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‘Brides – Giovani Spose’ intervista con la regista Nadia Fall

Un road-movie sull’intensità dell’amicizia femminile e sugli errori che compiamo nell’adolescenza

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nadia fall

Brides – Giovani spose di Nadia Fall è un road-movie sull’intensità dell’amicizia femminile e sugli errori che compiamo nell’adolescenza. È l’esordio cinematografico dell’acclamata regista teatrale e della sceneggiatrice Suhayla El-Bushra. Il film, ambientato nel 2014, vede protagoniste l’esordiente Ebada Hassan e Safuyya Ingar. In sala dal 5 marzo grazie a Rosamont.

In occasione dell’uscita al cinema abbiamo fatto alcune domande alla regista Nadia Fall.

Brides – Giovani Spose di Nadia Fall

Ho trovato Brides un film molto simbolico con tanti elementi che portano a varie riflessioni. Innanzitutto è una sorta di road movie che non ha solo una meta geografica, ma un tentativo di crescita per entrambi i personaggi. Sei d’accordo?

Sì, per me è un film di vita, un film di corpo, con influenze di film iconici come Thelma e Louise, tanto per citarne uno. Sono stata anche molto influenzata dalle ragazze adolescenti di American Honey e di Never Rarely Sometimes Always. Io e Suhayla El-Bushra, la nostra sceneggiatrice, eravamo però interessate al funzionamento del cervello di una ragazza e a quello di una ragazza che prende decisioni rischiose e impulsive, cose che fanno tutti i ragazzi.

Come per tutti ci sono cose brutte fatte e vissute (che hanno permesso di crescere), ma siamo stati anche affascinati da una forma di amore platonico (gli amori della nostra vita non sono sempre romantici, sono anche quelli dei gruppi di amici). Tutto questo inizia negli anni dell’adolescenza, quando ci si allontana dai genitori, dai guardiani e si va verso gli amici che diventano come una nuova famiglia.

Eravamo davvero entusiasti a raccontare questa storia, questo film fatto di amici e di vita che ha anche un elemento politico, un soggetto simbolico, anche se al centro, raccontando una storia sui giovani, ci sono sempre speranza, sogni e futuro.

nadia fall

E un altro tema è anche la religione, importante, ma non così centrale nel senso che è il loro obiettivo perché vogliono scappare dalla loro vita, ma non ci sono elementi evidenti che ne parlano. Ci sono solo i video e la donna che lavora alla stazione (che le aiuta) e che chiamano una di loro.

Sì, penso che al centro ci sia il concetto di abbandonare e tutti i giovani cercano di allontanarsi. Se a questo aggiungi l’idea che hai il colore della pelle sbagliato, o la religione sbagliata per la società, è doppiamente difficile abbandonare. Anche perché penso che tutti noi (e fa parte della natura umana) vogliamo sentirci amati e se questo non avviene, occorrerà trovare un luogo dove abbandonarsi.

Spero che il nostro film mostri la fede e la religione come due cose: c’è una bellezza nella fede, nella religione e nella spiritualità che alcuni personaggi dimostrano, e c’è un lato che è usato per guadagnare l’ideologia politica. In questo senso il film pone tante domande, ma non ha tutte le risposte. Abbiamo fatto molta ricerca e abbiamo trovato molte ragioni per le quali le persone sono andate via, anche molto complicate. Le stesse protagoniste non condividono una ragione per la quale sono partite. È complicato, ma penso che una delle principali cose sia volersi abbandonare in un luogo, ma il problema sta nel fatto che non sapevano cosa ci sarebbe stato dall’altra parte.

Le due protagoniste

All’inizio vediamo le due protagoniste insieme, sdraiate, e capiamo immediatamente che sono completamente diverse, quindi comprendiamo che la storia avrà lo stesso punto di vista, ma con due modalità diverse. Ma lo comprendiamo perché la nostra opinione si basa solo sulle apparenze. In questo senso possiamo dire che Brides è un film che cerca di evitare di fermarsi alle apparenze?

Penso che ogni buon film (ma anche spettacolo teatrale, che è il mio background) si basi sull’empatia. Nel contesto del film diciamo che siamo tutti uomini complicati, quindi penso che la sceneggiatura sia molto intelligente perché guarda più attraverso gli occhi di Doe e solo alla fine attraverso gli occhi di Muna e penso che sia molto importante come artista per me non dire al mio pubblico cosa pensare, ma solo presentare una storia. Non sto facendo un film sul cambiamento climatico. All’interno della mia storia potrebbero esserci molti messaggi in questa direzione sullo scambio climatico, ma penso anche che dobbiamo raccontare bene una storia e con la massima onestà possibile. Solo così arriverà il messaggio che deve arrivare.

In effetti hai inserito passato, presente e futuro, senza farci capire qual è la realtà nel senso di passato vero di Doe e di Muna. Li possiamo immaginare, possiamo capire qualcosa, ma non tutta la loro vita.

Sì, perché penso che non ci sia una formula matematica nella vita, facciamo cose per diversi motivi complessi. Penso che fosse importante vedere il passato, anche per capire ed empatizzare con loro e di solito non mi piace usare flashback. Questo film, però, ha un collage di flashback e penso che sia perché il nostro passato vive nel nostro presente. C’è un bellissimo film, Manchester by the Sea, dove il protagonista ha questi flashback nel presente perché è così traumatizzato.

Penso che tutti noi abbiamo il nostro passato in ogni situazione presente, quindi è difficile differenziare tra i due momenti.

La scena finale del film di Nadia Fall

Volevo chiederti qualcosa sulla scena finale con loro che si ritraggono a vicenda e guardano in camera come a cercare un altro livello di comunicazione, tra loro, con il mondo intorno e anche con il pubblico. Cosa volevi dirci con questi sguardi?

È esattamente come dici. Senza fare spoiler, per me la scena finale riguardava la redenzione e la speranza. Volevamo finire tornando in qualche modo all’inizio, perché c’era una parte del nostro cuore che pensava E se non andassero?, Se alcune ragazze potessero essere salvate?.

Ma, guardando la camera, penso che abbiamo permesso al pubblico (e a loro) di poter trovare un altro livello. Anche perché per me potrebbe significare qualcosa, ma per te potrebbe essere diverso per te. È come se ognuno potesse chiedersi qualcosa: chi sono io adesso? Sono un ragazzino? Sono un terrorista?

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

Brides - Giovani Spose

  • Anno: 2026
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: Rosamont
  • Genere: drammatico
  • Regia: Nadia Fall
  • Data di uscita: 05-March-2026