Con Gente di rispetto Luigi Zampa, trasponendo un romanzo di Giuseppe Fava, raccontava in maniera originale la ‘cultura mafiosa’

Gente di rispetto può essere senz’altro considerato un film significativo all’interno della produzione di Zampa, un’opera efficace, originale, non prevedibile, da vedere o rivedere e da rivisitare con il più vivo interesse

  • Anno: 1975
  • Durata: 108'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luigi Zampa

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Fava, lo scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, assassinato nel 1984 da cosa nostra per il costante impegno profuso nel denunciare la presenza della mafia nella vita del nostro paese, e in particolare nelle istituzioni, Gente di rispetto è uno degli ultimi film realizzati da Luigi Zampa (concluse la sua carriera con Il mostro e Letti selvaggi nel 1979), che, sebbene nel tempo sia stato piuttosto denigrato dalla critica, possiede non pochi punti di forza, a partire dall’originale storia che mette in scena. Leo Pestelli nel 1975 su La Stampa dichiarò di averlo apprezzato in quanto Zampa «è riuscito nel non facile assunto di fare un nuovo film “siculo” senza urtare nei luoghi comuni, negli eccessi vernacolari, nella gratuita violenza di quel genere così abusato con un film robusto, di larga comunicazione popolare, ma insieme sottilmente collegato al senso del mistero».

Chi scrive non può che concordare con questa affermazione, laddove Gente di rispetto affronta la questione della sicilianità e, va da sé, della mafia (tema assai sfruttato al cinema), con uno sguardo assolutamente originale, agevolando la totale immedesimazione dello spettatore con la protagonista, Elena Bardi (la convincente Jennifer O’Neill, che poi ritroveremo in Sette note in nero di Lucio Fulci), una maestra elementare traferitasi da Sondrio, che si ritrova all’improvviso catapultata in un mondo dove vigono leggi arcaiche, immutate, difficili da comprendere per chi non è del posto. Si condivide con lei tutto il disagio di trovarsi immersi in una cultura impermeabile, ostile, avversa a qualsiasi tipo di contaminazione dall’esterno. La maestra viene suo malgrado strumentalizzata da ignoti per riequilibrare i rapporti di potere della zona, da tempo mutati in virtù di alcuni fatti risalenti all’epoca della seconda guerra mondiale. Non mancano difetti nel film di Zampa (ad esempio i manichini utilizzati a guisa di cadaveri, in alcune sequenze, sono abbastanza imbarazzanti), ma al tempo stesso, come si notava precedentemente, molte sono le qualità: la buona sceneggiatura, le bellissime ambientazioni  (lo splendido scenario barocco della città di Palazzolo Acreide), le ottime prestazioni degli attori (oltre a O’Neill, il sempre opportuno James Mason e l’incisivo, ancora una volta, Franco Nero), le eccellenti musiche, manco a dirlo, del maestro Ennio Morricone (la sua colonna sonora rappresenta ancora oggi uno dei commenti musicali più noti e utilizzati per accompagnare filmati in cui si parla di mafia) e, infine, il montaggio coerente del veterano Franco Fraticelli. Senza dimenticare che a produrre c’era un uomo di grandissima esperienza, quale Carlo Ponti.

In Gente di rispetto ciò che più conta è il non detto, ossia l’invisibilità di una violenza che è sempre presente in forma spettrale, anche se non mancano, ovviamente, talune ricadute idolatriche (i tre cadaveri che, durante il film, compaiono con il famoso fiore in bocca). È proprio con questa presenza-assenza che si deve confrontare la sprovveduta seppur tenace maestrina, una giovane donna contro un mondo maschile, arcaico, fondato su “un’etica alternativa”, non scritta, tramandata esclusivamente attraverso l’aleatorietà della narrazione orale. Viene a crearsi una fitta nebbia, un clima di incertezza e confusione in cui la protagonista si ritrova a fluttuare fino allo sconcertante epilogo, che la riposiziona completamente come soggetto e la convoca a compiere una scelta radicale. Colpisce, inoltre, la prospettiva d’osservazione fornita nel film, che, in definitiva, è quella dell’avvocato Bellocampo (Mason), il quale assiste da dietro le finestre della sua bella casa (impossibile non essere sfiorati, in questo senso, da suggestioni hitchcockiane) alla vita del paese, dapprima come spettatore passivo, successivamente in veste di regista che detta le regole del gioco.

Per questi motivi, Gente di rispetto può essere senz’altro considerato un film significativo all’interno della produzione di Zampa, un’opera efficace, originale, non prevedibile, da vedere o rivedere e da rivisitare con il più vivo interesse.

Pubblicato da Surf Film e distribuito da CG Entertainment, Gente di rispetto è disponibile in dvd, in formato 16/9, con audio Dolby Digital 1.0 e sottotitoli per non udenti opzionabili. Nei contenuti speciali è presente il trailer.

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Utlima modifica: 18 luglio, 2018



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