I passi leggeri opera seconda di Vittorio Rifranti

Opera seconda del regista milanese Vittorio Rifranti, vincitore del Pardo D'Oro migliore Opera Prima al Festival di Locarno con Tagliare le parti in grigio, I passi leggeri mette in scena la storia di un prete alla ricerca del senso dell'esistenza.

  • Anno: 2018
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: Lo Scrittoio
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Vittorio Rifranti
  • Data di uscita: 05-December-2019

Opera seconda del regista milanese Vittorio Rifrantivincitore del Pardo D’Oro migliore Opera Prima al Festival di Locarno con Tagliare le parti in grigio, I passi leggeri mette in scena la storia di un prete alla ricerca del senso dell’esistenza.

Don Luca, un operaio della fede

Don Luca (Fabrizio Rizzolo) è un prete della periferia milanese che si interroga sul senso della sua esistenza e del suo essere prete.

Trascorre le notti a cercare di salvare gli emarginati, i senzatetto, i tossicodipendenti, le prostitute, provando ad alleviare il dolore derivante dalla fame, dal freddo, dall’astinenza e dalla mancanza di affetti vicini.

Eppure, nonostante metta a rischio la sua sicurezza, ricorrendo agli strozzini per reperire il denaro necessario a salvare le anime perse della notte, Don Luca non sembra minimamente avere rapporti con la sua comunità di giorno, quella che partecipa alle sue messe e a cui perdona i peccati all’interno del confessionale.

Don Luca non si lascia toccare, emotivamente, resta ai margini delle vite delle persone con cui interagisce ogni giorno in modo distaccato e formale, quasi incapace di instaurare legami.

La regia di Vittorio Rifranti cattura questa distanza mostrandoci Don Luca mentre celebra la messa e le sagome, quasi impercettibili e sfuocate, dei parrocchiani.

 I riti sono importanti

Don Luca si lascia sfiorare dai peccati capitali come la lussuria e l’avidità ma nulla sembra coinvolgerlo.

Eppure cerca conforto nella Bibbia, tenta di ripercorrere la strada che ha portato Cristo sulla croce, e fa visita molto spesso a un prete più anziano, Don Franco (Nicola Quagliarella) che vive in un paesino di montagna.

Nonostante il paese sia quasi disabitato a volte l’anziano prete celebra la messa anche con la chiesa vuota; perchè secondo lui i riti sono importanti e bisogna ripartire da quelli.

Questa sua consapevolezza lo rende pieno di vita; ha trovato un senso alle cose; la sua è un’esistenza parca, rigorosa, ma lui è soddisfatto, e riesce comunque ad avere scambi e interazioni soddisfacenti con le poche persone che capitano dalle sue parti.

“Tutti dovremmo fare cose che non abbiamo fatto. Provare tutto. Non avere paura.”

Sono le parole di Milena (Chiara Causa), che entra nella vita di Don Luca quando lui, dopo aver preso in prestito dei soldi dagli usurai, non riesce a restituirli.

All’inizio Chiara va da Don Luca carica di minacce da parte dei suoi datori di lavoro, tenta di indurre Don Luca in tentazione, ma alla fine la vicinanza con il prete e le sue insistenze a cercare un lavoro migliore, la portano a rivalutare il suo passato e a compiere un arco di trasformazione del suo personaggio.

L’altro personaggio femminile è Katia (Ksenija Martinovicuna giovane prostituta che Don Luca cerca di togliere dalla strada e il cui percorso di vita si intreccia con quella di Milena.

“Si troverebbe tutto meraviglioso se si fosse capaci di sentire tutto, perché non può essere che una cosa sia meravigliosa e l’altra no.”

Queste parole del poeta e romanziere svizzero Robert Walser chiudono il film e in un certo senso sintetizzano il tormento del protagonista. Don Luca cerca la luce di Dio in ogni cosa, nel dolore come nella gioia.

Consapevole di correre il rischio di fare un film fuori moda e non banalmente accattivante, ho voluto evitare tutta una serie di luoghi comuni e di spunti più o meno provocatori, come la pedofilia, il prete che si innamora o che perde la fede, oppure in positivo il sacerdote in lotta contro la criminalità, cercando di raccontare invece il percorso interiore di un prete, il suo rapporto contraddittorio con i riti e la ricerca forse destinata allo scacco di un modo diverso di essere sacerdote.

(…) Ho voluto soprattutto raccontare personaggi senza inseguire un realismo psicologico, ma esprimendo con ciascuno di essi una dimensione morale, non un chiaroscuro realistico, ma appunto un chiaroscuro morale.”

Sono le parole dello stesso Vittorio Rifranti, che per rendere visivamente il chiaroscuro morale messo in scena da I passi leggeri si è affidato alla fotografia sapiente di Francesco Diaz.

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Utlima modifica: 1 Dicembre, 2019



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