Free: my search for meaning. La ricerca di un senso mentre si aspetta di venire ascoltati, Waiting to be heard. Questo e quello ha scritto Amanda Knox nelle sue memorie di quei giorni vicini a Halloween e Ognissanti che l’hanno intrappolata per sempre.
Il 2 novembre 2007, tra le mura di Perugia e quelle di una piccola villa condivisa tra universitari, si apre per la giurisdizione italiana una pista che porta alla camera da letto di Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus, trovata uccisa in stanza. La Procura chiede per Amanda Marie Knox, statunitense, anche lei in Italia per studi, e il fidanzato di lei, Raffaele Sollecito, la condanna in primo grado di giudizio per il delitto Kercher.
La miniserie The twisted tale of Amanda Knox, tra le protagoniste di agosto su Disney+ (e Hulu negli Stati Uniti) ripercorre il tratto giudiziario che portò all’arresto di Knox e alla sua successiva assoluzione, in culla a un Bel Paese manicheo e bozzettistico.
La serie ha debuttato il 20 agosto con i primi due episodi e arriverà a contarne otto, i prossimi distribuiti uno a settimana.
La produzione è 20th Television e The Littlefield Company, mentre tra gli executive, oltre a K. J. Steinberg (This is us, Mistresses, Gossip Girl) – anche creatore – ci sono Amanda Knox e il marito, Christopher Robinson con la loro casa, Knox Robinson Productions, il regista tv Michael Uppendahl e Monica Lewinsky (l’ex stagista al centro del ciclone Sexgate durante la presidenza Clinton alla Casa Bianca).

Fotogramma di ‘The twisted tale of Amanda Knox’ (2025). Episodio 1: i primissimi piani insieme di Amanda Knox (Grace Van Patten, a sinistra) e di Raffaele Sollecito (Giuseppe De Domenico, a destra)
Il contorto racconto di Amanda Knox
Grace Van Patten (Tramps, 2016; Nine perfect strangers, 2021) è l’eccentrica e “weirdo” Amanda Knox, una giovane che da Seattle vola a Perugia per terminare i propri studi, trovandosi così sbalzata all’interno di una città dantesca nelle scenografie, spesso naïf, e nei personaggi che la popolano. Tra questi, Amanda fa conoscenza con le proprie coinquiline di casa, due italiane e una inglese da Coulsdon, Londra.
L’amicizia tra loro, soprattutto quella coltivata con Meredith Kercher (Rhianne Barreto), che come Amanda viene da fuori, inizia a permeare ogni aspetto della loro vita. Chi si lamenta delle troppe scappatelle con troppi ragazzi, chi della scarsa pulizia di qualcuno nella propria parte di casa. Tanto basta a dei giovani che si conoscono su MySpace e fumano marijuana cresciuta in camera. Ma tra le pieghe e le zigrinature di una giovinezza spensierata, fatta di ozio e di vizi, si insinua lenta e inesorabile la lama del dramma che avrà luogo di lì a poco.
Improvvisamente, la morte di Meredith, trucidata nella propria stanza mentre era sola, getta un’ombra di sospetti – e si limiteranno solo a questo – sull’amica Amanda. La “Foxy Knoxy”, così chiamata affettuosamente, diventa la “volpe” espiatoria su cui ricadono le accuse del PM, Giuliano Mignini (Francesco Acquaroli), e dell’opinione pubblica di Perugia. Oltre a lei, a essere indagato è il “fidanzato” italiano conosciuto dalla ragazza una settimana prima, Raffaele Sollecito (Giuseppe De Domenico).
Su di lui e su Amanda calerà la scure delle erronee intuizioni dei detective, dei pregiudizi etnici e di genere, delle confessioni inquinate da sistemi interrogatori scorretti che puntano a suggestionare l’interrogato, convincendolo di una verità alterata dei fatti. La realtà di come sono andate le cose infatti è ben altra e la serie ci calca la mano. Vuole far conoscere al mondo una nuova versione, per certi versi meno obiettiva di quanto non lo fosse già stata l’indagine di Mignini, dove sia finalmente Amanda a raccontare.

Fotogramma di ‘The twisted tale of Amanda Knox’ (2025). Episodio 2: Amanda Knox (Grace Van Patten) indossa un paio di guanti in lattice prima di fare ritorno sul luogo del delitto
Un true crime spietato
«Solo una donna coprirebbe il corpo di un’altra donna con una coperta.»
Giuliano Mignini, procuratore veterano dell’indagine che aprì il “filone perugino” sul caso del Mostro di Firenze, è vittima di un proprio insaziabile bisogno di rivalsa professionale e di una forse patologica fissazione religiosa. È un uomo perseguitato da neri presagi e più di tutto da se stesso, mentre si mette sulle tracce dell’assassino di Meredith Kercher nell’autunno 2007.
Nella serie basta poco per farlo passare per la nemesi della protagonista Amanda: non ci mette molto a sospettare della colpevolezza, o quantomeno della complicità, della ragazza, troppo bella, troppo stramba, troppo promiscua a letto da potersi dire innocente. Su certe superficialità si basano le tesi del Pubblico Ministero, delle amiche inglesi di Meredith tenute a difenderla e degli abitanti di Perugia in collera. Tesi che porteranno anche Knox a dubitare dei propri ricordi e delle proprie certezze, e a incolpare falsamente dell’omicidio il datore di lavoro, Patrick Lumumba.
Un true crime spietato che non si risparmia sulle storture del sistema giudiziario, sul tira e molla tra sentenze, assoluzioni, nuove condanne che basano loro stesse su indizi vaghi o costruiti come castelli in aria. Le banalità che portano a puntare il dito contro Knox e Sollecito fanno breccia, e ciò si vede nel riflesso di una macchina mediale affamata di scoop, emozioni e tensione. Questo piace e questo rende, anche se la storia è diversa da come ce la vogliamo raccontare.
Dopo quindici anni, nel 2022 – così, dalla fine (fine?) della storia inizia la serie – Amanda Knox incontra di nuovo il Ponzio Pilato che l’aveva fatta crocifiggere, ma nulla è cambiato: come una vera nemesi, Mignini sta ancora cercando la sua colpevolezza.

Fotogramma di ‘The twisted tale of Amanda Knox’ (2025). Da sinistra: la poliziotta incaricata degli interrogatori, la detective (Roberta Mattei) e il PM Giuliano Mignini (Francesco Acquaroli) discutono il caso Kercher
Innocente anche nel 2025
Di quell’anno 2007, Giorno dei Morti, e del caso dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, si pensa a una verità che non è assoluta. Sfamata dai media, dall’avventatezza di trarre certe conclusioni nell’accusa, dalla percezione che qualcosa torni ma che in realtà non torna. Qualcosa che deve, comunque, tornare. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, al tempo l’una di 20 anni e l’altro laureando di 23, vengono accusati senza basi solide. Si confermerà la loro innocenza dopo quattro anni di detenzione. Le loro memoirs si trasformano in due libri per Amanda (2013; 2025) e in uno per l’italiano originario di Giovinazzo – Honor Bound: my journey to hell and back with Amanda Knox (2012).
Non solo libri, ma anche un documentario su Netflix (Amanda Knox, 2016) e un film sulla rete tv statunitense Lifetime (Amanda Knox: murder on trial in Italy, 2011), e articoli, podcast, interviste. Durante le riprese della serie 20th Television, a Perugia, i perugini espongono striscioni, chiedono “Rispetto per Meredith”, e la sindaca si scusa. Parole, immagini e voci si sono versate sul caso Kercher, sui presunti o dati per certi assassini coinvolti nell’omicidio, sull’imparzialità di facciata delle condanne.
The twisted tale of Amanda Knox ferma le voci, cerca la vera verità. Così, apparecchia la tavola per una storia che vuole essere raccontata con più profondità e senza mezze misure. Ma che sa esattamente cosa vuole raccontare. Un pranzo imbandito per un pubblico, italiano e non, che scelga accuratamente dal menù una versione o l’altra dello stesso piatto. Ma che un buongustaio dovrebbe comunque portare a fare la scelta più giusta. Amanda Knox è innocente, la miniserie lo conferma anche nel 2025, dopo 18 anni dall’annus horribilis che le ha stravolto la vita e segnata la reputazione.
Due pesi diversi sulla bilancia
Una scrittura monca, di parte, con dei dialoghi che ogni tanto escono dal tracciato del verosimile e si lasciano a ingenuità non raccomandabili. Nonostante l’azzeccata recitazione di Van Patten, bizzarra nel giusto e fuori luogo quando serve che il suo personaggio crei attrito con lo spettatore, un peso della bilancia pende troppo verso l’in-credibilità delle situazioni, mentre l’altro troppo poco verso una visione meno “o bianco o nero”, “o Buono o Cattivo” dei personaggi.
Cosa si può dire di più dell’innocenza di una persona già dichiarata tale?
The twisted tale of Amanda Knox è la nuova testimonianza che non ribalta nessuna sentenza, come tante invece ne sono state ribaltate. Il caso si era riaperto nel 2013 quando Amanda Knox aveva scritto il suo primo libro, Waiting to be heard. Aspettare di essere ascoltati. Dopo cambi di tesi, dichiarazioni e piste false, da un’Italia ricalcata col carboncino escono fuori le storpiature, la paradossalità e il marciume dei costumi, della lingua, delle istituzioni.
Perché quella persona si è dovuta dichiarare innocente senza essere colpevole? Forse è questa la domanda alla domanda.