalla tragedia che intendono raccontare, lasciando alla fine della visione un senso di inconcludenza della narrazione. “ Irreversible” lascia come la voglia di andare a fondo a qualcosa che è stato lasciato incompiuto, un concetto urlato ma non giustificato, che apre una riflessione senza concluderla mai.

Flavia Moretti